✕

La vera notte al museo “In pigiama tra le opere i sogni diventano arte”

L’idea di Franco Vaccari, morto lo scorso anno, a cui la galleria dedica una mostra: “La sua poetica era scoprire la creatività degli altri, non esibire la propria”
3 minuti di lettura

BOLZANO – Una vera notte al museo. Ma proprio dentro a dormirci, chi più chi meno, non tra le opere che si animano come nella saga comica del cinema, ma ad animarle, anzi a diventare opera essi stessi. Il dream team, formato da una dozzina di allegri campeggiatori dell’arte, tra cui anche una ragazza arrivata apposta da Caserta, ha dato vita a una performance. O meglio, “riattivato un ambiente”, come aveva fatto l’autore cui l’avveniristico Museion di Bolzano sta dedicando la mostra “Feedback. Gli ambienti di Franco Vaccari” (fino al 13 settembre) per riscoprire l’opera di questo artista modenese visivo e visionario d’avanguardia — scomparso 89enne a dicembre — che aveva intuito tante cose mezzo secolo prima. Come, per dire, l’interazione tra spettatore e opera, oggi pane quotidiano. I partecipanti, al risveglio, ancor prima della colazione, hanno trascritto i propri sogni lasciati poi appesi al muro, e potranno dire così di aver esposto anche loro al Museion, punto di riferimento del…

BOLZANO – Una vera notte al museo. Ma proprio dentro a dormirci, chi più chi meno, non tra le opere che si animano come nella saga comica del cinema, ma ad animarle, anzi a diventare opera essi stessi. Il dream team, formato da una dozzina di allegri campeggiatori dell’arte, tra cui anche una ragazza arrivata apposta da Caserta, ha dato vita a una performance. O meglio, “riattivato un ambiente”, come aveva fatto l’autore cui l’avveniristico Museion di Bolzano sta dedicando la mostra “Feedback. Gli ambienti di Franco Vaccari” (fino al 13 settembre) per riscoprire l’opera di questo artista modenese visivo e visionario d’avanguardia — scomparso 89enne a dicembre — che aveva intuito tante cose mezzo secolo prima. Come, per dire, l’interazione tra spettatore e opera, oggi pane quotidiano. I partecipanti, al risveglio, ancor prima della colazione, hanno trascritto i propri sogni lasciati poi appesi al muro, e potranno dire così di aver esposto anche loro al Museion, punto di riferimento dell’arte contemporanea diretto dall’olandese Bart van der Heide. Docenti universitari, aspiranti artisti (al momento nel settore giardineria), neolaureati, informatici come Clemente da Battipaglia, studenti di arte come Magdalena da Monaco di Baviera, insegnanti di economia come Birgit da Merano, consulenti aziendali come Benjamin si sono prenotati e presentati con il sacco a pelo giovedì alle 20.30 per covare sogni collettivi: e in effetti molti hanno sognato proprio di essere dentro un museo, chi nudo, chi sotto al temporale, chi tutta la notte impegnato a sognare quale sogno avrebbe poi trascritto per i posteri. Uno solo ha russato un po’, nello stanzone dove erano stati stesi simmetrici i materassini gonfiabili. Pochi hanno avuto problemi di vescica, visto il necessario viaggio di quattro piani (dal 3 al — 1) per raggiungere le toilette, in un museo buio che insomma…

Qualche esperimento analogo era stato proposto altrove, vedi Carsten Höller alla Bicocca dieci anni fa, ma di sicuro l’idea originaria del precursore Vaccari (alla Galleria Cavallini di Brescia il 25 febbraio 1975: “Esposizione in tempo reale n.10. Sogni n.1”) fu una novità in Italia e non solo, decenni prima. «A Vaccari interessava capovolgere il processo artistico — spiega il curatore Luca Panaro — : non voleva esibire la sua creatività, ma scoprire quella altrui, non strutturata e solitamente repressa anziché stimolata dalla società, come si fa coi sogni al mattino. Non è un artista egotico, ma si occulta sempre: questo è il filo conduttore della sua poetica». È la stessa filosofia dell’installazione che l’artista firmò alla Biennale di Venezia del 1972, quando piazzò una cabina per le fototessere invitando il pubblico a fotografarsi e poi appiccicare al muro le immagini, lasciando una traccia del proprio passaggio. Seimila strisce, alla fine. E di “Nei sotterranei”, antologia di scritte nei bagni pubblici, o “700 km di esposizione”, cioè tutto il viaggio Modena-Graz fotografando il retro dei camion.

«Chi entra in questo ambiente dopo le 11 di sera non può uscire che il mattino successivo» aveva scritto Vaccari all’ingresso del “dormitorio”, ma in realtà al — 1 è indicata l’uscita di sicurezza. La ninna nanna, si fa per dire, l’hanno suonata Francesco Fonassi e Luisali Theisen, con una performance conciliante come può esserlo un’immersione in sottomarino. Dopo la camomilla al finocchio e un po’ di chiacchierine tipo pigiama party, tutti in branda, luce spenta alle 23.13, ma cellulari no: le tante fiammelle digitali sotto le coperte fanno casa e raccontano come ci si addormenta nel terzo millennio.

«Le sue palestre notturne — dice l’altra curatrice Frida Carazzato — erano un modo per insegnarci a sognare e a ricordare i sogni». Maria Pia da Caserta, appena laureatasi con una tesi su Vaccari all’Accademia di Napoli, e Veronika da Trieste, mediatrice culturale e allestitrice di mostre («Ma ho un progetto per sensibilizzare sull’abuso di smartphone») sono state le prime a svegliarsi verso le 6 e scendere di sotto a fissare i propri sogni su carta millimetrata. Poco dopo le 7 tutti a colazione, stesso tavolo, per scambiarsi sogni ed emozioni. Simili. «Anche la dimensione del sogno diventa un terreno comune» nota Carazzato. C’è chi ha sognato proprio lei, la curatrice, chi di essersi perso nei corridoi, chi di essere cavia di un esperimento in cui gli incubi venivano riprodotti in 3d all’indomani. «Uno crede che il sogno sia fuga dalla realtà e invece sogniamo cosa ci succede — osserva Davide Ferrando da Trezzano sul Naviglio (Mi) nel suo pigiamino verde con Topolino, docente di exhibition design all’Università di Bolzano — . Dormire assieme con estranei crea una strana intimità, quella che di solito si concede agli psicoanalisti». Dice che s’è svegliato mille volte, ma sempre meno che a casa dove ha due capolavori di uno e tre anni.

Nicole ha sognato che si sentiva come in un altro pianeta, provando un senso di pace. Veronika che non riusciva a condurre una visita guidata come avrebbe voluto, tra cumuli di pepe nero, perché non aveva abbastanza da dire. Un’altra o altro (i sogni potevano anche essere anonimi) ha sognato di essere in un seminterrato a studiare greco accanto a una pianta velenosa e profumata, un’altra la sorella dall’Uganda che non arriva per un problema di voli (in effetti ieri era sciopero), un altro s’è svegliato sentendo un morso di granchio al piede. In un museo a Bolzano.

Leggi i commenti