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Open Arms torna nel Mediterraneo: “Il blocco navale dell’Italia non ci fermerà”

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Intervista al fondatore della Ong spagnola Oscar Camps: “La sentenza del processo Salvini non legittima le politiche disumane del governo Meloni. Continueremo a salvare vite ovunque ci sarà bisogno”
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Nell’estate in cui l’Italia ricomincerà ad applicare il blocco navale per le Ong come previsto dall’ultimo ddl immigrazione all’esame del Senato, la Open Arms torna nel Mediterraneo. La nave protagonista del braccio di ferro che ha portato al processo Salvini (poi conclusosi con l’assoluzione dell’allora ministro dell’Interno finito a giudizio per sequestro di persona per aver bloccato per giorni in mare la nave umanitaria piena di migranti soccorsi in mare) è appena partita da Barcellona per la prima missione dell’estate mentre un’altra imbarcazione della Ong spagnola, la Astral, sta per salpare per portare aiuti umanitari alla popolazione di Cuba.

Oscar Camps, il processo Salvini ha legittimato le politiche italiane in tema di immigrazione? Il ritorno di Open Arms nel Mediterraneo è una sfida?

"No, un processo penale non può trasformare in legittima una politica che mette a rischio la vita delle persone. Il diritto del mare resta chiarissimo: chi è in pericolo va soccorso e portato …

Nell’estate in cui l’Italia ricomincerà ad applicare il blocco navale per le Ong come previsto dall’ultimo ddl immigrazione all’esame del Senato, la Open Arms torna nel Mediterraneo. La nave protagonista del braccio di ferro che ha portato al processo Salvini (poi conclusosi con l’assoluzione dell’allora ministro dell’Interno finito a giudizio per sequestro di persona per aver bloccato per giorni in mare la nave umanitaria piena di migranti soccorsi in mare) è appena partita da Barcellona per la prima missione dell’estate mentre un’altra imbarcazione della Ong spagnola, la Astral, sta per salpare per portare aiuti umanitari alla popolazione di Cuba.

Oscar Camps, il processo Salvini ha legittimato le politiche italiane in tema di immigrazione? Il ritorno di Open Arms nel Mediterraneo è una sfida?

"No, un processo penale non può trasformare in legittima una politica che mette a rischio la vita delle persone. Il diritto del mare resta chiarissimo: chi è in pericolo va soccorso e portato in un porto sicuro. Open Arms torna nel Mediterraneo non per sfidare un governo, ma per fare quello che facciamo dal 2015: salvare vite dove l’Europa continua a fallire. La vera sfida è accettare che nel 2026 si possa ancora morire alle porte dell’Europa perché gli Stati preferiscono discutere di deterrenza invece che di soccorso".

Vi troverete in mare con nuove regole, tra cui il cosiddetto blocco navale. Potrebbe far rivivere la stessa situazione di anni fa davanti a Lampedusa?

“Il rischio esiste. Quando una legge permette di bloccare navi civili, limitare il soccorso o trasformare un’operazione umanitaria in un problema di ordine pubblico, si crea una situazione pericolosa. Il mare non aspetta i decreti. Se una barca affonda, non puoi chiedere il passaporto prima di lanciare un salvagente. Un blocco navale applicato contro chi soccorre persone vulnerabili non aumenta la sicurezza: aumenta il rischio di morti invisibili. Se ci troveremo davanti a persone in pericolo, faremo quello che impone la legge e quello che impone la coscienza: soccorrerle”.

Chiedete al Senato italiano di cancellare quell’articolo di legge. Cosa pensate di ottenere?

"Non sempre si chiede una cosa perché si è certi di vincere subito. A volte si chiede perché è necessario lasciare una traccia pubblica, politica e giuridica.Vogliamo che nessuno possa dire: ‘Non lo sapevamo’. Vogliamo che resti chiaro che questa norma è stata contestata prima ancora di produrre danni. Vogliamo parlare ai senatori, ai giudici, all’opinione pubblica e all’Europa.Se il Parlamento approva una norma ingiusta, la responsabilità sarà sua. La nostra responsabilità è denunciarla prima, non piangere dopo”.

Giorgia Meloni rivendica di aver portato l’Europa sulle posizioni italiane con il nuovo Patto asilo e con la direttiva rimpatri. Come pensate di lavorare al soccorso in mare in un contesto di crescente criminalizzazione?

"È vero che l’Europa sta andando nella direzione sbagliata. Sta normalizzando l’esternalizzazione delle frontiere, la detenzione, i rimpatri accelerati e la riduzione delle garanzie. Questo non è un successo: è una regressione politica e morale. Ma nessun patto europeo può cancellare l’obbligo di soccorso. Nessuna direttiva sui rimpatri può trasformare un naufrago in una minaccia. Nessun governo può sospendere il diritto alla vita. Lavoreremo come sempre: con trasparenza, coordinamento, rigore operativo e determinazione. Ci fermeranno, ci multeranno, ci accuseranno. Lo hanno già fatto. Ma ogni volta che una persona rischia di morire in mare, la domanda non è se conviene politicamente salvarla. La domanda è se siamo ancora umani”.

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