Braccianti bruciati vivi, il sopravvissuto ha lottato con un assassino per uscire dal van
dal nostro inviato Corrado ZuninoCOSENZA – Il giovane afgano sopravvissuto al rogo alla pompa di benzina di Amendolara, Taj Mohammad Alamyar, ha lottato con l’aguzzino che stava lanciando un accendino dentro il minivan con cinque persone all’interno. “È riuscito a prevalere, si è buttato fuori dal portellone e si è spento le fiamme che aveva sulle braccia”, ha spiegato il capo della squadra mobile di Cosenza, Gianni Albano, all’incontro in questura sui quattro omicidi di lunedì all’ora di pranzo.
"È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, quattro morti, che per le modalità", si è espresso il procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio. E ha aggiunto: “Bisogna sfaldare il muro di omertà che si sente in questa terra, la Calabria, ma purtroppo i cittadini non collaborano. Al massimo inviano qualche lettera anonima, che io cestino”.
La strage dei braccianti di Amendolara scuote la costa jonica cosentina e l’intero Paese. Quattro lavoratori morti, un quinto ferito, un furgone trasformato in trap…
COSENZA – Il giovane afgano sopravvissuto al rogo alla pompa di benzina di Amendolara, Taj Mohammad Alamyar, ha lottato con l’aguzzino che stava lanciando un accendino dentro il minivan con cinque persone all’interno. “È riuscito a prevalere, si è buttato fuori dal portellone e si è spento le fiamme che aveva sulle braccia”, ha spiegato il capo della squadra mobile di Cosenza, Gianni Albano, all’incontro in questura sui quattro omicidi di lunedì all’ora di pranzo.
"È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, quattro morti, che per le modalità", si è espresso il procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio. E ha aggiunto: “Bisogna sfaldare il muro di omertà che si sente in questa terra, la Calabria, ma purtroppo i cittadini non collaborano. Al massimo inviano qualche lettera anonima, che io cestino”.
La strage dei braccianti di Amendolara scuote la costa jonica cosentina e l’intero Paese. Quattro lavoratori morti, un quinto ferito, un furgone trasformato in trappola mentre rientravano dai campi. Una dinamica brutale, immediatamente definita “la più feroce mai vista in 42 anni” dal questore Antonio Borelli. Una vicenda che riporta al centro il tema dello sfruttamento nei campi e della tutela dei lavoratori stagionali, spesso invisibili e privi di tutele.
La ricostruzione
Nessuna spiegazione sul movente: “Stiamo lavorando sulle parole dette dal sopravvissuto”, non ci pagavano, “e sul tessuto produttivo calabrese e lucano”. Si è scoperto che pochi minuti prima del rogo, avvenuto lunedì alle 12,45, un carabiniere forestale che stava raggiungendo il posto di lavoro, aveva intercettato il monovolume scuro sulla Statale jonica e aveva notato che dall’interno urlavano e lanciavano sacchetti di plastica in strada. Il carabiniere li ha inseguiti, è entrato con loro alla pompa di benzina Ip di Roseto, vicino ad Amendolara, li ha bloccati e redarguiti: “Avete violato il codice della strada”. Quindi, se ne è andato e i due kapò pachistani seduti davanti, uno alla guida, hanno dato fuoco al mezzo.
“Abbiamo risolto il caso in pochissime ore”, ha ricordato il questore. Un lavoro che il procuratore ha definito “quasi un arresto in flagranza”. Il quadro richiama “altre tragedie simili e riapre il dibattito sulla protezione dei braccianti, spesso costretti a viaggiare su mezzi inadeguati dopo giornate di fatica nei campi”.
La risposta dello Stato
Il procuratore ha voluto rimarcare la reazione immediata delle istituzioni. “Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato”, ha dichiarato. Una risposta che, secondo D’Alessio, è un dovere morale verso “la gente del Sud”, troppo spesso costretta a convivere con forme di sfruttamento radicate e con tragedie che si ripetono.