La legge per combattere il caporalato nelle campagne: all’avanguardia soltanto sulla carta
di Alessandra ZinitiDieci anni sono passati da quando, sull'onda emotiva della morte di Paola Clemente, la bracciante pugliese morta per le condizioni insostenibili in cui era costretta a lavorare, l'Italia si è dotata di una legge sul caporalato nelle campagne. Ritenuta all'avanguardia in tutta Europa ma sostanzialmente rimasta inapplicata tanto che, come evidenziato dalla strage di Amendolara, la criminalità organizzata italiana ha addirittura stretto un patto di ferro con le mafie straniere degli stessi Paesi, prima di tutti il Pakistan, da cui provengono gli immigrati sfruttati come schiavi. Vediamo perché.
Prevenzione al palo
La legge 199 contro il caporalato viene approvata nel 2016 dal governo Renzi e si muove su due filoni, quello repre…
Dieci anni sono passati da quando, sull'onda emotiva della morte di Paola Clemente, la bracciante pugliese morta per le condizioni insostenibili in cui era costretta a lavorare, l'Italia si è dotata di una legge sul caporalato nelle campagne. Ritenuta all'avanguardia in tutta Europa ma sostanzialmente rimasta inapplicata tanto che, come evidenziato dalla strage di Amendolara, la criminalità organizzata italiana ha addirittura stretto un patto di ferro con le mafie straniere degli stessi Paesi, prima di tutti il Pakistan, da cui provengono gli immigrati sfruttati come schiavi. Vediamo perché.
Prevenzione al palo
La legge 199 contro il caporalato viene approvata nel 2016 dal governo Renzi e si muove su due filoni, quello repressivo e quello preventivo. Ma se quello repressivo, con l'innalzamento delle pene e l'introduzione della responsabilità non solo per il caporale ma anche per il datore di lavoro, ha prodotto qualche risultato, la prevenzione è rimasta al palo sia per l'assenza di controlli efficaci sia per le paure dei lavoratori immigrati che, pur di avere i documenti necessari per il permesso di soggiorno, accettano di lavorare come schiavi, persino non pagati come ad Amendolara, e non denunciano.
Il commissariamento delle aziende indagate
La legge prevede anche la possibilità di commissariare le aziende indagate e la loro responsabilità in solido. Indubbiamente il numero dei processi per sfruttamento del lavoro è considerevolmente aumentato, ma resta ancora poco applicato perché tutto è affidato alle attività d'indagine dell'ufficio degli ispettori dei carabinieri, finanza, polizia, magistratura.
Viste le inadeguate strutture ispettive degli uffici del lavoro e la difficoltà di sradicare le complicità interne con le organizzazioni criminali, quello che manca sono le denunce di sfruttamento da parte dei lavoratori.
Le denunce dei lavoratori
La legge prevede la concessione del permesso di soggiorno all'immigrato che sporge denuncia ma l'iter burocratico e i tempi sono lunghi e nel frattempo il migrante resta senza tutela, senza lavoro, senza soldi e senza alloggio e dunque esposto alla vendetta violenta e al ricatto da parte dei caporali.
Oltre 230mila braccianti irregolari
Dall'ultimo censimento del report agromafie sono oltre 230mila i braccianti irregolari, sostanzialmente uno su tre di chi lavora nei campi. In questo limbo, enorme bacino per gli sfruttatori, ci sono innanzitutto gli immigrati che attendono anche più di un anno un appuntamento nelle questure per poter presentare la richiesta di permesso di soggiorno. Alcuni stanno nei centri di accoglienza ma moltissimi altri no e nel frattempo, da irregolari, non hanno altra scelta che diventare schiavi della filiera criminale dell'agricoltura.