Lucia ha voluto ascoltare e cantare Terra Promessa di Eros Ramazzotti quando la macchina si è avvicinata alla Svizzera, a Zurigo. Al termine di un viaggio doloroso, lungo e faticoso, Lucia, a 80 anni, ha avuto accesso ieri al suicidio assistito. Ha messo fine ai suoi dolori, alle sue paure e all’incertezza per la malattia degenerativa che la straziava dal 2021, in una terra che non era la sua ma che le ha dato la possibilità di morire come lei desiderava da quasi un anno.
Un grande rimpianto, Lucia, se l’è portato con sé nel breve esilio obbligato: «Potevano permettermi di andare via accanto alla mia famiglia, invece di farmi fare tutta questa strada». E, invece, ha dovuto percorrere 700 chilometri in auto senza avere accanto suo figlio. Nell’ultimo viaggio, con lei c’erano gli attivisti di Soccorso civile, l’associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato. Tutti si autodenunceranno oggi alla questura di Trieste.
Lucia ha voluto ascoltare e cantare Terra Promessa di Eros Ramazzotti quando la macchina si è avvicinata alla Svizzera, a Zurigo. Al termine di un viaggio doloroso, lungo e faticoso, Lucia, a 80 anni, ha avuto accesso ieri al suicidio assistito. Ha messo fine ai suoi dolori, alle sue paure e all’incertezza per la malattia degenerativa che la straziava dal 2021, in una terra che non era la sua ma che le ha dato la possibilità di morire come lei desiderava da quasi un anno.
Un grande rimpianto, Lucia, se l’è portato con sé nel breve esilio obbligato: «Potevano permettermi di andare via accanto alla mia famiglia, invece di farmi fare tutta questa strada». E, invece, ha dovuto percorrere 700 chilometri in auto senza avere accanto suo figlio. Nell’ultimo viaggio, con lei c’erano gli attivisti di Soccorso civile, l’associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato. Tutti si autodenunceranno oggi alla questura di Trieste.
Lucia, triestina, non camminava più, non poteva più svolgere alcun tipo di attività senza l’assistenza continua dei caregiver, assumeva una corposa terapia farmacologica. Nell’agosto del 2025 aveva chiesto la verifica delle condizioni per accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza Cappato-Antoniani della Corte costituzionale. «Dopo una celere attivazione da parte dell’azienda sanitaria universitaria del Friuli Venezia Giulia con le visite della commissione medica, a novembre era stato però espresso il diniego», spiegano dall’associazione Luca Coscioni, che ha sostenuto il percorso di Lucia. Per i medici Lucia non sarebbe stata «dipendente da trattamenti di sostegno vitale, nonostante la documentazione medica attestasse il contrario». A marzo 2026, assistita dal team legale dell’associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Lucia aveva presentato una diffida all’azienda sanitaria (Asugi) chiedendo di rivalutare le sue condizioni e interpretare il trattamento di sostegno vitale. Ma, nonostante le nuove visite domiciliari, dopo 10 mesi dalla sua prima richiesta, Lucia non ha più ricevuto alcuna comunicazione. «Né la nuova relazione medica né il nuovo parere del comitato etico», dicono dalla Coscioni. «Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia», hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo.
Il caso di Lucia ricorda quello di Martina Oppelli, 49 anni, che l’anno scorso è andata in Svizzera dopo tre no in Italia. Era affetta da sclerosi multipla. Anche Martina, come Lucia e come tutti gli altri prima di loro, ha dovuto pagare la clinica che gli ha dato la possibilità di andare via. Secondo la Luca Coscioni, Lucia era «nelle condizioni per poter ottenere in Italia il suicidio assistito». Nelle ultime settimane, senza nessuna risposta alle sue richieste, Lucia ripeteva: «Non ce la faccio più». Fino a quando ha deciso di lasciare l’Italia per morire.
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