ROMA – Il magistrato Bruno Giordano, oggi in Corte di Cassazione, è stato direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro tra il 2021 e il 2022. Racconta, con lo sguardo al terribile rogo della stazione di servizio di Roseto, nella Calabria jonica, come non sia vero che contro il lavoro nero, e a scendere il caporalato in agricoltura, non si sia mai fatto nulla. E, soprattutto, come esistano risorse. Il problema è che, oggi, non vengono utilizzate.
Dottor Giordano, quando si è deciso di finanziare un progetto che si occupasse di lavoro in nero e caporalato?
"Nel 2021, Governo Draghi, ministro del Lavoro era Andrea Orlando. Si scelse di impegnare il governo sul tema e si mise la questione dentro il grande finanziamento europeo del Pnrr. Il progetto passò il vaglio europeo e varammo un piano triennale contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro. A luglio venne reso pubblico un bando per finanziare edificazioni regolari che prendessero il posto delle baraccopoli del genere San Ferdinando, il comune della Piana di Gioia Tauro. Questi agglomerati nascono spontaneamente nelle aree raggiunte dagli stranieri che hanno bisogno di un lavoro”.
Quanti comuni risposero al bando?
“Furono 3.851 su 7.904, molti declinarono spiegando che non avevano problemi sul territorio”.
Come proseguì il progetto?
“Nel marzo del 2022 si stanziarono 200 milioni per i Piani urbani integrati: alloggi pubblici da recuperare e caserme da ristrutturare al posto degli insediamenti informali. I comuni alla fine interessati presentarono 37 progetti per 150 insediamenti”.
Il governo recepì i progetti dei comuni?
"Sì, il 14 settembre 2022, uno degli ultimi atti del Governo Draghi. In quell’occasione fu battezzato un vero e proprio portale nazionale del sommerso. Tutti gli accertamenti sul lavoro nero sarebbero stati convogliati su questa piattaforma gestita dall’ispettorato del lavoro: interventi dei carabinieri, indagini della guardia di finanza, documenti Inail”.
Il portale è partito?
“L’ispettorato e l’Inail lo aevano avviato ad agosto 2022, ma con l’insediamento del nuovo governo la piattaforma è rimasta, di fatto, congelata, e lo è ancora oggi”.
Ci spiega cos’è successo, secondo lei, con l’arrivo del Governo Meloni?
“Il 2 marzo 2024, con il Decreto lavoro numero 19, è stato istituito il commissariato per gli insediamenti abusivi e il contrasto al caporalato. A luglio è stato nominato il prefetto Maurizio Falco, ma a fine 2025 si è dimesso per il manifesto disinteresse ministeriale rispetto al progetto. Il 19 dicembre 2025 è arrivato, al suo posto, il generale della guardia di finanza Giovanni Maria Macioce e credo, sostanzialmente, sia cambiato poco”.
I singoli progetti?
“Su 37, ne sono stati avviati 13, un terzo. In sette regioni”-
Gli investimenti?
"Di 200 milioni di euro, ne sono stati spesi 25,9”.
Oggi il lavoro nero, in Italia, è concentrato su una manovalanza straniera.
“Nei cantieri di Milano-Brianza-Lodi il 70 per cento dei lavoratori non è italiano. In agricoltura, il 40 per cento. il Decreto flussi favorisce l’ingresso di intermediari per le pratiche di permesso di soggiorno, vere e proprie estorsioni per ottenere il nulla osta. E, alla fine, solo il 7 per cento di chi fa richiesta viene regolarizzato”.
Come è costituita la rete irregolare che intercetta il business del caporalato in agricoltura?
“Si articola su tre piani. Il primo livello è fatto dal caporale e dal datore che aggirano le leggi sul mondo del lavoro, le regolari assunzioni, il monte salario minimo. Il secondo riguarda la criminalità organizzata che sul territorio interessato si occupa degli spostamenti delle persone. Il terzo livello è quello del sistema internazionale che, sfruttando il Decreto flussi, organizza le immigrazioni improprie”.
Questo terzo livello di chi si serve?
"Delle sempre più numerose cooperative spurie, costituite all’estero. In Romania sono state fondate 20.000 aziende spurie che, poi, operano nel settore in Italia. Qui intervengono consulenti, avvocati, commercialisti, notai, ingegneri, che attivano un sistema paralegalizzato. Buste paghe per il bracciante inveritiere, per esempio, da cui poi viene trattenuto il 50 per cento del dovuto, oppure restituito dal lavoratore su carte prepagate”.
Il ministero del Lavoro affronta questa organizzazione mondiale togliendo risorse anche per le ispezioni sul territorio?
"Lo denuncia la Cgil: dal 2023 al 2025 i lavoratori tutelati dopo le ispezioni sono passati da 3.208 a 895”.
La ministra in carica, Marina Calderone, ha detto, tuttavia, che in estate partirà una campagna di ispezioni a tappeto?
"Il tema del caporalato non finisce in estate, non è un fatto turistico. E poi sarebbe importante che, almeno una volta, la ministra si pronunciasse sulla proposta di legge di istituire la Procura nazionale del lavoro”.
C’è tempo per riattivare questo progetto anti-caporali?
"Il 30 giugno prossimo il Piano nazionale di resilienza e ripresa si ferma, e l’Italia dovrà iniziare a restituire parte dei soldi prestati”.