Continuano gli interrogatori sul caso delle due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella, in Molise. Dopo i parenti ora vengono sentiti anche gli amici di famiglia. Da stamattina, 8 giugno, nella questura di Campobasso è ricominciata la sfilata dei testimoni. Si allarga ancora il cerchio delle persone sentite per fare luce sulla morte per avvelenamento di Sara Di Vita e di sua mamma Antonella Di Ielsi. La settimana scorsa era stato ascoltato anche il sindaco del paese molisano.
Diversi di loro sono stati convocati negli uffici della squadra mobile. In settimana invece ci sarà l'atteso interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, già interrogata tre volte. Mentre non c'è ancora nulla di deciso sul nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella sotto sequestro da 160 giorni, da quando cioè, a fine dicembre, mamma e figlia morirono.
I tempi dell'inchiesta sono ora anche dettati dalle perizie in corso. Sul fronte dei telefoni della famiglia Di Vita, entro fine mese devono essere consegnati i dati dello smartphone di Alice. Un mese più tardi, a fine luglio, quelli di telefoni e computer prelevati dalla casa di Pietracatella. C'è poi l'esito delle autopsie che, dopo varie proroghe, arriverà tra una ventina di giorni.
È al lavoro un pool di esperti che – come è noto – da qualche giorno si avvale anche di Carlo Locatelli, il direttore del Centro antiveleni di Pavia che ha scoperto la ricina nel sangue delle vittime consentendo, a metà marzo, la clamorosa svolta nelle indagini.