Sub morti alle Maldive, l’amico di Gianluca Benedetti: “Stava per andare a vivere con la fidanzata”
di Romina MarcecaTrent’anni di amicizia finiti in fondo al mare nella tragedia delle Maldive. Riccardo Busana stenta ancora a crederci mentre, seduto in un bar a Roma, calcola che è già trascorsa più di una settimana dai funerali di Gianluca Benedetti. Il suo grande amico è morto a 44 anni insieme ad altri quattro italiani nell'atollo di Vaavu lo scorso 14 maggio, durante un’escursione subacquea. “Ci chiamavano i morosi, gli innamorati, perché eravamo sempre insieme”, dice con gli occhi lucidi Riccardo.
Gianluca sarebbe tornato a Padova, nella vostra città, il 24 maggio. Vi sareste incontrati?
"Certo, come sempre. Ma in un messaggio mi aveva anticipato che aveva da fare e ci saremmo visti i primi di giugno. A Vigonza, in provincia, stava finendo di sistemare la casa nuova dove sarebbe andato a vivere insieme a Silvia, la sua compagna”.
Che progetti aveva per il futuro?
“Voleva stare ancora alle Maldive ma nei prossimi anni si sarebbe sicuramente riavvicinato all’Italia. Non ha mai parlato di figli, e…
Trent’anni di amicizia finiti in fondo al mare nella tragedia delle Maldive. Riccardo Busana stenta ancora a crederci mentre, seduto in un bar a Roma, calcola che è già trascorsa più di una settimana dai funerali di Gianluca Benedetti. Il suo grande amico è morto a 44 anni insieme ad altri quattro italiani nell'atollo di Vaavu lo scorso 14 maggio, durante un’escursione subacquea. “Ci chiamavano i morosi, gli innamorati, perché eravamo sempre insieme”, dice con gli occhi lucidi Riccardo.
Gianluca sarebbe tornato a Padova, nella vostra città, il 24 maggio. Vi sareste incontrati?
"Certo, come sempre. Ma in un messaggio mi aveva anticipato che aveva da fare e ci saremmo visti i primi di giugno. A Vigonza, in provincia, stava finendo di sistemare la casa nuova dove sarebbe andato a vivere insieme a Silvia, la sua compagna”.
Che progetti aveva per il futuro?
“Voleva stare ancora alle Maldive ma nei prossimi anni si sarebbe sicuramente riavvicinato all’Italia. Non ha mai parlato di figli, era troppo attaccato allo sport e a quell’idea di libertà che trovava dentro l’acqua. Quella casa con Silvia che stava realizzando era un chiaro segnale che le sue radici lo avrebbero riportato a Padova”.
Secondo lei cosa è successo nelle acque delle Maldive?
“Secondo me la discesa era stata programmata per esplorare attorno alla grotta. Poi qualcuno avrà deciso di visitarla dentro”.
Perché si è fatto questa idea?
“Perché Gian, come lo chiamavo io, era il responsabile della squadra e non avrebbe mai fatto qualcosa di sconsiderato. È stato il primo ad essere stato ritrovato e, anche se era nella seconda camera della grotta, secondo me voleva fare ritornare indietro il gruppo che si era spinto oltre. Era una follia entrare lì senza il giusto equipaggiamento e il gruppo non era ben attrezzato, Gian lo sapeva”.
Cosa si aspetta dalle indagini?
"Le telecamere GoPro sono state recuperate e viste da tempo, vogliamo conoscerne il contenuto e sapere cosa è accaduto esattamente. La famiglia ne ha diritto, spero che venga fuori la verità e che non venga ribaltata”.
Come ha saputo della fine di Gianluca?
“Una mia amica mi ha inviato un messaggio su Whatsapp, ero sotto shock. Io l’aspettavo a Padova per i nostri pomeriggi a giocare ai videogiochi come facevamo sin da ragazzini, per fare le nostre chiacchiere, parlare del futuro. E invece ho ritrovato il mio amico al suo funerale, nella parrocchia dove siamo cresciuti. Gian era figlio unico, sua madre è una donna distrutta”.
Cosa faceva il suo amico quando tornava a Padova?
“Due mesi all’anno Gian rientrava in città ed era il preparatore atletico delle squadre di pugilato. Lo sport era la sua vita, l’acqua il suo elemento. Quello che gli ha dato la spinta per cambiare tutto è stato questo suo sentirsi un leone in gabbia nel suo ruolo di bancario. Per dieci anni è stato un ottimo impiegato ma non era la sua vocazione quella e quando poteva scappava all’isola d’Elba”.
La passione per il mare ha vinto.
“Nel 2005 aveva preso il primo brevetto da sub, poi ha avuto un momento di stallo con la morte di suo papà al quale era molto legato. Da quel momento, si è diviso per anni tra banca e palestra. Poi ha ripreso a fare immersioni a Chioggia e infine nel 2017 si è trasferito alle Maldive”.
Come ha preso questa sua decisione?
“Sapevo che avrebbe fatto bene, come sempre. Infatti, è diventato negli ultimi anni il capobarca di uno yacht con 13 persone di equipaggio e trasportava una ventina di turisti a volta. Era tutto nelle sue mani”.
Cosa le mancherà di lui?
“Tutto. Quando tornava passava da me, giocavamo anche a carte. Bastava stare insieme, guardare il Milan di cui eravamo entrambi tifosissimi. E, poi, fare sport anche se dietro a lui non riuscivo a starci. Era una forza della natura, un Superman”.