“Devono rientrare il prima possibile". Parole nette quelle del console generale d'Italia a Bengasi, Francesco Colombo, che oggi, mercoledì 10 giugno, ha fatto visita a Domenico Centrione e Leonarda Alberizia, i due membri della Global Sumud Flottilla che da giorni sono prigionieri nelle carceri libiche. Li ha incontrati portando un messaggio di vicinanza. I due attivisti, alla presenza del Console, hanno potuto parlare con le famiglie e hanno riferito di essere trattati correttamente.
L’accusa
Centrione e Alberizia sono accusati di “ingresso illegale”. Il loro fermo risale a fine maggio, quando i miliziani affiliati al generale Khalifa Haftar li hanno bloccati e trasferiti a Bengasi. Il 2 giugno il procuratore generale libico ha confermato la pena fino alla data del prossimo processo. Gli altri sei membri italiani della flotta umanitaria sono già rientrati in Italia il 27 maggio, dopo il rimpatrio.
L’impegno della Farnesina
La Farnesina, l’ambasciata d’Italia a Tripoli e il Consolato …
“Devono rientrare il prima possibile". Parole nette quelle del console generale d'Italia a Bengasi, Francesco Colombo, che oggi, mercoledì 10 giugno, ha fatto visita a Domenico Centrione e Leonarda Alberizia, i due membri della Global Sumud Flottilla che da giorni sono prigionieri nelle carceri libiche. Li ha incontrati portando un messaggio di vicinanza. I due attivisti, alla presenza del Console, hanno potuto parlare con le famiglie e hanno riferito di essere trattati correttamente.
L’accusa
Centrione e Alberizia sono accusati di “ingresso illegale”. Il loro fermo risale a fine maggio, quando i miliziani affiliati al generale Khalifa Haftar li hanno bloccati e trasferiti a Bengasi. Il 2 giugno il procuratore generale libico ha confermato la pena fino alla data del prossimo processo. Gli altri sei membri italiani della flotta umanitaria sono già rientrati in Italia il 27 maggio, dopo il rimpatrio.
L’impegno della Farnesina
La Farnesina, l’ambasciata d’Italia a Tripoli e il Consolato generale a Bengasi seguono la vicenda in stretto raccordo con le autorità locali. L’obiettivo è chiaro: “Consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile”. Le famiglie vengono costantemente informate sullo stato della detenzione e sui passi diplomatici.
Un segnale di presenza
Durante la visita, il Console Colombo ha chiesto che anche il legale designato dalla Flotilla possa incontrare i due italiani. Un gesto che, oltre al valore pratico, assume un significato politico: riaffermare la presenza e la tutela italiana in un’area dove la diplomazia si misura ogni giorno con equilibri fragili.