✕

Ponte sullo Stretto, trasparenza e rigore dimenticati

(ansa)

Ascolta l'audio

La vera questione è se l’Italia voglia realizzare un’opera storica seguendo il metodo della conoscenza e del rigore scientifico, oppure se preferisca “procedere all’incontrario”, confidando che i problemi possano essere affrontati più avanti, magari scaricandone i costi sui governi e sulle generazioni future
2 minuti di lettura

Caro direttore,

mentre la cronaca giudiziaria ci racconta di desolanti tentativi di influenzare il giudizio della Corte dei conti sull’approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, l’attenzione non deve essere distolta da quanto è emerso sul fronte tecnico-scientifico dell’opera nel corso della maratona normativa che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe condurre a una nuova delibera Cipess capace di superare i rilievi formulati dalla Corte dei conti. Nel corso dei lavori parlamentari di conversione del decreto-legge “Commissari”, in commissione Ambiente del Senato, lo scorso aprile, avevo presentato un emendamento il cui unico obiettivo era quello di rafforzare gli approfondimenti tecnico-scientifici relativi alla sicurezza geologica, sismica, geotecnica e ingegneristica dell’opera, sulla base dei più avanzati standard internazionali oggi disponibili.

Caro direttore,

mentre la cronaca giudiziaria ci racconta di desolanti tentativi di influenzare il giudizio della Corte dei conti sull’approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, l’attenzione non deve essere distolta da quanto è emerso sul fronte tecnico-scientifico dell’opera nel corso della maratona normativa che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe condurre a una nuova delibera Cipess capace di superare i rilievi formulati dalla Corte dei conti. Nel corso dei lavori parlamentari di conversione del decreto-legge “Commissari”, in commissione Ambiente del Senato, lo scorso aprile, avevo presentato un emendamento il cui unico obiettivo era quello di rafforzare gli approfondimenti tecnico-scientifici relativi alla sicurezza geologica, sismica, geotecnica e ingegneristica dell’opera, sulla base dei più avanzati standard internazionali oggi disponibili.

La mia iniziativa parlamentare era dunque mirata alla necessità che il governo si impegnasse a svolgere ulteriori verifiche e indagini scientifiche per ridurre ogni margine di incertezza su un’infrastruttura critica unica al mondo. Verifiche che, come ho scoperto in quell’occasione, il governo stesso sostiene di voler già effettuare, sebbene con una tempistica del tutto incomprensibile. Il viceministro Edoardo Rixi, nel motivare in commissione il parere contrario del governo, ha sostenuto che il mio emendamento fosse “privo di reale portata innovativa”, perché molte delle attività indicate sarebbero già previste o comunque verrebbero svolte durante la fase del progetto esecutivo, successiva all’approvazione di una nuova delibera Cipess. In altre parole, mentre profonde ogni sforzo per far approvare il progetto esistente come “definitivo”, lo stesso governo ammette che una lunga serie di attività fondamentali per valutare la sicurezza dell’opera debbano ancora essere svolte, rinviandole alla fase successiva.

Dopo l’approvazione del progetto, infatti, il viceministro Rixi ha specificato che dovranno essere realizzati: studi di microzonazione sismica, analisi probabilistiche sulla pericolosità e sul rischio sismico, modellazioni physics-based, indagini geofisiche ad alta risoluzione, trincee geognostiche per verificare la presenza di faglie attive, approfondimenti sul rischio di liquefazione dei terreni e simulazioni numeriche sugli spostamenti permanenti dei blocchi crostali. Chiunque abbia esperienza di progettazione sa che indagini di questo tipo non sono dettagli marginali da rinviare alla fase esecutiva dell’opera. Sono elementi conoscitivi che possono incidere profondamente sulla struttura, sui parametri di progetto, sui costi e persino sulla localizzazione di alcune componenti strategiche del ponte a campata unica più lungo al mondo. Prendiamo il caso della faglia di Cannitello. Se future indagini dovessero confermarne l’attività, potrebbe rendersi necessario spostare la torre, alta 399 metri, prevista sul lato calabrese. Allo stesso modo, se le nuove analisi dovessero imporre un aumento dello spessore dei cavi o una revisione delle fondazioni e degli ancoraggi, si tratterebbe di modifiche enormi, non di semplici aggiustamenti.

Quali sarebbero le conseguenze economiche, progettuali e giuridiche? Come ha già evidenziato anche l’Anac, variazioni sostanziali potrebbero riaprire questioni rilevantissime, compresa la necessità di una nuova gara europea. Sono interrogativi che il governo, nell’istruire la nuova delibera Cipess, non può pensare di tacere e che la Corte dei conti e la commissione europea, per gli aspetti di rispettiva competenza, difficilmente potranno non considerare. La mancata registrazione della delibera Cipess da parte della Corte dei conti lo scorso anno dovrebbe rappresentare un’opportunità per chi il ponte lo vuole fare davvero. Sarebbe l’occasione per svolgere subito quelle verifiche che normalmente accompagnano non solo opere strategiche, ma perfino la costruzione di edifici residenziali, scuole o infrastrutture pubbliche molto meno complesse.

La vera questione è se l’Italia voglia realizzare un’opera storica seguendo il metodo della conoscenza, della trasparenza e del rigore scientifico, oppure se preferisca “procedere all’incontrario”, confidando che i problemi possano essere affrontati più avanti, magari scaricandone i costi sui governi e sulle generazioni future. Contro quest’ultimo scenario, da senatrice a vita, non posso tacere.

L’autrice è docente all’Università degli Studi di Milano, senatrice a vita

Leggi i commenti