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Parmitano: “Io sulla Luna? Mai dire mai”

A meno di 24 ore dall’annuncio della Nasa, l’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea è stato già catapultato nel cuore della missione Artemis III, prevista per la primavera del 2027
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Il primo giorno di lavoro “lunare” è iniziato all’alba per Luca Parmitano. Un incontro alle 6.30 con la stampa italiana dal soggiorno della sua casa di Houston, e poi via verso il Johnson Space Center: «Non posso proprio permettermi di arrivare in ritardo all’addestramento». Perché a meno di 24 ore dall’annuncio della Nasa, l’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea è stato già catapultato nel cuore della missione Artemis III, prevista per la primavera del 2027: il ponte di comando della navicella Orion. «La prima fase dell’addestramento consiste nell’acquisire tutte le competenze sull’astronave», spiega Parmitano. «E oggi farò il mio primo ingresso ufficiale come pilota all’interno di Orion».

Il colpo d’occhio iniziale sarà fondamentale: «Farò una valutazione “automatica” della cabina di pilotaggio, non dovrò neanche pensarci. È il mio background di pilota sperimentatore: il mio corpo e i miei occhi dovranno adattarsi il prima possibile ai comandi e agli schermi della navett…

Il primo giorno di lavoro “lunare” è iniziato all’alba per Luca Parmitano. Un incontro alle 6.30 con la stampa italiana dal soggiorno della sua casa di Houston, e poi via verso il Johnson Space Center: «Non posso proprio permettermi di arrivare in ritardo all’addestramento». Perché a meno di 24 ore dall’annuncio della Nasa, l’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea è stato già catapultato nel cuore della missione Artemis III, prevista per la primavera del 2027: il ponte di comando della navicella Orion. «La prima fase dell’addestramento consiste nell’acquisire tutte le competenze sull’astronave», spiega Parmitano. «E oggi farò il mio primo ingresso ufficiale come pilota all’interno di Orion».

Il colpo d’occhio iniziale sarà fondamentale: «Farò una valutazione “automatica” della cabina di pilotaggio, non dovrò neanche pensarci. È il mio background di pilota sperimentatore: il mio corpo e i miei occhi dovranno adattarsi il prima possibile ai comandi e agli schermi della navetta». Perché nei 15 giorni di Artemis III (prova generale del ritorno sulla Luna) sarà AstroLuca a dover guidare Orion, in orbita intorno alla Terra, con accanto il comandate Randy Bresnik e come passeggeri i due specialisti di missione Frank Rubio e Andre Douglas.

«La complessità delle operazioni che ci attendono non è irrilevante». I passaggi cruciali saranno i rendez-vous con i due moduli per l’allunaggio: il Blue Moon progettato dalla Blue Origin di Jeff Bezos e il Pathfinder di SpaceX, azienda di Elon Musk. «I due sistemi sono completamente diversi», spiega l’astronauta. «Sono disegnati in maniera indipendente dalle due compagnie. Solo il sistema di aggancio con la Orion è, ovviamente, identico. Per esempio il lander di Blue Origin ha un punto di attracco posizionato sul lato dell’astronave, mentre l’astronave di SpaceX ha il modulo di attracco sulla parte frontale. Per questo le nostre manovre di avvicinamento saranno completamente diverse».

E anche in un’era digitale e di comandi da remoto, sarà fondamentale che alla guida ci sia fisicamente un essere umano: «Le manovre in prossimità dei lander, in particolare l’aggancio e lo sgancio che sono le più delicate, saranno in modalità manuale», conferma Parmitano. «Su Orion c’è molto da fare manualmente, su questo lavoreremo nei simulatori per i prossimi mesi».

A chi gli chiede se non avrebbe preferito essere nell’equipaggio di Artemis IV, la missione che riporterà, probabilmente nel 2028, gli esseri umani sulla Luna, risponde: «Non credo che nell’astronautica di oggi ci sia spazio per la vanità o l’ego. Chi sceglie di entrare in questo mondo non lo fa con l’idea della fama o della gloria, ma con la volontà di essere di supporto». Poi però una considerazione di realpolitik: «Sono consapevole che in quella missione voleranno solo astronauti americani. Ed è sacrosanto, perché vogliono garantirsi il 100% di presenza statunitense sulla superficie lunare. Ma non ho ancora 50 anni e non metto limiti al possibile. Non ritengo che la mia partecipazione ad Artemis III rappresenti un ostacolo a un futuro coinvolgimento mio, dell’Esa o degli altri astronauti italiani».

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