ROMA – Sono trascorsi 3 anni e 3 mesi dall’approvazione di uno dei primi atti del governo Meloni per la grande opera del Ponte: il ripescaggio della vecchia gara bandita quasi 20 anni fa e vinta da Eurolink, il consorzio internazionale di imprese di cui fa parte per l’Italia il gruppo di Pietro Salini. E da 3 anni e 3 mesi si susseguono annunci roboanti di apertura dei cantieri, con date sempre posticipate; e bocciature e dubbi costanti di qualsiasi organo di controllo sia stato interpellato, dal ministero dell’Ambiente alla Corte dei conti. Nel frattempo, il commissario Ue alla concorrenza ha avviato una verifica sul rispetto delle norme europee e sono state aperte due indagini penali: la prima a Caltanissetta, per la fuga di notizie attribuita al magistrato della Dna Michele Prestipino, e quella della procura di Roma sul tentativo di influenzare i giudici contabili sulla delibera Cipess che stanzia 13,5 miliardi per l’opera.
ROMA – Sono trascorsi 3 anni e 3 mesi dall’approvazione di uno dei primi atti del governo Meloni per la grande opera del Ponte: il ripescaggio della vecchia gara bandita quasi 20 anni fa e vinta da Eurolink, il consorzio internazionale di imprese di cui fa parte per l’Italia il gruppo di Pietro Salini. E da 3 anni e 3 mesi si susseguono annunci roboanti di apertura dei cantieri, con date sempre posticipate; e bocciature e dubbi costanti di qualsiasi organo di controllo sia stato interpellato, dal ministero dell’Ambiente alla Corte dei conti. Nel frattempo, il commissario Ue alla concorrenza ha avviato una verifica sul rispetto delle norme europee e sono state aperte due indagini penali: la prima a Caltanissetta, per la fuga di notizie attribuita al magistrato della Dna Michele Prestipino, e quella della procura di Roma sul tentativo di influenzare i giudici contabili sulla delibera Cipess che stanzia 13,5 miliardi per l’opera.
Tutto inizia nel marzo del 2023, quando Matteo Salvini festeggia l’approvazione in consiglio dei ministri del “decreto Ponte”: il governo decide di non bandire una nuova gara ma di riprendere quella voluta dal governo Berlusconi nel 2008, cambiando perfino i criteri e caricando tutta la spesa sullo Stato. Una bellissima notizia per il consorzio Eurolink che, dopo lo stop al progetto voluto dal governo Monti, aveva chiesto un risarcimento negato però dai giudici in primo grado, e proprio nel 2023 attendeva l’esito dell’appello. Ma il ministro Salvini ha fretta e annuncia sicuro: «Nell’estate del 2024 partiranno i cantieri». Peccato però che al primo “controllo” l’iter si inceppi: il ministero dell’Ambiente dà una valutazione positiva al progetto, ma con 270 rilievi. Una mezza bocciatura, insomma. Tra i rilievi, il mancato rispetto della direttiva europea Habitat e la richiesta di ulteriori verifiche sui controlli sismici.
Salvini ha sempre fretta, ed ecco che nell’estate del 2025 il Cipess approva la delibera che stanzia definitivamente 13,5 miliardi di euro per l’opera: con questo atto il contratto con i privati diventa vincolante per entrambe le parti. Tradotto: se lo Stato si rimangia ancora una volta l’intenzione di completare l’opera, i privati possono presentare una nuova richiesta di risarcimento danni. Ma il magistrato della Corte dei conti delegato al controllo di legittimità delle delibere Cipess, non dà il visto e il 25 ottobre demanda la decisione all’organismo collegiale della sezione controllo allegando una relazione di 24 pagine. Tra i principali “dubbi” vi è il rischio che il costo dell’opera, rispetto al vecchio appalto, sfori del 50 per cento. Il 29 ottobre, dopo un’udienza-fiume, la sezione non dà il visto. Per i magistrati contabili i costi sono vaghi, non si rispettano le norme europee e andrebbe fatta una nuova gara. È un colpo durissimo alle ambizioni del governo, che infatti a caldo denuncia «un complotto» da parte dei magistrati per fermare lo sviluppo del Paese.
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Ma come si può aggirare la richiesta di una nuova gara? Difficile, non a caso il percorso del Ponte si è arenato e ancora non è stata presentata una seconda delibera. Nel frattempo, però, il Ponte è già costato un centinaio di milioni, tra la perdita di bilancio del 2024 della società Stretto di Messina e i costi per stipendi e contratti. Per non parlare dei miliardi di euro che restano congelati. Insomma, niente cantieri, tanti soldi e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel, pardon, al Ponte.