Leone XIV alla Sagrada Familia: “I cristiani non possono fare la guerra”
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziBARCELLONA – Anche la laica Barcellona si inchina alla Sagrada Familia. Non tutti l’hanno amata in passato e anche oggi una parte della città non accetta che per completare il progetto originale vengano buttate giù altre palazzine abitate. Ma oggi è un’altra storia. Leone XIV ha benedetto la torre di Gesù Cristo, conclusa a febbraio, la più alta delle diciotto guglie che, con i suoi 172,5 metri, rende la chiesa del geniale architetto Antoni Gaudì la più alta del mondo. Novemila persone hanno assistito al rito, dentro e fuori la basilica, 120mila persone hanno salutato lungo i viali il Papa giunto all’appuntamento su una papamobile scoperta: non saranno i numeri di Madrid ma era una distesa di folla. Che mostra come la Sagrada Familia, le sue guglie che sembrano castelli di sabbia, l’interno che ricorda una foresta, sia il simbolo di cui tutti i catalani sono orgogliosi.
«Carissimi», ha detto…
BARCELLONA – Anche la laica Barcellona si inchina alla Sagrada Familia. Non tutti l’hanno amata in passato e anche oggi una parte della città non accetta che per completare il progetto originale vengano buttate giù altre palazzine abitate. Ma oggi è un’altra storia. Leone XIV ha benedetto la torre di Gesù Cristo, conclusa a febbraio, la più alta delle diciotto guglie che, con i suoi 172,5 metri, rende la chiesa del geniale architetto Antoni Gaudì la più alta del mondo. Novemila persone hanno assistito al rito, dentro e fuori la basilica, 120mila persone hanno salutato lungo i viali il Papa giunto all’appuntamento su una papamobile scoperta: non saranno i numeri di Madrid ma era una distesa di folla. Che mostra come la Sagrada Familia, le sue guglie che sembrano castelli di sabbia, l’interno che ricorda una foresta, sia il simbolo di cui tutti i catalani sono orgogliosi.
«Carissimi», ha detto il Papa nel corso della messa, «non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria».
Leone ha visitato un carcere, è andato al monastero di Montserrat, e ha poi scherzato sul suo passato da calciatore in una parrocchia di agostiniani: «Giocavo in difesa, se lo volete sapere: non ero un goleador». Alla cerimonia serale alla Sagrada Familia, che si è conclusa all’esterno con fuochi d’artificio e giochi di luce, erano presenti anche il re Filippo, la regina Letizia e il presidente del governo Pedro Sanchez.
La basilica rispecchia la poliedrica figura di Antonio Gaudì: socialisteggiante e anticlericale da giovane, sempre più mistico col passare dell’età, fu arrestato perché andava a una messa non permessa dal regime di Primo de Rivera e rispose al poliziotto in catalano. Papa Leone è venuto incontro al malumore suscitato nei giorni scorsi dalla pubblicazione del rito di benedizione in castigliano, e nell’omelia, limata sino all’ultimo, ha parlato per metà in castigliano e per metà in catalano.
La costruzione della basilica è iniziata nel 1882 ed è tuttora incompiuta. La stessa torre benedetta dal Papa, conclusa da fuori, non è terminata all’interno. Dalla parte superiore del braccio pende l’Agnus Dei in vetro dell’artista italiano Andrea Mastrovito, circondato da raggi dorati. All’interno è raffigurato il cielo con oltre 50.000 piastrelle di ceramica colorate. Quando sarà agibile, dalle finestre si potrà vedere Barcellona a 360 gradi. La croce che sorge in cima illumina la notte di Barcellona.
Chiesa “di espiazione” realizzata grazie al contributo dei fedeli che così espiano i propri peccati, e coinvolgendo maestranze e artigiani locali che Gaudì difendeva e istruiva, la basilica è oggi circondata da bar, ristoranti, appartamenti turistici in affitto. «Molto più di un monumento», ha detto il Papa, «è ancora oggi un cantiere che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino perché si tratta di un progetto che Dio porta a compimento».
Prima della messa il Papa, affiancato dal cardinale Juan José Omella, è sceso nella cripta dove si è inchinato dinanzi alla tomba di Gaudì, morto esattamente un secolo fa, il 10 giugno del 1926, travolto da un tram. Andava in giro talmente trasandato che per un paio di giorni si credette che fosse un senza-tetto. Nel 2024 papa Francesco lo dichiarò venerabile, ora si cerca il miracolo che può aprirgli la strada alla beatificazione. “Un architetto ardente di fede”, lo ha definito Leone. C’è chi sperava in un annuncio ma le cose non sono ancora mature: si vedrà. L’essenziale, per il Papa, è un altro. «Dimostriamo che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane», ha detto, «ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino».