Cronaca

Perché lo squalo bianco in Sicilia è un’ottima notizia: “Cruciale per l’ecosistema, va protetto”

Il ricercatore Bottaro: "Finalmente un video di un adulto. Nel Mediterraneo ci sono sempre stati, sono tipici del nostro mare e sono fondamentali". L'ultimo attacco in Italia? "Almeno 35 anni fa e senza conseguenze"

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A differenza della cultura fatta di fobie e allarmi che ci hanno inculcato i film del passato, l’avvistamento di un esemplare di squalo bianco adulto al largo della Sicilia “è una bellissima notizia, un fatto davvero eccellente”.

A dirlo è il mondo della scienza, felice per la documentazione offerta dal gruppo di volontari di Ghost diving e di Healty seas, (fondazioni non profit) che sono riusciti ad immortalare in video il grande bianco tra Pantelleria e le coste della Tunisia.

Fra i più esperti ricercatori in Italia che si occupano di squali c’è Massimiliano Bottaro della Stazione Zoologica Anton Dohrn e coordinatore del progetto LIFE ELIFE, co-finanziato dall’Ue, che si occupa proprio della protezione degli squali.

Nonostante la cattiva nomea che si sono fatti – e, al contrario, il bassissimo numero di incidenti legati agli squali, soprattutto nel Mediterraneo – questi pesci sono, tra le varie specie, spesso minacciati direttamente dall’uomo che con le attività antropiche li spinge verso l'estinzione o i cali delle popolazioni. Cali che compromettono tutta la vita marina: sono predatori al vertice della catena alimentare e dunque fondamentali per gli equilibri degli ecosistemi.

Una specie presente da sempre nel Mediterraneo

“L’avvistamento è un’eccellente notizia. Lo squalo bianco è il top di gamma degli squali, il più famoso e purtroppo anche famigerato. Ma nel Mediterraneo c’è sempre stato: è una presenza storica e non si tratta, a differenza di molte specie aliene, di un animale entrato dallo stretto di Gibilterra o arrivato tramite navi dal Canale di Suez. Lo squalo bianco è infatti tipico del nostro mare: anni fa con uno studio specifico siamo andati indietro nel tempo fino all’età del bronzo e abbiamo documentato come lo squalo probabilmente lo conosceva persino Plinio il Vecchio. Una presenza arrivata in tempi remoti e tutt’ora vive qui, nei nostri mari, anche se è raro e non è facile avvistarlo”.

La minaccia della pesca

Ovviamente, ricorda il ricercatore, il Mediterraneo non è “un posto da squali bianchi come Sudafrica o Australia ma un mare dove sono comunque presenti a tal punto che anni fa colleghi turchi filmarono dei neonati, oppure è stato avvistato lungo le coste spagnole e in Tunisia invece viene accidentalmente pescato quasi regolarmente. Il fatto che ci sia indica ecosistemi in salute di cui anche gli stessi pescatori, per il ruolo che ha lo squalo nell’equilibrio della catena alimentare, possono beneficiare. Dunque ripeto, è una splendida notizia: dimostra la ricchezza di biodiversità del nostro mare e quanto sia importante gestirlo e tutelarlo”.

Splendida anche perché spesso, nell’epoca degli smartphone, gli avvistamenti si rivelano poi soltanto bufale. “Come ricercatore che si occupa di squali spesso ricevo dei video. Oggi o sono fatti con l’intelligenza artificiale o sono sempre gli stessi. Nel tempo mi hanno inviato un video di uno squalo mako da Capri, da Trieste, dalla Sardegna: era sempre lo stesso filmato. Bisogna dunque stare molto attenti con le prove documentali: questo, dopo averlo visto più volte, direi che è originale”.

La crisi del clima non c’entra

In acque più calde anche di +5 gradi, come quelle del Mediterraneo, viene poi da chiedersi se la presenza del grande bianco sia collegata alla crisi del clima. “No, non ci azzecca niente – spiega Bottaro – semplicemente vivono qui ma è molto complesso avvistarli”.

L’ultimo attacco certificato nel 1991

Se è più semplice (e grazie ai telefonini più probabile) filmare verdesche che si avvicinano alle coste, nel caso dello squalo bianco è invece molto complesso. “Anche perché è un animale molto duttile. Questo è stato visto fra Pantelleria e Tunisia ma un bianco potrebbe trovarsi sia in 2 metri d’acqua così come a 1000 metri di profondità, sia lungo la costa che in acque oceaniche. Eppure l’ultimo attacco certificato in Italia è di 35 anni fa: a 20 metri da riva a Santa Margherita Ligure nel 1991 ci fu un attacco senza conseguenze e in Europa uno degli ultimi, non fatali, è di diversi anni fa in Croazia quando ci fu l’incidente con un sub. Insomma, vediamola davvero come una bella cosa: questi pesci sono famosi, temuti, famigerati ma anche quasi completamente sconosciuti e hanno bisogno di essere studiati per essere protetti”.

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