Il governo vara la prima disciplina organica in Europa per l’applicazione dell’Intelligenza artificiale e mette subito le mani avanti: nessun Grande Fratello, nessuna schedatura di massa, nessun algoritmo a governare il mondo del lavoro, garanzie alte per il rispetto della privacy e dei diritti fondamentali tanto da introdurre un nuovo reato penale per chi ne farà un uso distorto e il risarcimento civile per chi ne è vittima.
La cornice antropocentrica
«Promuovere l’innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica». Così a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha presentato i due decreti varati dal Consiglio dei ministri, con un richiamo esplicito all’enciclica di Papa Leone. La governance del sistema, per il quale è stato stanziato un miliardo di euro, sarà in capo all’Agenzia nazionale per la cybersicurezza e all’Agenzia per l’Italia digitale.
Il riconoscimento facciale degli autori di reati
Ma dove e come l’IA troverà concret…
Il governo vara la prima disciplina organica in Europa per l’applicazione dell’Intelligenza artificiale e mette subito le mani avanti: nessun Grande Fratello, nessuna schedatura di massa, nessun algoritmo a governare il mondo del lavoro, garanzie alte per il rispetto della privacy e dei diritti fondamentali tanto da introdurre un nuovo reato penale per chi ne farà un uso distorto e il risarcimento civile per chi ne è vittima.
La cornice antropocentrica
«Promuovere l’innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica». Così a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha presentato i due decreti varati dal Consiglio dei ministri, con un richiamo esplicito all’enciclica di Papa Leone. La governance del sistema, per il quale è stato stanziato un miliardo di euro, sarà in capo all’Agenzia nazionale per la cybersicurezza e all’Agenzia per l’Italia digitale.
Il riconoscimento facciale degli autori di reati
Ma dove e come l’IA troverà concreta applicazione? Il campo più
innovativo è quello della sicurezza, con l’identificazione biometrica, dunque il riconoscimento facciale, di potenziali autori di reato. Che potrà avvenire in fase di prevenzione, ma solo in casi eccezionali (minaccia terroristica, rischi per la sicurezza pubblica, ricerche di persone scomparse, tratta di esseri umani o sfruttamento sessuale), oppure ex post. Ma sempre con un provvedimento del giudice che dovrà vagliare la richiesta della Procura a cui dovranno rivolgersi le forze dell’ordine. Nessuna banca dati di massa, nessuna schedatura dei cittadini sul web o dalle telecamere di sorveglianza, assicura il ministro dell’Interno. «Non c’è nessun Grande fratello generalizzato perché è vietato l’utilizzo di banche dati biometriche create con raccolta massiva e generalizzata di dati dal web», chiarisce Matteo Piantedosi che spiega che «è vietato prendere decisioni che incidano negativamente sulla persona basandosi solo sul risultato del riconoscimento facciale ed è vietata qualsiasi forma di identificazione biometrica generalizzata scollegata da uno specifico reato o procedimento penale». Anche in caso di utilizzo dei dati biometrici dopo un reato questi potranno essere conservati solo per sette giorni e dovrà essere informato il garante della privacy.
Nuovo reato penale e risarcimento civile
Per scongiurare qualsiasi forma di abuso, i nuovi decreti prevedono l’istituzione di un apposito reato che punisce, con pene fino a cinque anni, chi progetta o omette le misure di sicurezza o altera il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale, mettendo in pericolo la vita o l’incolumità delle persone o la sicurezza dello Stato. «L’introduzione di nuovi reati non corrisponde a una visione panpenalistica, ma è volta a colmare vuoti normativi creati dall’ingresso di nuove tecnologie nella realtà quotidiana», spiega il ministro della giustizia Carlo Nordio.
E poi c’è il risarcimento civile a tutela dei cittadini che dovessero ritenersi vittime di un uso illegale di intelligenza artificiale. Un articolo del decreto mira a riequilibrare il dislivello di potere tra chi gestisce un sistema di IA e il singolo.
Dal prossimo anno l’IA fa il suo ingresso ufficiale nelle scuole italiane e diventa materia curriculare al liceo, arricchendo il programma di educazione civica. Ma fin dalle elementari i bambini cominceranno a ricevere le nozioni fondamentali dell linguaggio dell’IA grazie ad un programma di formazione del corpo docente per il quale è previsto un investimento di 200 milioni anche per prevenire le dipendenze digitali. «Proprio perché è fondamentale una nuova visione della matematica nelle nuove indicazioni per i licei abbiamo lanciato una forte modifica dei percorsi formativi», spiega il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara - Per saper insegnare a prevenire i rischi, insegnare l’IA, è evidente che occorre formare i docenti. Abbiamo inoltre deciso di coinvolgere anche le famiglie».
Scuola, diventa materia nei licei
A università e ricerca il compito di formare cittadini e professionisti sull’IA. Particolare attenzione è riservata agli Its Academy chiamati a intercettare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e delle altre tecnologie emergenti e a tradurla in competenze professionali richieste dalle imprese. In questa sfida, competenze e formazione sono decisive», dice la ministra Anna Maria Bernini.
Lavoro, assunzioni mai decise da un algoritmo
Un algoritmo non potrà mai decidere assunzioni e licenziamenti. Anche nel mondo del lavoro e delle imprese il varo delle nuove regole di IA arriva con un quadro di garanzie. Nei rapporti di lavoro l’IA potrà solo supportare analisi e organizzazione.
«Il decreto legislativo - dice la ministra Marina Calderone - introduce il divieto di decisioni automatizzate: non potrà avvenire che decisioni che incidono sul rapporto di lavoro come l’assunzione, la modifica delle condizioni contrattuali, il licenziamento, le sanzioni disciplinari siano adottate esclusivamente da un sistema automatizzato». Sarà dunque sempre una persona fisica ad avere potere decisionale e a fare le valutazioni. «Sono previsti anche degli oneri e degli obblighi di trasparenza nei confronti dei lavoratori e soprattutto la nullità nel caso di licenziamenti che siano adottati in violazione, appunto, del divieto di decisioni demandate solo ed esclusivamente ai sistemi di intelligenza artificiale». E poi transizione digitale e tecnologica per le imprese con i relativi percorsi di aggiornamento e formazione per operatori sanitari e della pubblica amministrazione.