C’è una domanda che circola nei corridoi dell’accademia americana: Is the iPhone Birth Control? (L’iPhone è un contraccettivo?). Sembra una battuta, ma è il titolo di un paper pubblicato lunedì dal National Bureau of Economic Research. Gli autori sono Caitlin Myers, economista del Middlebury College, e il suo studente Ezekiel Hooper. La tesi, in breve, è che lo smartphone avrebbe portato milioni di persone a fare meno sesso. E i numeri sembrano dar loro ragione.
Il telefono del 2007
Partiamo dai fatti. Dal 2007 – anno in cui Steve Jobs salì su un palco e cambiò il mondo mostrandoci un telefono senza tasti – il tasso di fertilità negli Stati Uniti è crollato del 22 per cento. Per un po’, la colpa è stata data alla Grande Recessione del 2008: meno soldi, meno figli, logica ferrea. Peccato che quando l’economia si è ripresa, i bambini non siano tornati. I ricercatori hanno raccolto spiegazioni: più contraccettivi, più donne istruite, case sempre più care, asili nido inaccessibili. Ma nes…
C’è una domanda che circola nei corridoi dell’accademia americana: Is the iPhone Birth Control? (L’iPhone è un contraccettivo?). Sembra una battuta, ma è il titolo di un paper pubblicato lunedì dal National Bureau of Economic Research. Gli autori sono Caitlin Myers, economista del Middlebury College, e il suo studente Ezekiel Hooper. La tesi, in breve, è che lo smartphone avrebbe portato milioni di persone a fare meno sesso. E i numeri sembrano dar loro ragione.
Il telefono del 2007
Partiamo dai fatti. Dal 2007 – anno in cui Steve Jobs salì su un palco e cambiò il mondo mostrandoci un telefono senza tasti – il tasso di fertilità negli Stati Uniti è crollato del 22 per cento. Per un po’, la colpa è stata data alla Grande Recessione del 2008: meno soldi, meno figli, logica ferrea. Peccato che quando l’economia si è ripresa, i bambini non siano tornati. I ricercatori hanno raccolto spiegazioni: più contraccettivi, più donne istruite, case sempre più care, asili nido inaccessibili. Ma nessuna quadrava del tutto, o quantomeno nessuna sembrava bastare. Finché qualcuno non ha avuto il coraggio di guardare l’elefante nella stanza: l’oggetto che teniamo in mano fino a sedici ore al giorno. La precisazione è d’obbligo: lo smartphone non sarebbe la “causa unica" del fenomeno, dicono gli autori, ma avrebbe giocato “un ruolo considerevole”.
I cali nelle nascite
Per fare ricerca Myers e Hooper hanno usato un metodo curioso. Fino al 2011, l’iPhone era disponibile negli Stati Uniti su un solo operatore, l’AT&T. Hanno quindi confrontato le contee americane con copertura AT&T quasi totale con quelle dove il segnale arrivava a malapena. Risultato: nelle zone con iPhone, le nascite tra le ragazze dai 15 ai 19 anni sono calate dal 4,5 all’8 per cento. Mentre tra i 20 e i 24 anni, dal 3,2 al 6,6 per cento. E cali più contenuti ma statisticamente significativi sono state osservate anche tra le donne più adulte.
Il tempo con gli amici
Insomma, con la diffusione degli smartphone, il tempo trascorso con gli amici di persona è diminuito drasticamente. E con esso, l’attività sessuale. In compenso, è aumentato il consumo di pornografia mainstream, definita nel paper “possibile sostituto del sesso con un partner”. Un modo come un altro per la Silicon Valley di mettere le mani anche sulla riproduzione della specie.
“Lo shock tecnologico globale”
Il fenomeno non è solo americano. Uno studio dell’Università di Cincinnati, pubblicato a maggio dagli economisti Nathan Hudson e Hernan Moscoso Boedo, ha analizzato i dati della Banca Mondiale su 128 Paesi, incrociando diffusione degli smartphone e tassi di fertilità adolescenziale a partire dal 2007. La conclusione è che il calo, soprattutto tra gli adolescenti, si è accelerato ovunque con l’arrivo dei telefoni intelligenti, in Paesi “con sistemi sanitari, economici e culturali fondamentalmente diversi”. Gli autori parlano di “un comune shock tecnologico globale”, derivato non da una crisi finanziaria, una guerra, una pandemia, ma da un aggeggio da 800 euro con lo schermo di vetro.
Non tutti però sono convinti dei risultati della ricerca. Alcuni accademici hanno sottolineato come negli Stati Uniti le nascite tra le adolescenti erano già in calo dai primi anni Novanta, quindici anni prima che Jobs aprisse quella confezione bianca. Il che è vero, e vale la pena ricordarlo. Ma entrambi gli studi sostengono che lo smartphone abbia accelerato il processo, non inventato.
Tassi di fertilità
Nel frattempo, i governi di mezzo mondo stanno spendendo miliardi per convincere i propri cittadini a fare più figli. La Cina ha abbandonato la politica del figlio unico nel 2016. Giappone e Corea del Sud hanno investito massicciamente in bonus bebè e congedi parentali, con risultati definiti diplomaticamente «scarsi». I Centers for Disease Control and Prevention (cioè i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) americani registrano tassi di fertilità ai minimi storici.
Nessuno dei due studi, peraltro, suggerisce cosa dovrebbero fare i governi con queste informazioni. Vietare TikTok? Tassare Pornhub? Imporre il telefono fisso sopra i trent’anni? La risposta, per ora, è ancora tutta da trovare. Ma la domanda – l’iPhone è un contraccettivo? – è ufficialmente entrata nel dibattito scientifico. E questo, in un’epoca in cui abbiamo smesso di sorprenderci di quasi tutto, è già una notizia.