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Parmitano: “Realizzo il mio sogno di bambino. Il rischio? Ogni lancio ha il suo”

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L’astronauta italiano è reduce dal primo giorno di addestramento come pilota della missione Artemis III
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“È successo quello che ho sognato tante volte da bambino, ma anche da adolescente, giovane adulto… e ormai vecchio adulto: mettermi ai comandi di una astronave”. Luca Parmitano è reduce dal primo giorno di addestramento come pilota della missione Artemis III: si è seduto nella cabina di pilotaggio della navetta Orion, che lui dovrà guidare, intorno alla Terra, per sperimentare l’aggancio e lo sgancio da due prototipi di moduli di allunaggio: il Blue Moon di Blue Origin e il Pathfinder di SpaceX.

Ha trovato comoda Orion?

“Molto comoda. In passato ho volato con la Soyuz, macchina che ho amato moltissimo. Ma quello che ho sperimentato ieri è un salto nel futuro. Orion è l’astronave che ci riporterà sulla Luna. È progettata per viaggiare n…

“È successo quello che ho sognato tante volte da bambino, ma anche da adolescente, giovane adulto… e ormai vecchio adulto: mettermi ai comandi di una astronave”. Luca Parmitano è reduce dal primo giorno di addestramento come pilota della missione Artemis III: si è seduto nella cabina di pilotaggio della navetta Orion, che lui dovrà guidare, intorno alla Terra, per sperimentare l’aggancio e lo sgancio da due prototipi di moduli di allunaggio: il Blue Moon di Blue Origin e il Pathfinder di SpaceX.

Ha trovato comoda Orion?

“Molto comoda. In passato ho volato con la Soyuz, macchina che ho amato moltissimo. Ma quello che ho sperimentato ieri è un salto nel futuro. Orion è l’astronave che ci riporterà sulla Luna. È progettata per viaggiare nello spazio profondo, mente la Soyuz, disegnata negli anni Sessanta del secolo scorso, faceva la spola con l’orbita bassa intorno alla Terra”.

Com’è il “cruscotto" di una astronave? Si somigliano tutti, salvo innovazioni tecnologiche, un po’ come tutte le auto hanno volante freno e acceleratore?

“Eh no. Le automobili sono molto standardizzate per permettere a tutti di guidarle. Già le macchine volanti vicino alla superficie terrestre possono avere comandi molto diversi a seconda degli impieghi e richiedono addestramenti specifici. Si pensi a un elicottero, un aereo di linea o un aereo da caccia…”

Quindi su Orion è tutto diverso rispetto alle sue esperienze passate?

“Sì, è una macchina di ultima generazione con una interfaccia molto moderna. Il comandante e il pilota sono in grado di manovrare senza togliere mai le mani dai comandi, senza dover intervenire con le dita sugli schermi. E poi, alcune delle funzionalità di navigazione sono molto più avanzate, proprio perché Orion è disegnata per viaggiare dalla Terra alla Luna e viceversa”.

Sarà impegnativo prenderci dimestichezza?

“È una astronave di cui dovrò acquisire completa padronanza. Si comincia a piccoli passi, imparando a conoscere i suoi sistemi, navigandoci dentro, prendendo contatto con tutti i suoi dispositivi. Sto iniziando da zero: può sembrare estremamente complesso, ma, per quanto mi riguarda, lo trovo estremamente intrigante”.

Sta dunque realizzando il suo sogno di bambino. E alle bambine e ai bambini italiani che, magari vedendola questi giorni in tv, sognano di diventare astronauti, cosa dice?

“Che sono nel posto giusto e anche nel momento giusto. Il mio è un percorso tutto italiano ed europeo. E inizia con il sistema educativo italiano: le scuole elementari, le scuole superiori, l'Accademia Aeronautica, che credo che sia un esempio straordinario di educazione avanzata per per l’Italia. Il mio addestramento professionale nasce in Italia, prosegue con l'Agenzia Spaziale Europea. Quindi oggi un bambino o una bambina che vivono in Italia possono contare su un Paese che è in grado di sviluppare grandissime competenze”.

Le è stato chiesto se avrebbe preferito partecipare ad Artemis IV, la missione che nel 2028 riporterà gli esseri umani sulla Luna…

“Essere al servizio è un aspetto nobilissimo del mio lavoro. Questa missione magari non entrerà nella storia o nella memoria collettiva, perché non è una missione di superficie lunare. Ma per quanto mi riguarda è una missione dalla complessità e dall’interesse professionale molto elevato: sperimenteremo nello spazio l’aggancio tra tre veicoli completamente nuovi”.

Ha anche detto: “Mai dire mai”.

“Durante Artemis III acquisirò delle competenze molto approfondite su sistemi che non conoscevo. Questo mi darà delle qualifiche nuove, che prima non avevo. Perché mettere limiti a quello che può succedere?”

Quale sarà la fase più rischiosa della sua missione? Ancora una volta il rientro in atmosfera?

“Faccio fatica a stilare classifiche di rischio, importanza, valore. Nello spazio siamo ancora degli esploratori, stiamo ancora sperimentando. E ogni lancio presenta del rischio. Operazioni che non sono mai state fatte prima, tra astronauti che non hanno mai volato insieme, comportano dei rischi per esempio. Lo scudo termico della mia astronave sarà diverso da quello dell'Artemis II, che a sua volta era diverso da quello di Artemis I. Ci sarà sempre un rischio, dobbiamo imparare ad accettarlo e a gestirlo”.

Prima della convocazione della Nasa, aveva fissato altri due impegni in calendario: i mondiali di triathlon per i quali si è qualificato: il 13 settembre a Nizza e il 10 ottobre alle Hawaii. L’appuntamento con la Luna le impedirà di andare?

“Ah no, andrò di sicuro”.

Ha già scelto dove allenarsi con la corsa, la bici e il nuoto a Houston?

“Frequento questa città ormai da molto tempo e conosco i percorsi adatti come le mie tasche”.

Lo sport ad altissimo livello l’aiuta anche quando fa l’astronauta?

“Assolutamente. Ci sono colleghi che usano lo yoga o la meditazione. Hanno fatto provare anche me, ma io non riesco a stare fermo. E ho scoperto che la mia meditazione avviene durante pedalate di 5 ore, corse di 3 ore e nuotate di un’ora. È lì che riesco a svuotare il cervello”.

Vola nello spazio e quando è sulla Terra corre a tempo di record. Sua moglie e le sue due figlie riescono a starle dietro?

“Sono io che devo tenere il passo di mia moglie, perché è molto più avanti di me. Per le sue capacità, la sua intelligenza, la sua volontà di crescere, migliorarsi, di gestire la propria vita, la sua indipendenza. Marta non solo è un grandissimo supporto, ma è un miglioramento della mia vita e un alleggerimento delle mie complessità. Le mie figlie: loro sono il futuro. E il mio ruolo di padre non consiste nel tenerle per mano, ma nel seguirle lungo il loro percorso di vita”.

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