Papa Leone alle Canarie: “L’Europa non può abituarsi a un Mediterraneo cimitero di migranti”
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziGRAN CANARIA – L'Europa "non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l'Atlantico siano cimiteri senza lapidi". Lo ha detto papa Leone XIV appena giunto nelle Canarie, terza e ultima tappa del suo viaggio in Spagna. Compiendo quello che era un progetto di papa Francesco, Prevost ha voluto concludere la sua visita nell'arcipelago di fronte alle coste dell'Africa occidentale approdo dei migranti della rotta atlantica.
Domani entra in vigore il patto europeo per l’asilo e l’immigrazione.
Corpi senza vita
"Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque”, ha detto il Papa. “Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana”.
"Non siete numeri”
"Cari migranti”, ha detto il Papa al porto di Arguineguín, sull’isola Gran Canaria: “Prima di dirvi qualsiasi altra paro…
GRAN CANARIA – L'Europa "non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l'Atlantico siano cimiteri senza lapidi". Lo ha detto papa Leone XIV appena giunto nelle Canarie, terza e ultima tappa del suo viaggio in Spagna. Compiendo quello che era un progetto di papa Francesco, Prevost ha voluto concludere la sua visita nell'arcipelago di fronte alle coste dell'Africa occidentale approdo dei migranti della rotta atlantica.
Domani entra in vigore il patto europeo per l’asilo e l’immigrazione.
Corpi senza vita
"Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque”, ha detto il Papa. “Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana”.
"Non siete numeri”
"Cari migranti”, ha detto il Papa al porto di Arguineguín, sull’isola Gran Canaria: “Prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono ‘canti delle sirene’, sono industrie di morte. Il vostro dramma”, ha detto Prevost, “deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa”, ha sottolineato Leone tra gli applausi, “che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”.
Come Francesco
Leone ha replicato il gesto compiuto da Francesco a Lampedusa nel 2013 ed ha lanciato nell’oceano una corona di fiori in commemorazione dei tanti migranti morti. Il Papa si è poi soffermato in preghiea dinanzi ad una croce realizzata con i resti di un’imbarcazione di naufraghi.
Sovranisti contro
Se in Spagna il governo del socialista Pedro Sanchez, presente alle Canarie per il Papa, ha da poco regolarizzato 500mila migranti, il partito di ultradestra Vox alimenta la retorica xenofoba della "prioridad nacional" utilizzando l'argomento delle radici cristiane dell'Europa; convinto sostenitore della teoria secondo la quale l’accoglienza dei migranti sia un “pull factor”, ossia li spinga a partire, il loro leader, Santiago Abascal, ha attaccato frontalmente i vescovi spagnoli sull’immigrazione accusandoli anche di trarre profitto economico dal sistema di accoglienza.
Il molo della vergogna
Il Papa visita il cosiddetto "molo della vergogna", dove nel 2020 arrivarono, nel giro di una settimana, circa 3.000 migranti. Dalla Mauritania e dal Senegal, dal Marocco al Sahara, i migranti arrivarono a bordo di cayucos senegalesi e pateras, imbarcazioni di fortuna. A causa della pandemia da Covid, tuttavia, nessuno poteva entrare nel Porto: solo la Caritas si attrezzò per soccorrere i naufraghi, portando cibo e materiale sanitario. Dal 2020 sono morte 19mila persone mentre tentavano di raggiungere le Canarie, 1.906 solo nel 2025. Nel 2026 il flusso è diminuito dell’80%: “Questo”, ha spiegato al settimanale Vida Nueva Jesua Yave Pinar Ramirez, responsabile della Red de África y Europa para la Movilidad Humana (Raemh), “non significa che si sia ridotto il fenomeno migratorio, ma che si è trasformato: ci sono traiettorie più larghe, clandestine e molto più mortali”. Le Canarie sono spagnole dal 1496 e sono, oggi, una comunità autonoma. Prima di rientrare a Roma, domani, Leone si trasferirà da Gran Canaria a Tenerife.
“Trafficanti mostri”
Nel suo discorso il Papa non manca di condannare i trafficanti di esseri umani e di sottolineare che accanto al diritto a migrare esiste anche il diritto a restare nel proprio Paese. "Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari”, ha detto Leone: “Mafie che trafficano sulla disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette che i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio", ha detto Prevost. Per questo, ha proseguito, "la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque".
Doppio diritto
"La dignità umana”, ha sottolineato poi il Papa, “esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera".
“Potrebbe essere nostra figlia”
"Quando il migrante smette di essere uno dei tanti", ha detto Leone rispondendo alla testimonianza di Tito Villarmea, un soccorritore marittimo, “smette di essere una categoria e una cifra. Solo allora comprendiamo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia, quei volti parte della nostra famiglia; e allora, la coscienza non ha più scuse”.
Vittime di tratta
"Ci hai raccontato di aver lasciato il tuo Paese, non perché lo volessi, ma perché non c’era altra scelta”, ha detto riecheggiando una seconda testimonianza scritta di una donna nigeriana, Blessing, che per motivi di sicurezza non era presente fisicamente: “Vorrei che questo messaggio arrivasse a te e a tante donne vittime della tratta e dello sfruttamento: se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se hanno voluto rinchiuderti in un passato di dolore, Dio continua a pronunciare su di te una promessa di futuro. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia e sorella, sei una benedizione”.
"Che mondo abbiamo costruito?”
"Da quest'isola", ha detto il Papa, "vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?".
“Cosa resta dell’umanità”
"Che nostra Signora del Carmelo", ha concluso Leone, "accompagni coloro che sono arrivati, consoli chi ha perso i propri cari, sostenga quelli che li accolgono e risvegli in tutti noi il coraggio della misericordia. E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste. Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi".