L’ex calciatrice della Nazionale: “L’Italia vieta alle donne single di diventare madri”
di Maria Novella De Luca“Per tanti anni il calcio è stata la mia vita, il mio lavoro e la mia passione. Ma la conquista più grande è stata un'altra: riuscire a mettere al mondo mia figlia”. Isabel Lily, una tutina rosa, tre mesi di felicità, di notti insonni, di nonni emozionati e di qualche inquietudine sul futuro. “Eccomi, finalmente dorme, cogliamo l’attimo fuggente”. Alia Guagni, 38 anni, ex calciatrice della Nazionale, mamma single di Isabel Lily concepita con la fecondazione assistita in Spagna, parla al telefono dalla sua casa di Firenze. “L’ho così tanto desiderata che ancora mi sembra un sogno”.
Alia, oggi lei è il volto della campagna dell’Associazione Coscioni, “Pma per tutte”. Raccolta di firme per una legge che cancelli uno degli ultimi divieti della legge 40. Ossia la norma che impedisce in Italia alle donne single di accedere alla fecondazione assistita, cioè alle banche dei gameti, per diventare madri senza un partner.
“Infatti…
“Per tanti anni il calcio è stata la mia vita, il mio lavoro e la mia passione. Ma la conquista più grande è stata un'altra: riuscire a mettere al mondo mia figlia”. Isabel Lily, una tutina rosa, tre mesi di felicità, di notti insonni, di nonni emozionati e di qualche inquietudine sul futuro. “Eccomi, finalmente dorme, cogliamo l’attimo fuggente”. Alia Guagni, 38 anni, ex calciatrice della Nazionale, mamma single di Isabel Lily concepita con la fecondazione assistita in Spagna, parla al telefono dalla sua casa di Firenze. “L’ho così tanto desiderata che ancora mi sembra un sogno”.
Alia, oggi lei è il volto della campagna dell’Associazione Coscioni, “Pma per tutte”. Raccolta di firme per una legge che cancelli uno degli ultimi divieti della legge 40. Ossia la norma che impedisce in Italia alle donne single di accedere alla fecondazione assistita, cioè alle banche dei gameti, per diventare madri senza un partner.
“Infatti per poter mettere al mondo Isabel Lily sono dovuta andare in Spagna, a Barcellona. Ho sempre voluto avere dei figli, ma finché ho giocato a calcio sapevo che non era possibile conciliare quella vita di allenamenti e trasferte con la maternità. Senza contare che il calcio femminile fino a poco tempo fa non era nemmeno considerato una professione. Così nel 2024, su suggerimento della mia ginecologa, ho congelato i miei ovociti”.
In Italia?
“No, in una clinica spagnola. Avrei potuto congelarli anche in Italia, ma poi, ed è incredibile, non avendo un compagno, non avrei potuto utilizzarli. Nel nostro paese a noi single e alle coppie lesbiche non è concesso diventare madri. Se accade naturalmente va bene, ma con la banca del seme, no. Sono pregiudizi e moralismi antichi, fuori tempo”.
Molti altri divieti di quella legge che così tanta sofferenza ha inflitto alle donne sono stati abbattuti a colpi di sentenze della Corte Costituzionale. Oggi infatti l’eterologa è consentita alle coppie, anche a quelle di fatto. Ma le single restano escluse.
“Una discriminazione grave. Ma ero preparata e decisa comunque a diventare madre. A maggio del 2025 - non senza qualche rimpianto - ho smesso di giocare. Un mese dopo in Spagna mi è stato impiantato uno dei miei embrioni fecondato con il seme di donatore. E’ andato tutto bene, al primo tentativo, una meraviglia visto che avevo già 37 anni. A marzo del 2026 è arrivata Isabel Lily. Ma non è stato facile”.
In che senso?
“Bisogna prima di tutto sapere come muoversi, ci vogliono soldi, organizzazione e, lo ammetto, tanto coraggio. Sapevo anche di poter contare, dopo la nascita di Isabel, sull’aiuto dei miei genitori. Aver passato poi un lungo periodo in Spagna, dove ci sono le migliori cliniche al mondo per la fecondazione assistita, mi ha certamente aiutata. Però dell’impianto e della gravidanza non ho parlato con nessuno fino alla fine del terzo mese”.
Bisogna aver le spalle larghe. Non si è sentita sola in questo percorso?
“Un po’ sì, certo, ma ho preferito non illudere la mia famiglia che sognava l’arrivo di un bebè. Ed è arrivata Isabel Lily”.
Chi l’ha accompagnata in sala parto?
“Una persona a cui ho voluto molto bene”.
Senta Alia, perché ha dovuto abbandonare il calcio?
“Avevo ben chiaro che dopo due anni fuori dal campo rientrare sarebbe stato molto difficile. E soprattutto, poi, gestire Isabel Lily, nonostante l’aiuto dei miei genitori. No, il calcio femminile non facilita la maternità. Anzi discrimina le calciatrici madri. Per fortuna sono riuscita ad aver la disoccupazione”.
Cosa farà nel futuro?
"Mi piacerebbe restare nell’ambito del calcio, naturalmente con altri ruoli. Ho fatto anche il corso da allenatrice. Mentre ero incinta”.
Vorrebbe anche altri figli?
"Chissà. Ho altri due embrioni congelati nella clinica spagnola...Chissà. Ci vuole un grande coraggio”.
Come mai ha deciso di diventare il simbolo della campagna Coscioni per la legge di iniziativa popolare?
“Perché mi piacerebbe che mia figlia crescesse in un paese più giusto dove la fecondazione assistita sia accessibile a tutte le donne, senza dover andare all'estero per realizzare il proprio sogno. Mi stanno scrivendo decine di donne single e coppie di donne che vorrebbero diventare madri, ma l’Italia le discrimina. In nome di una famiglia ideale che non esiste più, mentre di bambini nel nostro paese non ne nascono più. Spero davvero che questa legge arrivi in Parlamento”.
Il link per firmare sul sito dell’Associazione Coscioni: “Pmaper tutte.it”.