Medici, la Lombardia attacca: “Il governo sbaglia tutto”
di Michele BocciLa più grande Regione italiana, storicamente guidata dal centrodestra, va all’attacco del governo. Dopo lo sfogo di mercoledì nel corso della riunione tra assessori alla Salute del responsabile della Sanità della Lombardia, Guido Bertolaso, ieri è arrivata la presa di posizione pubblica del presidente Attilio Fontana. Decidere di fermare la riforma della sanità territoriale, che prevedeva anche la trasformazione in dipendenti di una piccola parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, è stata «una scelta veramente sbagliata del governo, anche perché era una proposta sottoscritta sia dai presidenti di centrosinistra che del centrodestra». Proprio l’intesa tra tutte le Regioni (e il ministro alla Salute Orazio Schillaci), per Fontana «avrebbe dovuto far riflettere un po’ di più il governo perché era una strada necessaria. Era l’inizio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità e a me è molto dispiaciuto che, purtroppo, dei condizionamenti di varia natura ab…
La più grande Regione italiana, storicamente guidata dal centrodestra, va all’attacco del governo. Dopo lo sfogo di mercoledì nel corso della riunione tra assessori alla Salute del responsabile della Sanità della Lombardia, Guido Bertolaso, ieri è arrivata la presa di posizione pubblica del presidente Attilio Fontana. Decidere di fermare la riforma della sanità territoriale, che prevedeva anche la trasformazione in dipendenti di una piccola parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, è stata «una scelta veramente sbagliata del governo, anche perché era una proposta sottoscritta sia dai presidenti di centrosinistra che del centrodestra». Proprio l’intesa tra tutte le Regioni (e il ministro alla Salute Orazio Schillaci), per Fontana «avrebbe dovuto far riflettere un po’ di più il governo perché era una strada necessaria. Era l’inizio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità e a me è molto dispiaciuto che, purtroppo, dei condizionamenti di varia natura abbiano eliminato l’opportunità di arrivare a una riforma che sarebbe stata utile per tutti. Ritengo che la decisione di ritirarla sia stata quantomeno affrettata». La riforma era pensata per aprire, e far funzionare, nei termini posti dal Pnrr, le Case di Comunità: «Ce lo spiegherà il governo come faremo ad aprirle».
Parla di condizionamenti, Fontana, senza specificare quali siano. Di certo dentro la maggioranza, e pure dentro il ministero se si pensa a una figura come quella del sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, in molti hanno remato contro la riforma.
I più fieri oppositori del testo sono stati i sindacati dei medici di famiglia, che hanno fatto anche leva sulla politica ottenendo alla fine che invece del decreto legge si faccia una modifica della convenzione che li lega al sistema sanitario. Si chiederà ai dottori di lavorare almeno 6 ore la settimana nelle Case di Comunità, come ha spiegato ieri agli assessori il capo di Gabinetto di Schillaci, Marco Mattei. Ma bisognerà trattare con i medici, come ha fatto capire ieri il sindacato Fimmg: «Davanti al rischio di una pandemia economica che potrebbe derivare dal mancato raggiungimento degli obiettivi legati alle Case della Comunità, vogliamo dire con chiarezza che la nostra parte siamo pronti a farla. Per questo ribadiamo, come abbiamo sempre fatto, la nostra disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr, con serietà e senso delle istituzioni. Non rivendichiamo vittorie: chiediamo responsabilità condivisa».
Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, «stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti interessati e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza».
Dura anche la Cgil: «È in corso un pessimo teatrino. Per non sprecare le tante risorse destinate dal Pnrr alla Missione salute e per realizzare la riforma dell’assistenza territoriale, il Governo ha la responsabilità di aprire una discussione parlamentare e trattare seriamente la riforma necessaria che coinvolge i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta».