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Leone XIV: “Integrare i migranti è impedire un secondo naufragio. Ai trafficanti dico: convertitevi”

(reuters)

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Secondo giorno nelle Canarie prima del rientro a Roma
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TENERIFE – Non solo accogliere: “Integrare significa impedire questo secondo naufragio”. Nel secondo giorno alle Canarie, papa Leone XIV torna a fare appello per gli immigrati che approdano alle coste di questo arcipelago spagnolo che si trova di fronte alle coste dell’Africa nord-occidentale. E dalla Plaza de Cristo di Tenerife si rivolge ai trafficanti di esseri umani: “Fermatevi! Convertitevi!”.

I cimiteri del mare

“Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare”, ha detto Leone. “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana. Tuttavia, esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità. Integrare significa impedire questo secondo naufragio. Significa aiutare chi è arrivato ferito a non rima…

TENERIFE – Non solo accogliere: “Integrare significa impedire questo secondo naufragio”. Nel secondo giorno alle Canarie, papa Leone XIV torna a fare appello per gli immigrati che approdano alle coste di questo arcipelago spagnolo che si trova di fronte alle coste dell’Africa nord-occidentale. E dalla Plaza de Cristo di Tenerife si rivolge ai trafficanti di esseri umani: “Fermatevi! Convertitevi!”.

I cimiteri del mare

“Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare”, ha detto Leone. “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana. Tuttavia, esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità. Integrare significa impedire questo secondo naufragio. Significa aiutare chi è arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunità”.

Secondo giorno tra i migranti

Il Papa ha lasciato questa mattina Gran Canaria per raggiungere Tenerife, dove per prima cosa ha visitato il centro di accoglienza Las Raíces. Il Pontefice ha visitato una tenda e salutato alcuni migranti, e poi si è trasferito a Plaza de Cristo per incontrare le realtà di integrazione dei migranti. Questo pomeriggio il volo di ritorno a Roma, dove Leone atterrerà in serata.

"Siamo tutti migranti”

“Cari fratelli e sorelle, tutti — in qualche modo — siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste”, ha detto il Papa parlando in francese al centro di accoglienza per rivolgersi agli africani francofoni. “Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”.

Barriere invisibili

Nella piazza centrale di Tenerife Prevost ha rilevato, in spagnolo, che “le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, nella paura o nell’indifferenza. Il mare, che circonda queste isole, ci porta storie che non sempre sappiamo leggere: storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una città senza mura, anche il cuore è chiamato ad aprirsi per accoglierle”.

Monito ai trafficanti

“E da questa piazza”, ha scandito il Papa, “voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi!”, ha esclamato Prevost tra gli applausi della folla. “Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui. Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro”.

Il valore dell’accoglienza

“La nostra presenza”, ha detto ancora il Papa, “vuole testimoniare che la solidarietà nasce dal riconoscimento della dignità umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia. È chiamata a impegnarsi e a prendere la forma di un processo. L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro”.

Agli antipodi di Vox

Se in Spagna il partito di ultra-destra Vox è un sostenitore della teoria secondo la quale accogliere i migranti sia un “pool factor”, cioè inciti altri migranti a partire, “ogni società che accoglie”, ha detto Leone, “ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Così, chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità. Questa è una preziosa forma di misericordia”. Integrare, ha sottolineato il Papa, “è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro. A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni”.

Evangelizzare con rispetto

Ai cattolici “vorrei chiedere ancora una cosa: che l’integrazione non si riduca a un compito sociale, per quanto necessario”, ha detto Leone. “Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona. Evangelizzare significa condividere con rispetto e umiltà il tesoro che sostiene la nostra azione e la nostra speranza. Una Chiesa che accoglie è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri”.

Il parroco di El Hierro

A prendere la parola dinanzi al Papa in piazza, tra gli altri, la ministra del governo Sanchez per l'Inclusione, le Migrazioni e la Previdenza Sociale, Elma Saiz, il vescovo di Tenerife Eloy Alberto Santiago Santiago, quattro migranti provenienti da diversi paesi, Bousso Diouf, Mbacke dal Senegal – che ha fatto fare al Papa l’ormai consueto gesto six-seven, virale tormentone della gen alpha - Khlaid Allad dal Marocco, Thalia Johana Saldarriaga Diago dalla Colombia, e don Darwin Rivas, a sua volta migrante venezuelano nonché parroco di El Hierro, l’isola più piccola e più periferica delle Canarie dove si è riversata una gran quantità di migranti dall’Africa.

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