L’omaggio di papa Leone alle spoglie di Agostino: “Basta con odio e insulti”
dai nostri inviati Brunella Giovana e Iacopo ScaramuzziRaccontano che nelle ore successive al Conclave Robert Francis Prevost abbia accarezzato l’idea di sgattaiolare a Pavia per pregare sulle spoglie mortali del suo santo di riferimento, Agostino, sbarcate 1300 anni fa nella cittadina lombarda sotto il re longombardo Liutprando. «Ma Robert, non puoi venire così», gli rispose un confratello agostiniano: «Ormai sei Papa!». Leone XIV ha coronato quel sogno ieri, quando è finalmente tornato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che ha visitato più e più volte da semplice frate e poi superiore del suo ordine religioso.
Accolto in pompa magna su tappeti rossi laboriosamente sistemati per il suo arrivo, però, il Pontefice ha evitato ogni trionfalismo. Che poi ieri non era neppure la memoria liturgica del santo di Ippona, che cade il 28 agosto: la scelta della data è sembrata dettata più che altro da esigenze pratiche, piazzata tra un appuntamento e l’altro, il recente viaggio di una settimana in Spagna e il Concistoro del prossimo fine set…
Raccontano che nelle ore successive al Conclave Robert Francis Prevost abbia accarezzato l’idea di sgattaiolare a Pavia per pregare sulle spoglie mortali del suo santo di riferimento, Agostino, sbarcate 1300 anni fa nella cittadina lombarda sotto il re longombardo Liutprando. «Ma Robert, non puoi venire così», gli rispose un confratello agostiniano: «Ormai sei Papa!». Leone XIV ha coronato quel sogno ieri, quando è finalmente tornato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che ha visitato più e più volte da semplice frate e poi superiore del suo ordine religioso.
Accolto in pompa magna su tappeti rossi laboriosamente sistemati per il suo arrivo, però, il Pontefice ha evitato ogni trionfalismo. Che poi ieri non era neppure la memoria liturgica del santo di Ippona, che cade il 28 agosto: la scelta della data è sembrata dettata più che altro da esigenze pratiche, piazzata tra un appuntamento e l’altro, il recente viaggio di una settimana in Spagna e il Concistoro del prossimo fine settimana.
Accolto dai suoi amici di lunga data, papa Leone ha sì citato sant’Agostino, e ha guardato assorto i suoi resti mortali sistemati in una teca sull’altare della chiesa, ma per proporre un messaggio universale. «Tutti vogliamo vivere in pace», ha detto parlando a braccio alla folla di giovani che lo attendeva sotto il sole a piazza Vittoria: «Ma come ci ha detto sant’Agostino, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi, il che vuol dire basta con parole di odio, basta con gli insulti, basta con il bullying. Basta», ha insistito, «con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità fra i paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione». E ancora, sempre a braccio nel convento degli agostiniani: «Sant’Agostino ci insegna a vivere ciò che Gesù Cristo ci ha insegnato: amare Dio e amare i fratelli e le sorelle… e quando gli hanno domandato qual è più importante, ha detto che in ordine bisogna amare prima Dio, però non sappiamo se stiamo amando Dio se non amiamo i fratelli, quindi è importante l’amore, la carità verso tutti». Un modo elegante di dire che non bisogna contrapporre — cosa che nella Chiesa non di rado si fa — spiritualità ascetica e impegno sociale: bisogna far crescere, ha detto, «una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi». Occuparsi di Dio, così come delle guerre in corso, dei poveri, dei migranti.
Se il Pontefice agostiniano ha tenuto un basso profilo, non hanno invece nascosto il proprio orgoglio le città visitate, prima Pavia e poi Sant’Angelo Lodigiano. Dopo essere andato due volte in Campania nelle scorse settimane, a Pompei, Napoli e Acerra, e prima di andare a Lampedusa il 4 luglio, il giorno dell’indipendenza Usa, era la prima volta che Prevost andava al nord Italia da Papa. Un «dono grande e bello», ha detto il vescovo pavese Corrado Sanguineti («Non sono geloso», ha assicurato l’arcivescovo di Milano Mario Delpini), e il vescovo lodigiano Maurizio Malvestiti ha raccontato che quando ha saputo che Leone sarebbe andato nella diocesi vicina si è fatto avanti per invitarlo nella città che ha dato i natali a Francesca Cabrini, la missionaria patrona degli emigrati, nonché la prima santa americana — esempio quanto mai attuale, per il Papa — morta proprio nella sua Chicago. A Pavia c’erano tutti i vescovi lombardi, il governatore Attilio Fontana, a Sant’Angelo molti sindaci della regione.
Tra la gente c’è curiosità. «Certo dopo Francesco, non è facile fare il Papa», dicono Martina e Sheila, «ma diamogli tempo». Lady Montano e Christopher, invece, salvadoregni trapiantati a Pavia, non hanno dubbi: «È un uomo umile e accessibile, e siamo felici presto verrà anche in visita America latina». Migliaia di persone accorrono a vederlo, sfidando una cappa di padanissimo caldo umido e immobile: c’è chi ha atteso ore sotto il sole, i ragazzi pavesi hanno eroicamente ballato per ore sul sagrato del duomo, un drappello di peruviani non ha rinunciato a la tenuta d’ordinanza della loro associazione religiosa, una palandranona turchese che ricorda un miracolo del 1700, la protezione civile ha annaffiato più volte i 2200 ragazzi che hanno atteso al campo sportivo di Sant’Angelo. «Voi giovani potete cambiare il mondo», dice loro il Papa, «noi vi aspettiamo». Poi si asciuga la fronte grondante sudore, saluta, e riprende l’elicottero per tornare a Roma.