Lo scherzo a un amico per il suo addio al celibato è finito con l’arrivo della polizia, una giornata in questura e la storia approdata in tribunale con un processo. Una vicenda che fa sorridere ma che di fatto mette un punto fermo su quali sono le circostanze che determinano il reato di procurato allarme. Che può essere contestato solo a chi materialmente lancia la falsa emergenza o a chi viene incaricato di farlo dagli organizzatori. Così, di fatto, spiega la Cassazione con una sentenza di pochi giorni fa.
Guardiamo al caso particolare sul quale si è espressa la Suprema corte. Primavera di due anni fa ad Arezzo, alcuni amici organizzano la goliardata: sequestrano il loro amico, lo ammanettano, gli puntano una pistola giocattolo alla testa, lo mettono in auto e gli rivelano che stanno andando alla sua festa di addio al celibato.
Tutto molto simpatico. Se non fosse che alla scena assiste un passante che, sotto shock, chiama la polizia. Le volanti arrivano in strada, bloccano i sequestr…
Lo scherzo a un amico per il suo addio al celibato è finito con l’arrivo della polizia, una giornata in questura e la storia approdata in tribunale con un processo. Una vicenda che fa sorridere ma che di fatto mette un punto fermo su quali sono le circostanze che determinano il reato di procurato allarme. Che può essere contestato solo a chi materialmente lancia la falsa emergenza o a chi viene incaricato di farlo dagli organizzatori. Così, di fatto, spiega la Cassazione con una sentenza di pochi giorni fa.
Guardiamo al caso particolare sul quale si è espressa la Suprema corte. Primavera di due anni fa ad Arezzo, alcuni amici organizzano la goliardata: sequestrano il loro amico, lo ammanettano, gli puntano una pistola giocattolo alla testa, lo mettono in auto e gli rivelano che stanno andando alla sua festa di addio al celibato.
Tutto molto simpatico. Se non fosse che alla scena assiste un passante che, sotto shock, chiama la polizia. Le volanti arrivano in strada, bloccano i sequestratori, tutti finiscono negli uffici della questura. Nonostante le spiegazioni tra sorrisi e un po’ di imbarazzo, la vicenda finisce in tribunale. A processo va l’amico che aveva puntato la pistola allo scapolo in procinto di sposarsi. Il collegio decide che quell’uomo non ha commesso alcun reato, viene prosciolto. Non c’è procurato allarme. Il perché risiede nella motivazione del tribunale: il finto sequestratore non ha annunciato “un disastro, un infortunio o un pericolo”. A farlo è stato semmai il passante, anche se involontariamente.
Gli amici del promesso sposo non avevano alcun interesse a diffondere la loro bravata. La decisione del tribunale di Arezzo non è stata condivisa dal procuratore generale che ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che “l’imputato ha consapevolmente organizzato e volutamente creato l'apparenza di un pericolo inesistente, qual è quello del sequestro di persona da parte dei soggetti armati”. Era inevitabile, secondo il procuratore generale, che il cittadino convinto di avere assistito a un sequestro di persona diffondesse l’allarme. Il reato sarebbe stato “mediato”, così come prevede l’articolo 658 del codice penale che spiega il reato di procurato allarme, a un privato e non alle forze dell’ordine direttamente.
Ma, osserva la Cassazione, anche l’allarme “mediato” è stato lanciato in modo inconsapevole. Cioè, il cittadino che vedendo quel falso rapimento ha chiamato la questura non era cosciente che quello era un sequestro programmato per fare uno scherzo. La sua comunicazione alle forze dell’ordine era genuina, mentre il codice penale prevede che anche il procurato allarme “mediato” deve avvenire con la consapevolezza di segnalare un evento falso. Su questa base la Cassazione non ha accolto il ricorso del procuratore generale. Dopo due anni, chi ha organizzato quella goliardata ha la certezza che su di lui non pende alcuna vicenda giudiziaria. In futuro, è molto probabile, che non organizzerà più uno scherzo simile.