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Stretta sui social, l'Australia il paese più all’avanguardia. In Italia si discute ma nessun divieto

Il continente dell’Oceania è il primo nel mondo ad aver introdotto un blocco generalizzato per gli under 16. Nello Stivale le regole dettate dalle piattaforme per i minori di 14 anni: ci vuole il consenso dei genitori. Quattro ddl ancora non approvati
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Il primo ministro britannico Keir Starmer propone una legge per vietare i social ai minori di 16 anni. Ma cosa accade in Italia?

I divieti

Nel nostro Paese non c’è una legge che vieta l’uso dei social ai minori al di sotto dei 14 anni. Ci sono delle raccomandazioni, delle regole dettate dalle stesse piattaforme. Sotto i 14 anni l'iscrizione ai social network è consentita solo con il consenso esplicito dei genitori o di chi ne fa le veci. Dai 14 anni in su: i minori possono iscriversi senza il permesso dei genitori e prestare il proprio consenso per il trattamento dei dati.

Le leggi in discussione

Sono almeno quattro le proposte di legge per regolare il mondo digitale, anche per i minori. Riguardano i social e le piattaforme. Due sono più datate, altre due sono state proposte nell’aprile scorso. Nessuna è stata ancora approvata.Una proposta di legge presentata dal Pd al Senato punta a vietare le forme di “dipendenza” legate ai social media. Il testo, a prima firma dei senatori del Pd A…

Il primo ministro britannico Keir Starmer propone una legge per vietare i social ai minori di 16 anni. Ma cosa accade in Italia?

I divieti

Nel nostro Paese non c’è una legge che vieta l’uso dei social ai minori al di sotto dei 14 anni. Ci sono delle raccomandazioni, delle regole dettate dalle stesse piattaforme. Sotto i 14 anni l'iscrizione ai social network è consentita solo con il consenso esplicito dei genitori o di chi ne fa le veci. Dai 14 anni in su: i minori possono iscriversi senza il permesso dei genitori e prestare il proprio consenso per il trattamento dei dati.

Le leggi in discussione

Sono almeno quattro le proposte di legge per regolare il mondo digitale, anche per i minori. Riguardano i social e le piattaforme. Due sono più datate, altre due sono state proposte nell’aprile scorso. Nessuna è stata ancora approvata.Una proposta di legge presentata dal Pd al Senato punta a vietare le forme di “dipendenza” legate ai social media. Il testo, a prima firma dei senatori del Pd Antonio Nicita e Lorenzo Basso, mira a a regolamentare le piattaforme per contrastare dipendenza, influenza e manipolazione degli algoritmi. La verifica dell’età dei minori, è l’idea dei senatori dem, deve avvenire a livello di sistema operativo e non tramite app.Noi Moderati ha presentato una proposta di legge con Mara Carfagna per l’accesso ai social da parte dei minori. La proposta prevede il divieto assoluto sotto i 13 anni, ma introduce per la fascia 13-16 un regime di navigazione protetta obbligatorio. Non solo una questione di anagrafe. La norma interviene direttamente sul design delle piattaforme, imponendo la disattivazione di scroll infinito, autoplay e notifiche notturne. Il cuore della proposta è il rafforzamento del parental control, che permetterà ai genitori di gestire tempi e contatti, supportati da un sistema di verifica dell’età certificato dall’Agcom.

La prima proposta di legge (in ordine cronologico) è un disegno di legge che riguarda il divieto per legge dei social ai minori di 15 anni. Marianna Madia (allora al Pd e adesso al gruppo Italia Viva-Casa Riformista) e Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) l’hanno presentata a maggio del 2024. Modificato e riscritto per armonizzarlo con il regolamento europeo, accolto con favore da entrambi gli schieramenti, ha subito uno stop inatteso e ancora senza spiegazione ufficiale durante un consiglio dei ministri dello scorso ottobre.

La seconda proposta è della Lega, gennaio 2026, depositata in Parlamento, che prevede divieti per gli under 15 e l’obbligo del consenso genitoriale per i più grandi. Prima firmataria, Giorgia Latini. E sostenuta dai vertici del partito, incluso Armando Siri.

I divieti nel mondo

Il divieto di accesso ai social network per i minori di 16 anni, fino a pochi mesi fa considerato una misura estrema, è diventato uno dei nuovi terreni di confronto tra governi, piattaforme digitali e autorità per la protezione dei minori. L’obiettivo dichiarato è limitare l’esposizione dei più giovani a contenuti dannosi, cyberbullismo, dipendenza da piattaforme e contatti pericolosi. Ma il quadro internazionale resta frammentato: pochi Paesi hanno già introdotto un divieto effettivo, molti altri ne discutono e gli studi disponibili non consentono ancora di stabilire con certezza quali saranno gli effetti reali di queste misure.

Australia capofila

Il caso più avanzato è l’Australia, primo Paese al mondo ad aver introdotto un blocco generalizzato per gli under 16. Dal 10 dicembre 2025 le principali piattaforme social non possono consentire agli utenti sotto quella soglia di età di mantenere un account. La misura riguarda, tra gli altri, Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat, X, Threads e YouTube. Le aziende devono adottare “misure ragionevoli” per impedire l’accesso ai minori e rischiano sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani in caso di violazioni. Il primo effetto è stato numerico: secondo l’autorità australiana per la sicurezza online, nelle settimane successive all’entrata in vigore della norma sono stati rimossi o disattivati circa 4,7 milioni di account riconducibili a utenti sotto i 16 anni. Il dato, però, non basta a misurare l’efficacia della legge. Le stesse autorità australiane hanno riconosciuto che molti minori sono riusciti a mantenere l’accesso o a spostarsi verso servizi meno controllati. Un’indagine successiva ha indicato che una quota consistente di ragazzi con account attivi prima del divieto era ancora in grado di usare alcune piattaforme.

Dal primo giugno 2026 anche la Malaysia ha avviato l’applicazione di una stretta analoga, vietando ai minori di 16 anni l’apertura di account social e chiedendo alle piattaforme di rafforzare i sistemi di verifica dell’età. Kuala Lumpur ha presentato la misura come risposta a cyberbullismo, truffe online e abusi sessuali su minori.

Cosa accade in Europa

In Europa il quadro è più fluido. La Spagna ha annunciato l’intenzione di vietare l’accesso alle piattaforme digitali ai minori di 16 anni, ma la misura deve ancora completare il suo percorso legislativo. Il governo di Pedro Sanchez la presenta come parte di un pacchetto più ampio contro contenuti illegali, disinformazione, hate speech e amplificazione algoritmica di materiali dannosi. Altri Paesi discutono misure simili, ma con soglie diverse. La Norvegia ha annunciato una proposta di legge per vietare i social sotto i 16 anni entro la fine del 2026. La Danimarca lavora invece a un limite sotto i 15 anni, con possibile consenso dei genitori per alcune eccezioni. La Francia ha già approvato nel 2023 una legge che fissava a 15 anni la "maggiore età digitale", prevedendo il consenso dei genitori per l'iscrizione dei più piccoli, ma l'applicazione è rimasta bloccata e Parigi sta ora lavorando a un nuovo impianto più stringente. Anche Canada, Grecia, Italia e altri Paesi europei stanno discutendo strumenti di verifica dell'età o limiti più severi, ma non tutti parlano di un divieto generalizzato.

Il nodo dell’accesso alle piattaforme

Per impedire l'accesso ai minori serve verificare l'età degli utenti, ma i sistemi disponibili sollevano problemi tecnici e di privacy. Documenti digitali, riconoscimento facciale, stime biometriche o controlli tramite app store possono ridurre l'elusione, ma comportano la raccolta di dati sensibili e rischiano di bloccare utenti legittimi. Le piattaforme preferirebbero spostare il controllo a livello di sistema operativo o negozio di app; i governi, invece, chiedono responsabilità dirette ai social network.

Cosa dice la scienza

Sul piano scientifico, il dibattito è meno netto di quello politico. Molti studi collegano un uso intenso o problematico dei social a depressione, ansia, disturbi del sonno e peggioramento dell'immagine corporea. Le autorità sanitarie statunitensi sostengono che gli adolescenti che trascorrono più di tre ore al giorno sui social presentano un rischio doppio di sintomi depressivi o ansiosi. Tuttavia, le principali revisioni scientifiche invitano alla cautela: la correlazione non equivale sempre a causalità, e gli effetti variano molto in base a età, vulnerabilità individuali, tipo di contenuti, contesto familiare e modalità d'uso.

La National Academies of Sciences, Engineering and Medicine ha concluso che la letteratura disponibile non consente di affermare che i social causino, a livello di popolazione, un peggioramento generalizzato della salute adolescenziale. Uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour nel 2025 ha confermato associazioni tra uso dei social e salute mentale, ma ha sottolineato che i dati analizzati non permettono di trarre conclusioni causali. In altre parole, il rischio esiste, ma non è uniforme e non può essere spiegato solo con la presenza o l'assenza dei social.Anche sugli effetti dei divieti le prove sono ancora limitate. Il caso australiano offre i primi dati amministrativi, ma non ancora risultati solidi su salute mentale, rendimento scolastico, benessere o relazioni sociali. Alcuni ricercatori avvertono che un bando può aiutare i genitori a fissare confini più chiari, ma può anche spingere i ragazzi verso piattaforme meno sicure, ridurre le occasioni di alfabetizzazione digitale e trasformare la verifica dell'età in un nuovo terreno di sorveglianza.

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