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La ragazza che ha denunciato le chat sessiste: “Così le ho scoperte, episodio grave che fa paura”

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Era a bordo del tram 15 lo scorso sabato: “Nella galleria del gruppo whatsapp c’erano altre immagini simili: tutte donne, tutte immagini scattate da uno schermo a disposizione degli autisti”
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«Mi è venuto istintivo fotografare quella chat. Non è una bravata, ma un episodio grave che mi fa rabbia e paura e va denunciato». Federica (nome di fantasia) ha 26 anni, fa la producer freelance ed è la passeggera che sabato scorso, il 13 giugno, ha sorpreso e diffuso una conversazione whatsapp tra dipendenti Atm, l’azienda del trasporto pubblico milanese, piena di foto di donne prelevate dalle telecamere di sicurezza a bordo dei mezzi.

Partiamo dall’inizio, come ha scoperto la chat?

«Ero salita sul tram 15 alla fermata di Porta Lodovica, Milano Sud. Avevo un trolley e un borsone e ho preso posto in piedi accanto all’entrata appoggiandomi alla maniglia di un sedile su cui era seduto un uomo con la divisa Atm. Mi dava le spalle e dunque avevo una visuale precisa dello schermo del suo telefono».

E cosa ha visto?

«Mi è balzato agli occhi che guardava e ingrandiva in continuazione questa foto che ritraeva una ragazza di spalle. Lo zoom era sempre sui suoi glutei. Apriva e chiudeva la cha…

«Mi è venuto istintivo fotografare quella chat. Non è una bravata, ma un episodio grave che mi fa rabbia e paura e va denunciato». Federica (nome di fantasia) ha 26 anni, fa la producer freelance ed è la passeggera che sabato scorso, il 13 giugno, ha sorpreso e diffuso una conversazione whatsapp tra dipendenti Atm, l’azienda del trasporto pubblico milanese, piena di foto di donne prelevate dalle telecamere di sicurezza a bordo dei mezzi.

Partiamo dall’inizio, come ha scoperto la chat?

«Ero salita sul tram 15 alla fermata di Porta Lodovica, Milano Sud. Avevo un trolley e un borsone e ho preso posto in piedi accanto all’entrata appoggiandomi alla maniglia di un sedile su cui era seduto un uomo con la divisa Atm. Mi dava le spalle e dunque avevo una visuale precisa dello schermo del suo telefono».

E cosa ha visto?

«Mi è balzato agli occhi che guardava e ingrandiva in continuazione questa foto che ritraeva una ragazza di spalle. Lo zoom era sempre sui suoi glutei. Apriva e chiudeva la chat, controllava la reazione dei colleghi, scrollava i loro messaggi inviati un paio di ore prima e li rileggeva compiaciuto».

Come ha capito che fosse una chat tra dipendenti Atm?

«Il titolo della chat era “Staff ticinese”, ho pensato al deposito dei bus di quella zona. E poi alcuni nomi era salvati con accanto la scritta Atm».

C’erano altre foto?

«Nella galleria del gruppo whatsapp, tra le varie foto inviate, c’erano altre immagini simili: tutte donne, tutte immagini scattate da uno schermo a disposizione degli autisti o di chi controlla le telecamere, tutte riprese dal circuito di sicurezza. Tutte con lo stesso format sessista».

Cosa si scrivevano tra loro?

«L’uomo che avevo accanto era il mittente della foto e sotto aveva scritto ‘il mio dolce per voi’. C’erano reazioni, esclamazioni in dialetto siciliano che alludevano a parti del corpo di quella donna del tutto ignara di essere ripresa e commentata: “Il sedere!”, “Nell’inguine”. Un’oscenità».

Perché ha preso il suo cellulare e ha fotografo quella chat?

«È stata una cosa istintiva, non mi sognerei mai di riprendere conversazioni altrui ma mi è sembrata immediatamente una cosa grave. E stare zitti, fare finta di niente mi sembrava assurdo e sbagliato».

Cosa ha provato?

«Tristezza, amarezza, sdegno. Rabbia, soprattutto. Sappiamo tutte che esistono queste chat e già questa è una cosa oscena. Ma la cosa peggiore è che qui si tratta di dipendenti di un ente pubblico che gestisce tutti i trasporti locali e dovrebbe garantire sicurezza, fa di continuo campagne su questo. E invece all’interno c’è del marcio».

Ora non si sente più sicura?

«Sono meno a mio agio, ho paura di ritrovarmi in conversazioni così. Ma non solo io, tutte le ragazze. Possibile che uno debba pensare a dove sedersi prendendo un bus, a cosa indossa? È orribile e non è giusto».

Ha denunciato?

«Lo farò oggi pomeriggio, assistita dall’avvocata Cathy La Torre. Ma intanto si è mossa Atm. Mi hanno contattato in privato e assicurato che prenderanno provvedimenti».

Cosa si aspetta?

«Che la mia denuncia serva, che casi così non passino in sordina. Nessuno dovrebbe voltarsi dall’altra parte, fare finta di nulla. Qualsiasi ragazza o ragazzo deve sapere che può ribellarsi. A me è la rabbia per tutte che mi fa andare avanti».

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