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Buttiglione: “Ruini amico colto e ironico, mi spinse in politica”

(ansa)

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L’ex presidente dell’Udc: “Quando rifiutò il funerale a Welby non ero d’accordo. Sparì con Francesco? No, è stata la storia”
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Rocco Buttuglione, ex presidente dell’Udc, e due volte ministro dei governi Berlusconi, si commuove quando parla del cardinale Camillo Ruini: «Era un amico, un uomo buono. E non sempre siamo andati d’accordo».

Che ricordo le viene in mente del cardinal Ruini?

«Era uno di grande fede e di grande cultura con uno sguardo ironico e disincantato sulle cose del mondo e ancora di più su quelle italiane. Aveva la testa di un grande intellettuale, delle viscere popolari, si identificava con il popolo italiano e con quello della sua regione. Era uno molto ostinato nelle sue opinioni».

Diceva che non sempre siete andati d’accordo. Quando siete stati su posizioni diverse?

«Non eravamo d’accordo quando la Chiesa italiana brancolava. Era il 1992 e la Chiesa non riusciva a orientarsi. Io decisi di dedicare uno studio al cambiamento in atto, spiegando che la fine di un partito che si ispirava alla dottrina sociale cristiana non era necessariamente un male perché la Chiesa poteva più liberamente dife…

Rocco Buttuglione, ex presidente dell’Udc, e due volte ministro dei governi Berlusconi, si commuove quando parla del cardinale Camillo Ruini: «Era un amico, un uomo buono. E non sempre siamo andati d’accordo».

Che ricordo le viene in mente del cardinal Ruini?

«Era uno di grande fede e di grande cultura con uno sguardo ironico e disincantato sulle cose del mondo e ancora di più su quelle italiane. Aveva la testa di un grande intellettuale, delle viscere popolari, si identificava con il popolo italiano e con quello della sua regione. Era uno molto ostinato nelle sue opinioni».

Diceva che non sempre siete andati d’accordo. Quando siete stati su posizioni diverse?

«Non eravamo d’accordo quando la Chiesa italiana brancolava. Era il 1992 e la Chiesa non riusciva a orientarsi. Io decisi di dedicare uno studio al cambiamento in atto, spiegando che la fine di un partito che si ispirava alla dottrina sociale cristiana non era necessariamente un male perché la Chiesa poteva più liberamente difendere i suoi valori e un elettore cattolico, che poteva spostarsi da una parte e dall’altra, poteva pesare di più. Gli regalai questo studio e lui mi spinse ad entrare in politica».

Ruini raccontò di aver appoggiato Silvio Berlusconi, era troppo schierato per essere un uomo di Chiesa?

«Sapeva che un gran numero di italiani non avrebbe mai votato a sinistra e che bisognava fare in modo che quella parte del paese fosse governata in modo democratico».

Negò i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, simbolo della battaglia per il diritto all’eutanasia. Lei come si schierò?

«C’era una pressione molto forte per affermare dei diritti che gran parte del paese non riconosceva. Io, sul rifiuto del funerale religioso, non sono stato d’accordo con Ruini perché c’è un dovere di misericordia della Chiesa ma dal punto di visto politico aveva ragione lui. Sarebbero stati presi come un cedimento di principio della Chiesa cattolica».

Cosa rimane oggi di quel Family day di cui Ruini fu uno dei principali promotori?

«Ricordo che fu un’enorme manifestazione di forza. Come un grande petardo fatto esplodere all’aperto ma che poi non seppe trovare un suo percorso verso la politica. Ruini trattò con Forza Italia, saltò sopra la nostra testa e secondo me fu un errore. Andava cercata una posizione più equilibrata che non cedesse sui principi ma che riconoscesse i diritti degli omosessuali senza andare a detrimento della famiglia tradizionale. C’erano margini di trattativa, ma Forza Italia aveva la preoccupazione di catturare il mondo cattolico».

Invitò gli italiani ad astenersi al referendum che abrogava i divieti più severi della fecondazione assistita. La consultazione fallì.

«Quella fu una scelta che io condivisi. Mise in evidenza che lo strumento del referendum si era consumato e lo rendeva inutile. Non si possono sottoporre a referendum certe materie, togliendo una parola di qua e una di là».

Con papa Francesco, il cardinal Ruini sparì dalla scena politica?

«Non è vero, sparì prima, per l’età ed era già fuori dai veri giochi per le vicende della storia. Papa Francesco è stato molto mal capito. Una volta mi disse: “Io dovevo rompere e ho rotto. Chi viene dopo di me dovrà ricucire”».

Oggi la Chiesa è peggiore senza figure come Ruini?

«Non sarei così sicuro. I personaggi crescono attraverso la storia e il cardinale Zuppi non è male. Penso che si possa guardare a lui con una certa speranza».

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