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Hip-hop e acrobazie, tutti pazzi per lo skate con vista Colosseo

La skater australiana Chloe Covell, tra le prime 8 del ranking mondiale ©GiuliaBoero

 

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A Colle Oppio i migliori si sfidano per la Coppa del mondo: “In questo sport siamo sempre di più. E cadere non ci fa paura”
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Gli auricolari con i fili in stile GenZ. L’atmosfera californiana. La musica hip-hop che lascia spazio alla wave anni Settanta. Fuori, sulla strada, atleti e amatori saltano con le tavole anche sui marciapiedi. “È la Coppa del mondo di skateboarding, bellezza!”, direbbe Humphrey Bogart. Nel parco di Colle Oppio, affaccio Colosseo, i migliori atleti del mondo si stanno affrontando a colpi di trick in uno degli skatepark più affermati in ambito internazionale e — orgogliosamente, dicono alcuni — con la vista più suggestiva del mondo. Una struttura che a partire dal 2021 ha consacrato Roma come una delle principali mete di questo sport e che raccoglie, da allora, anche atleti da Oltreoceano.

I migliori al mondo si riscaldano dietro le quinte del campo gara ©GiuliaBoero

 

Questa però non è una tappa come le altre, ma la prima di qualificazione in vista dei Giochi Olimpici di Los Angele…

Gli auricolari con i fili in stile GenZ. L’atmosfera californiana. La musica hip-hop che lascia spazio alla wave anni Settanta. Fuori, sulla strada, atleti e amatori saltano con le tavole anche sui marciapiedi. “È la Coppa del mondo di skateboarding, bellezza!”, direbbe Humphrey Bogart. Nel parco di Colle Oppio, affaccio Colosseo, i migliori atleti del mondo si stanno affrontando a colpi di trick in uno degli skatepark più affermati in ambito internazionale e — orgogliosamente, dicono alcuni — con la vista più suggestiva del mondo. Una struttura che a partire dal 2021 ha consacrato Roma come una delle principali mete di questo sport e che raccoglie, da allora, anche atleti da Oltreoceano.

I migliori al mondo si riscaldano dietro le quinte del campo gara ©GiuliaBoero

 

Questa però non è una tappa come le altre, ma la prima di qualificazione in vista dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Le evoluzioni sono mille e molte di loro difficili da pronunciare per un neofita: heelflip, airwalk, boardslide. Tutti aspettano — agitati — i migliori atleti del ranking. Rayssa Leal, campionessa del mondo 2024, medaglia d’argento a Tokyo 2020 e bronzo a Parigi 2024. Lo statunitense Jagger Eaton, argento a Parigi e bronzo a Tokyo. E ancora Sora Shirai, oro nell’edizione 2025 della Coppa del mondo di Roma. Il tifo è da stadio. La gioia, quando le line (cioè la sequenza di evoluzioni) vengono completate senza errori, è assoluta.

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Nel frattempo, sugli spalti, giovanissimi e adulti si scambiano consigli su come replicare i numeri che vedono dal vivo. Nicola, 7 anni, è guidato nello sguardo dalla mamma. Accanto, la sorellina colora annoiata. «Ho iniziato a febbraio, è la prima volta per me a una tappa mondiale. Sono autodidatta, provo i trick, ma non ho paura di cadere». E quando chiede aiuto alla mamma per ricordarsi quando ha messo il piede su una tavola per la prima volta, lei racconta: «Abbiamo scoperto questo parco per caso, da allora non si è mai fermato. Non è uno spericolato, mi piace portarlo perché vedo che si concentra, è il suo mondo».

Il warm up, il riscaldamento pre gara dietro le quinte della Coppa del mondo ©GiuliaBoero

 

Nella due settimane di eventi (quella appena conclusa, al “The Spot” del Lido di Ostia, per la specialità park; e quella attesissima ora, all’ombra dell’Anfiteatro Flavio, fino a domenica 21, per la specialità street) si alternano in gara 440 atleti, provenienti da oltre 70 Paesi e 5 continenti. Stati Uniti, Brasile e Giappone. Ma anche Senegal, Nigeria, Polonia, Paraguay, Ucraina.

Ognuno ha il suo stile, un bagaglio di accessori, marchio inconfutabile della geografia di origine. Il cappellino di lana dell’ucraino, il petto nudo dello statunitense, i pantaloni fatti con tessuti colorati del nigeriano. «È diventato un business anche questo», borbottano alcuni dietro le quinte. Nei pochi secondi che separano una run dall’altra, mentre gli atleti sfrecciano per il riscaldamento, alcuni allenatori — anche loro sulla tavola — seguono i ragazzi per filmarli: i video finiranno sui social, ormai parte integrante del mestiere moderno.

Nella curva Italia il primo a competere è Andrea Lembo, 11 anni, il più giovane. Ragusano d’origini, ne aveva meno di 6 quando ha iniziato. «Il Covid è stato decisivo», racconta la madre. «Lo skatepark era l’unica cosa rimasta aperta, ci obbligava a portarlo». A distanza di pochi anni, Lembo è già protagonista di una delle tappe più importanti del panorama mondiale. «Sono contento di aver partecipato — dice — Ora farò il tifo per i miei compagni, poi andrò a skattare in altre parti della città».

Alla World Cup, organizzata da Skate Italia e Sport e Salute (in collaborazione con la Federazione Internazionale World Skate), l’atmosfera è quella da strada. Tanto a Colle Oppio quanto a Ostia, lo skateboarding ha riqualificato spazi per anni difficilmente accessibili, costruendo attorno allo sport una filosofia comune capace di prendersi cura, in autonomia, dei campi messi a disposizione. «È molto più di una disciplina: è linguaggio, cultura e stile di vita», racconta il Presidente del Coni Luciano Buonfiglio. «È espressione di una generazione che chiede spazi, partecipazione e inclusione».

Prima delle line, tutti gli atleti della heat scendono in campo per scaldare le gambe ©GiuliaBoero

 

E quella generazione, in questi giorni, la città la respira anche fuori dal parco grazie a eventi disseminati nell’area metropolitana: dall’Adaptive skateboarding per atleti con disabilità a corsi di basket 3x3 e surfskate, da visite guidate negli spazi culturali a feste nello Skate Village del Parco di Caracalla.

Intanto, accanto al campo centrale di Colle Oppio, quello da basket si trasforma in una specie di sala d’attesa anche per sfogare la tensione. Aperto a tutti, basta aspettare qualche minuto per trovarsi davanti i migliori skater del mondo pronti a fare due palleggi e terzi tempi insieme ai ragazzi romani venuti a vederli gareggiare. Un modo come un altro per tenere calde le gambe prima della gara.

«Molti negli ultimi anni hanno iniziato proprio grazie a strutture come queste», spiega l’italiano Andres Martin Gramaglia Fusconi, 19 anni. «Io sono stato fortunato. A Cesena, da dove vengo, già anni fa c’erano skatepark carini, ma questo sport negli ultimi anni ha fatto un grande passo avanti. Il numero delle persone che partecipano, l’età degli atleti, è cambiato tutto. In meglio». Il Colosseo rimane immobile. Le ruote, sotto, hanno fretta: quarti, semifinali, finale, a Colle Oppio la storia è ancora da scrivere.

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