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Abbiamo fatto fare all’IA il tema sull’incanto. Ecco il risultato (e perché non va)

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Cosa succede se si chiede a Claude di svolgere la traccia sull’incantamento, e poi si sottopone il risultato a una docente. Un esperimento sul confine tra intelligenza artificiale e scrittura argomentativa, nel giorno della prima prova 2026
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La prima prova della Maturità è ormai alle spalle. La traccia C1 di quest’anno chiedeva agli studenti di riflettere sullo stupore, a partire da un articolo della giornalista tedesca Wenke Husmann pubblicato a inizio anno su Internazionale. Husmann racconta un’aurora boreale vista con la figlia, il fango tra le dita dei piedi da bambina. Poi, la domanda finale: se esista una versione adulta dell’incanto.

E proprio sull’incantamento e sulla meraviglia verteva la prova del Ministero. Mentre i maturandi pensavano a come tessere i fili dei propri punti di vista, abbiamo provato a chiedere all’Intelligenza artificiale come avrebbe sviluppato il tema. Abbiamo scelto Claude, l’IA di Anthropic, calandolo nei panni di un diciannovenne che si affaccia alla vita adulta. Poi abbiamo sottoposto il risultato a Francesca Prezioso, professoressa di lettere e latino al Liceo Catullo di Monterotondo, e le abbiamo chiesto di leggerlo come farebbe in commissione.

La prima prova della Maturità è ormai alle spalle. La traccia C1 di quest’anno chiedeva agli studenti di riflettere sullo stupore, a partire da un articolo della giornalista tedesca Wenke Husmann pubblicato a inizio anno su Internazionale. Husmann racconta un’aurora boreale vista con la figlia, il fango tra le dita dei piedi da bambina. Poi, la domanda finale: se esista una versione adulta dell’incanto.

E proprio sull’incantamento e sulla meraviglia verteva la prova del Ministero. Mentre i maturandi pensavano a come tessere i fili dei propri punti di vista, abbiamo provato a chiedere all’Intelligenza artificiale come avrebbe sviluppato il tema. Abbiamo scelto Claude, l’IA di Anthropic, calandolo nei panni di un diciannovenne che si affaccia alla vita adulta. Poi abbiamo sottoposto il risultato a Francesca Prezioso, professoressa di lettere e latino al Liceo Catullo di Monterotondo, e le abbiamo chiesto di leggerlo come farebbe in commissione.

«Sono nato che Wikipedia esisteva già. Non ho mai avuto la possibilità di chiedermi cosa fosse un arcobaleno senza che, nel giro di tre secondi, un telefono mi rispondesse: rifrazione della luce, gocce d'acqua, angolo di 42 gradi. La generazione di Wenke Husmann ha vissuto l'infanzia e poi, da adulta, ha visto il mondo riempirsi di spiegazioni. Io le spiegazioni le ho trovate già pronte, prima ancora di formulare la domanda. È una differenza che cambia tutto». Claude apre su un parallelo generazionale: chi è nato con Wikipedia non ha mai vissuto il vuoto del “non lo so” prima della risposta. Poi un ricordo personale: le formiche osservate durante un campo scout e la chiusura sull’idea di incanto come muscolo da allenare più che come stato naturale perduto. «Riprendere la capacità di restare fermi davanti a qualcosa, anche per pochi minuti, senza il bisogno di catalogarlo, condividerlo o spiegarlo subito. Lo stupore di un bambino e quello di un adulto, forse, non sono fenomeni diversi: sono lo stesso sguardo, esercitato con discipline diverse».

Prezioso lo boccia su un punto preciso. «La tematica è interessante soprattutto per un quinto anno, ammette, ma qualcosa manca». Wenke Husmann, fa notare, parla anche dell’Illuminismo, della Ragione al centro di ogni cosa. «Dato che gli studenti devono esprimere conoscenze personali (soprattutto nella tipologia C1, che vale doppio sia sulla griglia di valutazione generale che su quella specifica), il primo tema resta scoperto. C’è tutta la letteratura del Novecento su cui i ragazzi possono e devono intervenire, e Claude non l’ha fatto», precisa.

Il riferimento che secondo Prezioso sarebbe stato più immediato è un altro. Il primo pensiero va al fanciullino di Pascoli: quella capacità di stupirsi tipica dell’infanzia che il poeta, pur appassionato di botanica e di scienza, non smette mai di rivendicare come sguardo possibile anche per l’adulto. Cita anche Leopardi, definendolo l’autore più a portata di mano per uno studente, ma avverte: «c’è il discorso sul pessimismo storico, da legare all’immaginazione e alla meraviglia. Ma va trattato con cura, non semplicemente evocato».

A quel punto abbiamo riportato a Claude la critica e gli abbiamo chiesto una seconda versione. Come da manuale, ammette gli errori, ritratta, modifica la struttura. Improvvisamente sembra un’altra penna, un altro vissuto. Apre con Aristotele e il concetto di thauma: lo stupore come origine della filosofia nella Metafisica. «Per oltre duemila anni questa è stata la sequenza naturale dell'apprendimento umano: prima la meraviglia, poi la domanda, poi la risposta. Io appartengo alla prima generazione per cui questa sequenza si è invertita». Prosegue con Rousseau e l’Emilio sull’esperienza diretta che precede la nozione. Arriva a Leopardi, non più solo come nome, ma con un riferimento puntuale al vago immaginar dello Zibaldone e al meccanismo dell’Infinito: la siepe che diventa il punto di partenza per immaginare uno spazio sconfinato. «La sua non è nostalgia passiva, è un atto di volontà: scegliere di guardare oltre il limite visibile. Credo che sia questa, e non un'impossibile regressione all'infanzia, la "versione adulta dell'incanto" che Husmann cerca nel finale del suo articolo». Poi chiude con l’idea di disciplina dello sguardo, più che di emozione spontanea.

Nella seconda lettura, Prezioso riconosce un problema diverso da quello di contenuto: la voce. Il testo le sembra lineare ma non coeso. Da commissaria esterna, dice, non capirebbe se l’abbia scritto davvero uno studente diciannovenne. «C’è un’estrema personalizzazione che suona innaturale». Eppure, individua anche il punto di forza del pezzo, e lo isola con precisione: l’idea che la vera nemica della meraviglia non sia la conoscenza, ma la fretta, quel tempo che ci impedisce di fermarci anche un attimo a meravigliarci. «Quello - dice - è il punto di forza di questo tema».

Resta la domanda di fondo, quella su cui Prezioso si sofferma quando le chiediamo come trasformare lo strumento in un valore aggiunto: «non per scrivere il tema al posto dello studente, ma prima, nella fase del brainstorming. Lì può giocare un ruolo importante. Anche per la scaletta, per dare linearità e coerenza interna, che è uno dei passaggi più complicati del testo argomentativo». La tesi di fondo, però, è categorica: «quella la devono elaborare loro». Tra una versione che pecca di profondità culturale e una che pecca di naturalezza, il tema sullo stupore lascia in eredità una domanda che forse vale più della traccia stessa: quanto, di una voce diciannovenne, si possa simulare, e quanto invece debba restare, semplicemente, da scrivere.

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