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Chiara Guerra uccisa dal nipote di 17 anni. “La famiglia del ragazzo aveva problemi economici”

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Le piste degli inquirenti a una settimana dalla scoperta del delitto. “Ma l’eredità non c’entra, lei non pretendeva nulla”, dicono i parenti della professoressa. I genitori, ancora in vita, hanno già fatto testamento
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La famiglia del ragazzo di 17 anni che ha ucciso la zia Chiara Guerra a San Stino di Livenza (Venezia), “aveva problemi economici”. È questo il quadro che hanno ricostruito in una settimana di indagini gli inquirenti, coordinati dalla procura di Pordenone e da quella dei minorenni di Trieste. E, anche se, come correttamente annuncia l’avvocato Luca Pavanetto, che difende la zia materna della professoressa Guerra, “l’eredità non c’entra nulla visto che i genitori sono entrambi in vita”, una questione di denaro dietro al livore del nipote nei confronti della zia molto probabilmente c’era.

"L’eredità non c’entra”

“Associare o ridurre la luminosa aura di Chiara e la sua dolorosissima scomparsa a meri dissidi economici, pensiamo sia, paradossalmente, un ulteriore danno che viene arrecato alla sua bellissima immagine”, scrive in un comunicato l’avvocato Pavanetto. Ma, quella che è la pista sul movente seguita da chi indaga, non riguarda una presunta avidità da parte di Chiara Guerra. Anzi, …

La famiglia del ragazzo di 17 anni che ha ucciso la zia Chiara Guerra a San Stino di Livenza (Venezia), “aveva problemi economici”. È questo il quadro che hanno ricostruito in una settimana di indagini gli inquirenti, coordinati dalla procura di Pordenone e da quella dei minorenni di Trieste. E, anche se, come correttamente annuncia l’avvocato Luca Pavanetto, che difende la zia materna della professoressa Guerra, “l’eredità non c’entra nulla visto che i genitori sono entrambi in vita”, una questione di denaro dietro al livore del nipote nei confronti della zia molto probabilmente c’era.

"L’eredità non c’entra”

“Associare o ridurre la luminosa aura di Chiara e la sua dolorosissima scomparsa a meri dissidi economici, pensiamo sia, paradossalmente, un ulteriore danno che viene arrecato alla sua bellissima immagine”, scrive in un comunicato l’avvocato Pavanetto. Ma, quella che è la pista sul movente seguita da chi indaga, non riguarda una presunta avidità da parte di Chiara Guerra. Anzi, tutto il contrario. Forse quel ragazzo, così pieno di astio da avere riservato alla zia venti coltellate, pretendeva dei soldi.

Come risulta a Repubblica, i genitori di Chiara Guerra, entrambi in due strutture per anziani, avevano già provveduto a mettere nero su bianco le donazioni per i figli.

La zia che le faceva da mamma

Chiara Guerra era molto stimata. Era una professoressa di italiano, storia e geografia apprezzata per il suo rigore ma anche per la sua umanità. Aveva diverse amiche ma una donna, in particolare, era per lei più di un’amica. Quasi una mamma, soprattutto da quando la sua si è ammalata ed è stata ricoverata in una struttura. Si tratta della sorella di sua madre che, adesso, ha incaricato il suo avvocato, Luca Pavanetto, perché su sua nipote si scriva la verità a una settimana dalla scoperta del delitto. “Non sarà permesso a nessuno di infierire anche, involontariamente, su ciò che rimane di più prezioso da tutelare per le vie assolute e cioè, la memoria di Chiara: un animo raro e gentile di una donna ed insegnante stimata ed amata da tutti”, scrive il legale nella nota diffusa oggi.

I punti da chiarire

Sono ancora diversi i nodi da sciogliere attorno al delitto e alla confessione del diciassettenne, che adesso si trova in un istituto penitenziario per minori. La procura di Trieste continua a scavare per comprendere se ci siano state delle complicità o se davvero quel ragazzino è stato capace di fare tutto da solo. Le telecamere lo inquadrano solo in strada, quando spinge la carriola. Ma resta una domanda di fondo: “Perché si è presentato a casa della zia con un coltello in tasca?”. E dov’è l’arma del delitto? Lui dice di averla gettata nel canale Malgher insieme al corpo della zia ma quel coltello non è stato più trovato. E, poi, c’è quella mano fratturata. Lui dice che si è trattato di un incidente mentre faceva lavori in giardino, giusto giusto la mattina del delitto.

Il delitto all’ora di pranzo

L’omicidio di Chiara Guerra è stato commesso intorno alle 13,30 di giovedì 11 giugno. L’ora è certa grazie alle immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza. A quell’ora la donna stava preparando il pranzo. Sui fornelli c’era un tegame con del pollo. Quando è suonato il campanello, Chiara Guerra ha spento il fuoco. La casa è stata trovata in ordine dai carabinieri del comando provinciale di Venezia, il sabato in cui il ragazzino ha confessato il delitto. Sul forno quel tegame ma nella legnaia, attigua all’abitazione della donna, sono state trovate numerose tracce di sangue. “Abbiamo capito che lì dentro era successo qualcosa di orribile”, spiega un inquirente. Il nipote, dopo avere accoltellato la zia, ha caricato il suo cadavere su una carriola e poi l’ha gettato nel canale Malgher, dove il corpo è stato ritrovato dopo tre giorni di ricerche. Forse la carriola utilizzata dal nipote è la stessa che la zia aveva comprato qualche mese fa pur di non chiederla al fratello in prestito.

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