Italia bollente, l’allarme di Greenpeace: sempre più giorni con caldo estremo
di Giacomo TalignaniForse, imparando ad ascoltare come il proprio corpo reagisce ormai ogni estate di fronte al caldo estremo, anche i più scettici sulla crisi del clima dovranno ricredersi.
Oggi, proprio mentre l’Italia sta sperimentando una nuova ondata di calore che porterà le temperature soprattutto a Nord e al centro a superare i 36 gradi, e in attesa degli effetti di El Niño previsti per fine agosto, Greenpeace ha appena lanciato un nuovo record relativo al caldo in Italia: si chiama “L’estate che scotta”, esattamente come quelle degli ultimi cinque anni, decisamente più calde rispetto al passato.
Il fulcro del rapporto, basato su approfondite analisi dei dati Istat, ci dice infatti questo: in Italia la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C – ovvero la soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute – è passata dal 39% nel periodo 1991-200…
Forse, imparando ad ascoltare come il proprio corpo reagisce ormai ogni estate di fronte al caldo estremo, anche i più scettici sulla crisi del clima dovranno ricredersi.
Oggi, proprio mentre l’Italia sta sperimentando una nuova ondata di calore che porterà le temperature soprattutto a Nord e al centro a superare i 36 gradi, e in attesa degli effetti di El Niño previsti per fine agosto, Greenpeace ha appena lanciato un nuovo record relativo al caldo in Italia: si chiama “L’estate che scotta”, esattamente come quelle degli ultimi cinque anni, decisamente più calde rispetto al passato.
Il fulcro del rapporto, basato su approfondite analisi dei dati Istat, ci dice infatti questo: in Italia la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C – ovvero la soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute – è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025.
Una crescita di oltre il 23% che racconta bene gli impatti, anche nel nostro Paese, del surriscaldamento globale.
Le regioni dove si percepisce più caldo
Analizzando i dati dell’estate 2025 Greenpeace mostra inoltre come in alcune regioni, più di altre, l’effetto del calore percepito sia particolarmente stressante per la popolazione.
Quelle con più giornate con una temperatura media percepita superiore ai 32 gradi in estate risultano essere la Puglia (79% delle giornate), la Sicilia (68%), la Basilicata (68%), l’Emilia-Romagna (67%) e la Lombardia (65%).
Nel periodo 1991-2000 in Italia il periodo medio in cui si percepivano queste temperature erano 36 giorni, oggi invece siamo arrivati a ben 57 a causa, denuncia l’associazione ambientalista, dell’impatto di quella crisi climatica che è alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, le principali responsabili del surriscaldamento globale.
“Le ondate di calore che osserviamo oggi in Italia non sono più eventi eccezionali isolati – spiega Davide Faranda, Direttore di ricerca al Centre Nationale de la Recherche Scientifique di Parigi e autore IPCC – ma una conseguenza diretta del riscaldamento globale causato dalle attività umane, in particolare il consumo di combustibili fossili”. Ma nonostante l’aumento delle prove scientifiche di questa connessione, “continuiamo a investire in petrolio e gas aggravando la situazione” ricorda Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace.
A Roma il record della temperatura superficiale media: 44,8 gradi
Fra i dati che emergono dal report c’è poi un altro valore che impressiona, quello della media delle temperature superficiali massime, registrate da giugno ad agosto, dei vari comuni capoluoghi di regione. Roma è al primo posto con 44,8 gradi (ricordiamo che parliamo temperature della superficie). Seguono Torino (44,2 gradi) e Cagliari (44). Quelle più “fresche”, si fa per dire, sono invece Trento (37,4), Campobasso (38) e Potenza (38,1).
“Nelle città – spiega ancoraFaranda – il problema è molto serio: superfici in cemento e asfalto, unite alla scarsità di vegetazione, trattengono energia durante il giorno e rilasciano calore durante la notte, impedendo il raffreddamento. Questo aumenta la temperatura percepita e gli impatti sulla salute, soprattutto per le persone fragili” come ad esempio “bambini ed anziani”.
Più aumentano gli effetti della crisi del clima, più dunque si percepiscono quelli delle isole di calore, le zone della città che risultano più calde rispetto alle aree circostanti a causa della presenza di asfalto, cemento ed edifici che assorbono e trattengono il calore.
Sempre parlando di temperature superficiali Greenpeace sottolinea come proprio la scorsa estate “ci siano stati valori allarmanti” dato che dieci città su venti hanno superato i 40°C.
“Questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita, bensì la temperatura fisica della superficie urbana, cioè quella di elementi come asfalto, tetti, muri ed aree verdi, e contribuisce quindi a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri” spiega l’associazione ecologista.
Nei capoluoghi l’87% delle persone vive in quartieri “bollenti”
Se parliamo anche di dove si vive, il caldo poi non è uguale per tutti. In media circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di regione, ovvero 8,2 milioni di persone, vive infatti in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Nello specifico si tratta di 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni: ovvero le categorie più esposte e vulnerabili al caldo estremo.
Ecco perché i centri urbani, nello specifico, hanno bisogno di politiche di adattamento, di rifugi climatici, di sistemi di climatizzazione e soprattutto di verde pubblico.
“A rendere i centri urbani invivibili sono anche le isole di calore urbane: circa 4,3 milioni di persone nei capoluoghi vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense, tra cui 151 mila bambini piccoli e 556 mila anziani. A rischio anche i senza dimora o chi vive in abitazioni poco isolate o senza accesso al raffrescamento, e chi lavora molte ore all’aperto” precisa Greenpeace.
I casi limite di Bari e Torino
In Italia, con l’unica eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di Regione registrano temperature superficiali urbane più alte rispetto alle aree extraurbane.
In questo Torino è un esempio, purtroppo, perfetto: qui nel 2025 la differenza tra la media delle temperature superficiali massime fra città e aree extraurbane ha superato addirittura i 15 °C. Tra le altre città citate dal report in cui fare particolarmente attenzione al caldo c’è poi sempre Roma: nella Capitale il 40% dei residenti risulta esposto a “isole di calore intense o molto intense” e il 99% della popolazione vive in zone che d’estate superano i 40°C di temperatura media superficiale. Peggio ancora va a Napoli e Torino dove rispettivamente il 92% e il 98% dei residenti vive in aree interessate da pericolose isole di calore.
Tutti dati che ci riportano alla necessità di maggiori investimenti ora, se vogliamo provare davvero ad affrontare il futuro, sia per l' adattamento che per la mitigazione. Provare a ridurre le emissioni climalteranti dovrebbe essere secondo Greenpeace un passo fondamentale e per questo “chiediamo al governo italiano di introdurre una tassazione dei profitti delle aziende dei combustibili fossili e di usare le risorse raccolte per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico, per proteggere anzitutto le persone delle fasce sociali più vulnerabili, e abbandonare rapidamente le fonti fossili a partire da un piano di phase-out del gas entro il 2035”.