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La provocazione di Matteo Manca, sindaco di Norbello: “Noi senza medici, vieto a tutti di ammalarsi”

Il sindaco di Norbello, Matteo Manca 

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Il primo cittadino del paese in provincia di Oristano: “Un’ordinanza per far capire alle istituzioni che la Salute è un diritto costituzionale”
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Ha imposto ai suoi concittadini l’autoguarigione. Non è uno sciamano, ma un sindaco, che con un’ordinanza ha anche vietato di aggravarsi e imposto di risolvere i propri problemi di salute da soli, “stante l’impossibilità di acquisire indicazioni professionali continuative sul territorio comunale”. Matteo Manca guida Norbello, comune da 1.100 abitanti attaccato ad altri due paesi, Abbasanta e la Ghilarza dove nacque Antonio Gramsci. Siamo nell’interno della provincia di Oristano, dove i problemi dell’assistenza sanitaria territoriale si manifestano in tutta la loro drammaticità. Manca, un sindaco-lavoratore pendolare, che ogni settimana è a caccia di biglietti aerei per tornare sull’isola, si fa portavoce di un disagio comune a tanti piccoli centri, non solo in Sardegna.

A chi ha inviato la sua ordinanza?

«A tutte le istituzioni, dalla presidenza del Consiglio al ministero alla Salute, dalla Regione alla Asl. È provocatoria e simbolica e vuole evidenziare l’insanabile contraddizione tr…

Ha imposto ai suoi concittadini l’autoguarigione. Non è uno sciamano, ma un sindaco, che con un’ordinanza ha anche vietato di aggravarsi e imposto di risolvere i propri problemi di salute da soli, “stante l’impossibilità di acquisire indicazioni professionali continuative sul territorio comunale”. Matteo Manca guida Norbello, comune da 1.100 abitanti attaccato ad altri due paesi, Abbasanta e la Ghilarza dove nacque Antonio Gramsci. Siamo nell’interno della provincia di Oristano, dove i problemi dell’assistenza sanitaria territoriale si manifestano in tutta la loro drammaticità. Manca, un sindaco-lavoratore pendolare, che ogni settimana è a caccia di biglietti aerei per tornare sull’isola, si fa portavoce di un disagio comune a tanti piccoli centri, non solo in Sardegna.

A chi ha inviato la sua ordinanza?

«A tutte le istituzioni, dalla presidenza del Consiglio al ministero alla Salute, dalla Regione alla Asl. È provocatoria e simbolica e vuole evidenziare l’insanabile contraddizione tra il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, e l’effettiva assenza di servizi sanitari territoriali nel nostro comune».

Non avete il medico di famiglia?

«L’unico che c’era è andato in pensione nel 2022. Ci sono medici a Ghilarza ma sono pieni di pazienti, anche 2.000 (il limite per legge sarebbe di 1.500 e si può alzare fino a 1.800, ndr), e non possono assistere tutti i nostri abitanti».

E quindi i suoi cittadini cosa fanno?

«Alcuni hanno trovato altri dottori. Ad esempio, quello di mio padre è a Sedilo, cioè a 15 chilometri di distanza. Ma 300 sono proprio senza medico, non trovano posto».

Chi li cura?

«Chi può va a pagamento, ma deve avere anche qualcuno che lo accompagna. Altri vanno nell’Ascot di Ghilarza, cioè ambulatorio straordinario di continuità assistenziale della Asl, dove ci sono dottori in pensione che accolgono chi non ha il medico di famiglia. Ma ovviamente c’è da fare la coda e si tratta di un servizio meritorio ma ben diverso da quello assicurato dal medico di fiducia. In tutta la nostra zona sono circa mille le persone senza dottore. E ci sono problemi anche per i bambini. A Ghilarza è andato via un pediatra e ne è rimasto uno solo».

Cosa le dicono i cittadini?

«Mi chiedono aiuto. Per una coppia di malati oncologici ho provato a contattare un medico di famiglia di un altro paese, chiedendogli di prenderli comunque. Mi ha detto, quasi commosso, che non era proprio possibile, perché segue già duemila persone. Non è colpa della Asl se non si trovano i medici, non voglio fare polemiche. Mi hanno promesso che apriranno un Ascot anche da noi, per sei ore alla settimana».

Quanto è difficile vivere in paesi come il suo?

«Norbello è un paese gioiello, curato, con strutture sportive, attività come il cinema gratis per gli anziani. Si sta bene anche economicamente. Ma nessun medico vuole venire qui, anche se ho offerto alloggio e ambulatorio gratuito. La stessa cosa che ho fatto quando ha chiuso l’unico negozio di generi alimentari. In quel caso, però, una persona che ha riaperto da noi, senza pagare affitto e Tari, l’abbiamo trovata».

Spera che in qualche modo riescano a sbloccare la situazione?

«Bisogna capire che la salute è un diritto costituzionale, non è negoziabile, una soluzione va trovata e basta. E vorrei che una cosa fosse chiara: la battaglia non riguarda solo il mio paese ma tutto il territorio, che è un’unica comunità. Vogliamo i diritti che hanno tutti gli altri».

Lei che lavoro fa?

«Da dicembre sono segretario generale del Comune di Montevarchi, in Toscana. Ho sempre lavorato in Sardegna, ma devo stare qui due anni per poter fare gli scatti di carriera. Viaggio ogni settimana. Parto da Roma, Pisa, Bologna, Milano a seconda dove trovo il volo. Raggiungo tutti i fine settimana mia moglie, il mio cagnolino, i miei genitori e i miei concittadini. E a molti di loro provo a trovare un medico».

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