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Il padre delle sorelline scomparse getta ombre sull’ex moglie: “Il cuore mi dice che sono vive”

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Interrogato nuovamente il fidanzato di Alisya. Secondo gli inquirenti il diciottenne egiziano potrebbe avere avuto un ruolo nella fuga
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Il padre di Sarah e Alisya fa sapere che il suo cuore gli dice che le figlie, 12 e 16 anni, «stanno ancora bene». Sono vive, sì. Il procuratore di Sulmona non crede, a sua volta, che in fondo al Lago di Barrea ci siano i corpi delle due adolescenti, anche se sono trascorse due settimane dalla loro sparizione dalla casa accoglienza cui erano affidate da due anni: «Non c’è alcuna possibilità siano là sotto», spiega Luciano D’Angelo.

La difesa di Stefano Di Giacinto, il padre, appunto, mostra poi convinzioni serie: «Segnalo che la scomparsa delle due adolescenti è avvenuta una settimana dopo la sentenza del Tribunale di Cassino che aveva revocato la genitorialità della madre». L’avvocato Francesco Riccardi parla di Valentina D’Acunto, divorziata da sei anni dal p…

Il padre di Sarah e Alisya fa sapere che il suo cuore gli dice che le figlie, 12 e 16 anni, «stanno ancora bene». Sono vive, sì. Il procuratore di Sulmona non crede, a sua volta, che in fondo al Lago di Barrea ci siano i corpi delle due adolescenti, anche se sono trascorse due settimane dalla loro sparizione dalla casa accoglienza cui erano affidate da due anni: «Non c’è alcuna possibilità siano là sotto», spiega Luciano D’Angelo.

La difesa di Stefano Di Giacinto, il padre, appunto, mostra poi convinzioni serie: «Segnalo che la scomparsa delle due adolescenti è avvenuta una settimana dopo la sentenza del Tribunale di Cassino che aveva revocato la genitorialità della madre». L’avvocato Francesco Riccardi parla di Valentina D’Acunto, divorziata da sei anni dal padre di Sarah e Alisya, separata da otto. Secondo l’atto, la donna con costanza ha impedito all’ex marito di vedere le figlie e lo stesso tribunale ha sentenziato un risarcimento «per i danni da lei inferti all’ex coniuge e alle figlie».

Quattordici giorni dopo la scomparsa delle adolescenti dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, siamo in provincia dell’Aquila, le indagini sembrano abbandonare le ipotesi più crude — rapimento, tratta — e si concentrano sul passato della famiglia Di Giacinto-D’Acunto, sul presente delle sorelle.

Ieri, nel tardo pomeriggio, il procuratore D’Angelo ha ascoltato per sei ore Youssef, 18 anni, il fidanzato di Alisya, la più grande. Il giovane egiziano, finito il turno di lavoro, ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Villetta Barrea in bicicletta. Era già stato sentito dagli investigatori, nell’ipotesi che possa aver avuto un ruolo nella fuga — su questo si indaga, una fuga volontaria e aiutata dall’esterno — delle ragazze. Potrebbe aver dato lui il telefonino alla fidanzata, quando i cellulari erano vietati all’interno della struttura di Civitella. Non è indagato.

«Abbiamo fatto verifiche dei luoghi, compresa la casa famiglia. E avevo necessità di risentire questa persona», ha detto il procuratore. «Dovevo sentire ospiti ed educatori della comunità». Sono stati ascoltati anche due amici, che vivono con Youssef da quando il giovane è uscito dalla casa accoglienza.

La tesi della “fuga aiutata” è abbracciata dal procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, che collabora con i colleghi abruzzesi perché la famiglia è originaria del Basso Lazio e le giovani avevano mantenuto contatti nell’area. «È probabile che in questo momento siano con qualcuno. È difficile ipotizzare un’autogestione così lunga da parte di due adolescenti».

Le perlustrazioni in corso nel Lago di Barrea, e torniamo in Abruzzo, ora si sono spostate a terra, in tre punti, ma l’inchiesta sempre più si concentra sul passato burrascoso dei coniugi, sul fatto che, di fronte alla separazione, le piccole avevano scelto di vivere con la madre, su quella sentenza resa pubblica il 2 giugno scorso in cui, però, i giudici minorili hanno salvato il padre e tolto ogni responsabilità genitoriale a Valentina D’Acunto.

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