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Il Pride invade Roma. “Sui diritti non si arretra, un milione in corteo”

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Gualtieri: “L’edizione più partecipata degli ultimi anni”. Senza incidenti anche la presenza del gruppo ebraico Keshet
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Doveva essere una festa e alla fine lo è stata. Nonostante le spaccature della vigilia sulla presenza degli omosessuali ebrei, le incursioni della destra, i cartonati a testa in giù dei leader (Trump e Netanyahu, ma c’è pure Giulia Bongiorno), l’attacco con lo spray al peperoncino, la presenza muscolare di bodyguard come in discoteca.

Un milione di corpi, tanti ne contano gli organizzatori, hanno sfilato al Roma Pride sotto un sole sudato. Il corteo dell’orgoglio dedicato quest’anno alla Repubblica, quella dei diritti, perché «la Repubblica è di chi la abita». Non solo lo slogan della manifestazione, ma un messaggio politico preciso di chi si esibisce perché vuol essere visto davvero.

Sul carro d’apertura Levante e Francesca Michielin, “a…

Doveva essere una festa e alla fine lo è stata. Nonostante le spaccature della vigilia sulla presenza degli omosessuali ebrei, le incursioni della destra, i cartonati a testa in giù dei leader (Trump e Netanyahu, ma c’è pure Giulia Bongiorno), l’attacco con lo spray al peperoncino, la presenza muscolare di bodyguard come in discoteca.

Un milione di corpi, tanti ne contano gli organizzatori, hanno sfilato al Roma Pride sotto un sole sudato. Il corteo dell’orgoglio dedicato quest’anno alla Repubblica, quella dei diritti, perché «la Repubblica è di chi la abita». Non solo lo slogan della manifestazione, ma un messaggio politico preciso di chi si esibisce perché vuol essere visto davvero.

Sul carro d’apertura Levante e Francesca Michielin, “amiche del Pride” (il nuovo nome delle madrine), infuocano la piazza. Sale il sindaco Roberto Gualtieri: «La mia edizione più partecipata. Sui diritti non un passo indietro», dice mentre rilancia la legge sull’omotransfobia.

Tra abiti estremi e maschere sadomaso, famiglie arcobaleno e drag queen, coppie d’ogni orientamento e giovani studenti, in piazza della Repubblica si precipita Mario Adinolfi, fondatore del Popolo della famiglia, quella tradizionale s’intende. Resta il tempo d’una provocazione: srotola la bandiera d’Israele e si becca fischi e insulti. «Buffone», «vergogna!». «Cerca solo visibilità», commenta dal Partito gay Fabrizio Marrazzo.

«Questa non è la sua piazza», taglia corto il portavoce del Pride Mario Colamarino. Lo difende Francesca Pascale con la bandiera dei Gay conservatori e liberali. La polizia li accompagna fuori dal corteo.

Al Colosseo accorre Elly Schlein, come ogni anno, con la sua coda di abbracci e selfie. Il campo largo c’è. «Stanno cercando di restringere spazi di libertà e diritti, ma la società è molto più avanti della politica», dice Nicola Fratoianni di Avs.

Mario Adinolfi con la bandiera israeliana (franceschi)

Con due ore di ritardo, in mezzo ai camion che pompano techno e Carrà, entra lo spezzone di Keshet, gli ebrei Lgbtq+, esclusi dai carri ma accolti in extremis nella manifestazione, grazie alla mediazione del Comune.

Sono una trentina, le bandiere arcobaleno con la stella di David, tre energumeni a scortarli. Ai loro cartelli con scritto “Fuori l’antisemitismo da tutti i Pride”, rispondono quelli “No genocide in Pride” dei manifestanti che gli sfilano attorno.

La tensione è continua: dita medie, kefiah, striscioni coi cocomeri, simbolo della Striscia, “Free free Palestine”. Qualcuno dà in escandescenze, si sfiora il contatto, ma fila tutto liscio.

Alla fine il portavoce di Keshet Raffaele Sabbadini si lascia andare a un liberatorio e morettiano «pensavo peggio». «Si confonde Israele con il suo popolo e con la nostra identità — spiega — La nostra presenza però è la vittoria del dialogo, il Pride è trasversale». «Siamo diversi, in disaccordo anche, ma nella battaglia per i diritti possiamo stare uniti», dirà poi anche Colamarino. Pace è fatta, per ora.

Le associazioni ebraiche in corteo (franceschi)

C’è tempo per l’ultimo istante di caos: qualcuno spruzza spray al peperoncino tra la folla. Tosse, lacrime, bruciore. «Partecipo al Pride da 25 anni e non era mai successo», dice Daniele, uno dei manifestanti urticati, prima di sfilare via, insieme al milione, fino alle Terme di Caracalla. Sono passate sette ore dall’inizio del Pride ma c’è ancora festa da fare.

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