Valla a chiedere a Roberto Vannacci, l’amnistia..., è un po’ il succo della risposta di Carlo Nordio. Ma andando con ordine: nei suoi 17 mesi e 24 giorni di detenzione, 536 notti, Gianni Alemanno ha fatto della denuncia delle ignobili condizioni delle carceri una battaglia più politica che personale, con i suoi 63 diari di cella, fatti pubblicare sui social e diventati col passare del tempo sempre più seguiti e dibattuti. Nell’ultimo scriveva che «uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze».
Valla a chiedere a Roberto Vannacci, l’amnistia..., è un po’ il succo della risposta di Carlo Nordio. Ma andando con ordine: nei suoi 17 mesi e 24 giorni di detenzione, 536 notti, Gianni Alemanno ha fatto della denuncia delle ignobili condizioni delle carceri una battaglia più politica che personale, con i suoi 63 diari di cella, fatti pubblicare sui social e diventati col passare del tempo sempre più seguiti e dibattuti. Nell’ultimo scriveva che «uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze».
Naturale che, una volta fuori, nel toccare la questione, venisse coinvolto anche l’esecutivo in carica di centrodestra. «Sul sovraffollamento il governo Meloni non ha fatto nulla», le parole dell’ex sindaco di Roma, determinato a incontrare presto il ministro della Giustizia. «Il carcere è una vergogna per la Repubblica, una offesa per come tratta la gente e che non dà, a chi se la merita, una possibilità di cambiamento — spiega Alemanno — Mi auguro che il Parlamento faccia una legge trasversale sul sovraffollamento. Ne parlerò con Roberto Vannacci così come cercherò di parlarne con Nordio. Bisogna entrare nelle celle e parlare con le persone e questo lui ancora non lo ha fatto».
A sentire Alemanno, non c’è contraddizione tra questa battaglia e la retorica legge, ordine e poca umanità di Fn, al quale il suo movimento Indipendenza ha aderito: «Io rivendico l’intransigenza sulla sicurezza, ma questa si difende solo se c’è un carcere che funziona». Nordio, da parte sua, si è detto disposto a incontrare Alemanno. «Da quando sono ministro — la replica — ho visitato gran parte delle carceri italiane e conoscevo la loro condizione, avendole frequentate da 40 anni come pubblico ministero. Quando sono entrato in magistratura, negli anni ‘70, vi erano proteste almeno una volta l’anno per le condizioni di sovraffollamento e di igiene. Una situazione sedimentatasi nei decenni è difficile poterla risolvere in termini concreti». Dopodiché, è l’aggiunta piccata del ministro, «non conosco suggerimenti, in merito, del generale Vannacci e non so se sia favorevole ad una sorta di amnistia. Personalmente credo che garantismo significhi enfatizzare la presunzione di innocenza e, quindi, ridurre la carcerazione preventiva». Un dato è certo: gli appelli dei mesi scorsi alla maggioranza del presidente del Senato Ignazio La Russa — tra l’altro, sodale di lunga data di Alemanno sin dai tempi del Msi —, affinché in aula si discutesse un mini-indulto, sono caduti regolarmente nel vuoto.