PARIGI – A place des Vosges, nel cuore del Marais, i ragazzi sono sdraiati sull’erba in costume da bagno, come su una spiaggia senza mare. Hanno steso asciugamani sotto gli alberi, si passano bottiglie d’acqua ormai tiepida, fanno parole crociate per ingannare le ore più lente del pomeriggio. Nessuno ha fretta di rientrare negli appartamenti parigini diventati forni. Il parco, invece, resterà aperto ventiquattr’ore su ventiquattro. Alcuni hanno già deciso che passeranno qui anche la notte, sotto le fronde, in una capitale che cerca rifugio all’aperto.
Poco più in là, oltre République, gruppi di giovani continuano a tuffarsi nel Canal Saint-Martin. Il sindaco ha autorizzato la balneazione in un tratto del canale, nella zona nord, mentre per i bagni nella Senna bisognerà aspettare ancora qualche giorno. La corsa verso l’acqua, in qu…
PARIGI – A place des Vosges, nel cuore del Marais, i ragazzi sono sdraiati sull’erba in costume da bagno, come su una spiaggia senza mare. Hanno steso asciugamani sotto gli alberi, si passano bottiglie d’acqua ormai tiepida, fanno parole crociate per ingannare le ore più lente del pomeriggio. Nessuno ha fretta di rientrare negli appartamenti parigini diventati forni. Il parco, invece, resterà aperto ventiquattr’ore su ventiquattro. Alcuni hanno già deciso che passeranno qui anche la notte, sotto le fronde, in una capitale che cerca rifugio all’aperto.
Poco più in là, oltre République, gruppi di giovani continuano a tuffarsi nel Canal Saint-Martin. Il sindaco ha autorizzato la balneazione in un tratto del canale, nella zona nord, mentre per i bagni nella Senna bisognerà aspettare ancora qualche giorno. La corsa verso l’acqua, in questa Francia surriscaldata, è diventata a sua volta un pericolo con il governo che continua a chiedere prudenza e di rispettare i divieti nelle zone non balneabili. È successo di nuovo ieri con due adolescenti entrati in acqua per nuotare in un’area vietata. Uno di loro è annegato, l’amico è stato portato in ospedale in stato di shock. Un’altra vittima è un bambino di sei anni che si era allontanato dalla sorveglianza dei genitori in una piscina. Dall’inizio dell’ondata di caldo, sono 42 i morti per annegamento in Francia. La ricerca disperata di un fiume, di un lago, di una piscina, sta provocando una catena di incidenti che le autorità non avevano previsto.
La Francia ha vissuto il quarto giorno consecutivo sotto bollino rosso. L’allerta si è estesa verso nord fino a coinvolgere cinquantotto dipartimenti, un livello mai raggiunto per ampiezza. Météo-France continua a registrare nuovi record dall’inizio delle rilevazioni, nel lontano 1947. Le Figaro ha confrontato le massime attese nelle grandi città francesi con quelle abitualmente registrate a giugno in alcune delle città più calde del mondo. Il risultato è una geografia quasi irreale con Marsiglia che si trasforma in Marrakech, Ajaccio nel Cairo, Digione in Tucson, Tolosa in Dubai, Parigi in Abu Dabi, Bordeaux in Riad.
I francesi scoprono il caldo soffocante, la “canicule”, che modifica abitudini, orari, gesti quotidiani. A Parigi, la Tour Eiffel e il Louvre hanno anticipato alcune chiusure. In alcune zone è stato vietato il lavoro nelle ore più torride del pomeriggio. I ventilatori vanno a ruba. Carrefour ne ha venduti in un solo giorno mille volte più di una giornata normale. L’aria condizionata è diventata una questione politica. Il Rassemblement National propone un «piano massiccio di climatizzazione». Marine Le Pen promette di dotare ospedali e altri edifici pubblici di climatizzatori se sarà eletta nel 2027. Jean-Luc Mélenchon replica che «climatizzare ovunque significa aumentare i danni». Intanto c’è chi cerca rimedi più artigianali. L’ultimo trucco diventato virale consiste nel ricoprire le finestre esterne con una miscela di polvere bianca a base di carbonato di calcio usata di solito per lucidare metalli e argenteria. Stesa sui vetri, dovrebbe respingere parte del calore. Costa poco, non è nociva, in diversi negozi di bricolage segnalano già di non avere più scorte.
Dopo lo stop precauzionale di una centrale nucleare nell’ovest, i treni cancellati o rallentati per il surriscaldamento delle infrastrutture, ieri è stata la Bretagna a svegliarsi senza elettricità. Quasi 70 mila famiglie sono rimaste al buio a causa dell’incendio di un trasformatore legato alle forti temperature. Negozi chiusi, frigoriferi da svuotare, telefoni scarichi, rete telefonica assente. Sui social sono circolati racconti di pre-apocalisse climatica, con famiglie costrette a prendere la macchina solo per ricaricare i cellulari o trovare un refolo di aria condizionata.
Il governo teme che nei prossimi giorni ci sia un intasamento nei pronto soccorso e ha attivato un piano per richiamare dalle ferie medici e infermieri. Anche i ministri sono stati avvisati di non dare per scontate le proprie vacanze. Le previsioni indicano qualche giorno di tregua ma poi nuovi picchi fino a metà luglio, quando Parigi dovrebbe celebrare la festa nazionale con la tradizionale parata del 14 luglio. L’Eliseo sta valutando se rivedere il programma. L’esecutivo non vuole più essere accusato di aver reagito troppo tardi, come durante la prima ondata di calore di maggio, quella che in Italia è rimasta associata anche al crollo fisico di Jannik Sinner al Roland Garros.