Cronaca

Siccità, il bacino del Po è già in crisi. Il mare è risalito di 20 chilometri. Irrigazione sospesa

Il Po in secca a Torino
Il Po in secca a Torino 

L’acqua salata si è infiltrata nel Delta. Il caldo accelera l’evaporazione. Il Lago Maggiore in due settimane ha perso oltre 100 milioni di metri cubi

2 minuti di lettura

Anche laghi e fiumi soffrono il caldo. L’estate è iniziata da meno di una settimana e il bacino del Po è già in sofferenza. Gli agricoltori vicino al delta hanno interrotto le irrigazioni. L’acqua salata è risalita dal mare per venti chilometri lungo il corso del grande fiume.

L’allarme dell’Autorità del Po

L’Autorità di Bacino del Po ha convocato una riunione d’emergenza ieri a Milano. “Il perdurare delle significative condizioni di afa con temperature marcatamente superiori ai valori tipici del periodo sta determinando un’ulteriore graduale riduzione delle portate lungo il fiume Po, oltre a un diffuso calo dei livelli di fiumi e laghi, con valori generalmente sotto alla media”.

Il caldo di questi giorni accelera infatti l’evaporazione. Il tesoro di acqua accumulato durante l’inverno viene sperperato a ritmi anomali per questo periodo. Ecco allora che in alcune aree del Piemonte, fa sapere l’Autorità di Bacino del Po, i prelievi per l’irrigazione dei campi sono stati sospesi. Nel cuneese anche ai cittadini è stato chiesto di usare l’acqua con molta parsimonia, evitando di irrigare giardini, orti e di lavare le macchine. In Emilia Romagna e Veneto la situazione è di allerta. “Ma è il Delta – spiega l’Autorità – l’area che desta maggiore preoccupazione a causa della risalita dell’intrusione salina”.

Nel Lago Maggiore evaporazione record

Tra i laghi del Nord, il Maggiore è quello più in crisi. In due settimane, a causa del caldo, è sceso di 49 centimetri, con una perdita di 102 milioni di metri cubi di acqua. Il suo livello di riempimento ora è al 58,4%. Il lago di Como è al 58,2% e ha perso 27 centimetri in sette giorni. Il Garda è al 74,3%.

I temporali di calore che stanno accompagnando la grande afa sono troppo brevi per permettere l’accumulo della pioggia. “Le precipitazioni degli ultimi giorni, concentrate principalmente sotto forma di fenomeni temporaleschi localizzati, non hanno determinato un contributo significativo e duraturo agli afflussi idrici, che continuano a mantenersi al di sotto della media” ha scritto Francesco Tornatore, dirigente dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po. La neve delle montagne, ha aggiunto, “è ormai ridotta a zero per le elevate temperature di questi giorni”.

Il cuneo salino minaccia anche l’Adige

Lo stato di sofferenza riguarda anche i fiumi del Veneto. L’Anbi (Autorità Nazionale per le Boinifiche e l’Irrigazione) lancia l’allarme soprattutto per l’Adige, che ha una portata del 65% inferiore alla media. Ancora un calo e il cuneo salino è pronto a iniziare la sua risalita verso l’interno. L’irrigazione, in questo caso, dovrebbe essere sospesa.

Usare acqua salata distruggerebbe infatti le coltivazioni. Ma di irrigazione con queste temperature i campi sono più bisognosi che mai. Le richieste di acqua sono salite fino al 20% oltre la media stagionale, fa sapere il Consorzio di bonifica dell'Emilia Centrale, che opera nel tratto medio del Po, tra le province di Reggio Emilia e Modena.

L’aiuto dalle dighe di montagna

Molte dighe di montagna sono state aperte per rivitalizzare i fiumi di Veneto e Valle Padana, ma neanche le loro riserve sono abbondanti. “La tenuta dei grandi laghi alpini è l’ultima garanzia per la disponibilità idrica nel distretto del Po” avverte l’Autorità di Bacino.

Per l’associazione di categoria Cia – Agricoltori Italiani il caldo di questo mese di giugno rischia di costare all’agricoltura 1,5 miliardi di euro, sia per la perdita dei raccolti a causa della siccità sia per le ore di lavoro saltate per salvaguardare la salute di chi viene impiegato nei campi.

I commenti dei lettori