Mauro Moretti è in carcere. A Orvieto. Dopo la decisione della Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 5 anni per la strage di Viareggio, l'ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi si è costituito nella serata di ieri. La sentenza della Cassazione dopo 17 anni ha scritto la parola fine al procedimento giudiziario per il disastro ferroviario del 2009 in cui morirono 32 persone. La Cassazione ha confermato le 11 condanne inflitte nel processo d'appello ter, tra cui quella a 5 anni di reclusione per Moretti.
"Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto", ha affermato dopo la condanna. "Questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager. Quattro anni sono il termine oltre il quale si va in carcere e i quattro anni sono stati inflitti anche a me". Moretti ha raggiunto il carcere "senza accampare scuse di salute” – nonostante i suoi 72 anni -, “perché ho la schiena dritta e la testa …
Mauro Moretti è in carcere. A Orvieto. Dopo la decisione della Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 5 anni per la strage di Viareggio, l'ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi si è costituito nella serata di ieri. La sentenza della Cassazione dopo 17 anni ha scritto la parola fine al procedimento giudiziario per il disastro ferroviario del 2009 in cui morirono 32 persone. La Cassazione ha confermato le 11 condanne inflitte nel processo d'appello ter, tra cui quella a 5 anni di reclusione per Moretti.
"Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto", ha affermato dopo la condanna. "Questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager. Quattro anni sono il termine oltre il quale si va in carcere e i quattro anni sono stati inflitti anche a me". Moretti ha raggiunto il carcere "senza accampare scuse di salute” – nonostante i suoi 72 anni -, “perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo".
Gli altri condannati
Tra i condannati figura anche Michele Mario Elia, già amministratore delegato di Rfi, a cui sono stati inflitti 4 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Anche lui costituito, ieri sera, nel carcere di Torino. Le altre condanne riguardano ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio: tra questi Mario Castaldo, ex direttore della divisione Cargo Chemical (4 anni), e diversi funzionari e tecnici dell'officina tedesca Junghental di Hannover, con pene fino a 6 anni. Nel frattempo, la Procura generale della corte d’appello di Firenze ha avviato le pratiche per la notifica degli ordine di carcerazione per gli imputati tedeschi condannati a pene superiori ai 4 anni.
Cosa è successo
La notte del 29 giugno del 2009 un quartiere di Viareggio, il Terminetto, fu sfigurato dall’esplosione di un vagone cisterna, deragliato poco distante dalla stazione. Trentadue morti, tra cui tre bambini, una lunghissima serie di feriti. E centinaia di famiglie stravolte. Il treno merci carico di gpl deragliò alle 23.49. Ci fu una fuoruscita di gas, poi una devastante esplosione che non lasciò scampo. Un dramma indelebile per un’intera comunità, seguito da una estenuante battaglia giudiziaria durante la quale non sono mancate polemiche anche veementi (come per la prescrizione scattata per l’accusa di omicidio colposo) da parte degli stessi familiari delle vittime.
Per tutto il tempo le difese hanno respinto in blocco le accuse, con l’avvocata Giovene che aveva parlato di Moretti come di un «capro espiatorio». Proprio Giovene aveva chiesto di rideterminare la pena al ribasso, allontanando così lo spettro del carcere, ma la Corte ha respinto questo e anche gli altri ricorsi, mettendo la parola fine. La strage, dunque, non fu una tragica fatalità ma la conseguenza di omissioni ed errate valutazioni. A innescare il disastro, il cedimento di un asse del convoglio, provocato da corrosione. Sarebbe bastata una adeguata manutenzione per intercettare il pericolo.
Un iter giudiziario lunghissimo
Tra perizie, controperizie e analisi tecniche ci sono voluti cinque anni perché il processo avesse inizio in primo grado davanti al Tribunale di Lucca. Nel corso del tempo la prescrizione si è abbattuta sul processo, cancellando progressivamente i reati di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime; poi anche gli omicidi colposi, a seguito dell'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro per decisione della Cassazione.
Il processo d'appello ter era nato da una decisione della Cassazione del gennaio 2024, che aveva confermato la responsabilità penale degli imputati ma imposto un nuovo giudizio limitatamente alla quantificazione delle pene. Il nodo era l'applicazione delle attenuanti generiche: nella sentenza del 2022 erano state concesse nella misura di un nono, mentre le difese chiedevano la riduzione massima, pari a un terzo. Così la Corte d'appello di Firenze aveva respinto le richieste, confermando le pene. Un appello quater è stato aperto per uno dei dodici imputati, Mario Castaldo. Questo porterà a decidere in che modo l’imputato dovrà scontare la propria pena.
La voce dei familiari
"Sarà un anniversario diverso, totalmente diverso, anche perché è chiaro che adesso è posta la parola fine. Sono state accertate le responsabilità e sono stati condannati i responsabili", ha dichiarato all'Adnkronos Marco Piagentini, uno dei familiari delle vittime.