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Lo scienziato Pasini: “Il riscaldamento climatico ha messo il turbo. La politica si attivi”

(reuters)

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Intervista al climatologo del Cnr: “Secondo La Russa ci abitueremo al clima caraibico. Ma forse non sa che un tempo simile in Pianura Padana sarebbe catastrofico. Se anche riuscissimo a fermare le emissioni ora, per decenni non torneremmo indietro
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In mezzo secolo, tra 1950 e 2000, l’Europa ha registrato 5 ondate di calore. Dal 2000 a oggi sono state 20. «Nel 2013-2014 il riscaldamento del pianeta ha accelerato. Prima le temperature aumentavano di 0,2 gradi al decennio. Dopo hanno quasi raddoppiato il passo, sfiorando gli 0,4 gradi». Antonello Pasini, climatologo dell’Istituto Inquinamento Atmosferico del Cnr, è uno degli scienziati più attivi nella sensibilizzazione sulla crisi climatica. In un articolo sulla rivista Climate ha trovato con Umberto Triacca dell’università dell’Aquila una ragione d’inquietudine in più. Lungi dal voler regredire, il riscaldamento del pianeta ha inserito una marcia in più.

Perché?

«Dobbiamo capirlo, anche se abbiamo dei sospetti. Se guardiamo alle emissioni di anidride carbonica, la causa princi…

In mezzo secolo, tra 1950 e 2000, l’Europa ha registrato 5 ondate di calore. Dal 2000 a oggi sono state 20. «Nel 2013-2014 il riscaldamento del pianeta ha accelerato. Prima le temperature aumentavano di 0,2 gradi al decennio. Dopo hanno quasi raddoppiato il passo, sfiorando gli 0,4 gradi». Antonello Pasini, climatologo dell’Istituto Inquinamento Atmosferico del Cnr, è uno degli scienziati più attivi nella sensibilizzazione sulla crisi climatica. In un articolo sulla rivista Climate ha trovato con Umberto Triacca dell’università dell’Aquila una ragione d’inquietudine in più. Lungi dal voler regredire, il riscaldamento del pianeta ha inserito una marcia in più.

Perché?

«Dobbiamo capirlo, anche se abbiamo dei sospetti. Se guardiamo alle emissioni di anidride carbonica, la causa principale del riscaldamento climatico, non vediamo uno scatto che giustifichi l’accelerazione. Abbiamo pensato alla fusione dei ghiacci. Una superficie bianca riflette i raggi del sole, mentre il suolo che è scuro li assorbe. Negli ultimi 10-12 anni l’Artico si è in effetti molto ridotto, ma neanche questa spiegazione è sufficiente. Il candidato più forte è la riduzione delle emissioni dei solfati, soprattutto da parte delle navi. Una nuova legislazione ambientale ha preteso giustamente carburanti più puliti, ma senza le particelle inquinanti i cieli sono più trasparenti e privi di nuvole. Quindi riflettono meno i raggi del sole».

Ma è un paradosso.

«Sì, le particelle inquinanti possono agire come nuclei di condensazione. Attorno a loro si aggregano le particelle d’acqua e si formano le nubi. Dal 2010 si è osservata una diminuzione della nuvolosità, soprattutto sui mari. Purtroppo una legislazione virtuosa per la nostra salute rischia di avere un effetto negativo sul clima».

Stiamo vivendo un’ondata di calore senza precedenti. Eppure di riscaldamento climatico non si parla. Perché?

«Ho appena commentato sui social le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui ci abitueremo al clima caraibico, non ne moriremo. Forse lui dei Caraibi immagina solo i resort, ma un clima del genere, trasferito in Pianura Padana, vorrebbe dire siccità estrema o umidità insopportabile».

Voi climatologi citate spesso la rana messa in una pentola sul fuoco, che nuota tranquilla fino a quando non diventa tardi per scappare. Stiamo facendo lo stesso?

«In molti ricordiamo il colonnello Bernacca, che in tv ci metteva in guardia perché il giorno dopo erano previsti 32 gradi. Oggi viaggiamo sui 38-40. I politici dovrebbero stare più attenti alle loro esternazioni, anche perché il clima ha un’inerzia. Se anche riuscissimo a fermare oggi le emissioni di gas serra, per almeno qualche decennio non torneremmo indietro. Questa cosa ce la terremo. Dobbiamo imparare a conviverci e a gestire l’inevitabile. Ci aspettiamo però anche uno sforzo per evitare l’ingestibile, cioè gli scenari peggiori del cambiamento climatico».

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