Chi sono i lefebrviani e il perché dello scisma
di Iacopo ScaramuzziTornati al centro dell’attenzione mediatica mondiale per uno scisma preannunciato in pompa magna per il prossimo primo luglio, i lefebvriani sono un gruppo molto conservatore di sacerdoti fondato in Francia da monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991).
Contro il Concilio
La Fraternità sacerdotale San Pio X – questo il nome ufficiale – è nata in polemica con le riforme del Concilio vaticano II (1962-1965) – al quale Lefebvre partecipò – ed ha coltivato nel corso dei decenni posizioni ultratradizionaliste, contestando le aperture della Chiesa sul dialogo interreligioso ed ecumenico, il riconoscimento del ruolo dei laici e della libertà di coscienza, il dialogo col mondo moderno e la scienza, e difendendo strenuamente la liturgia pre-conciliare, la cosiddetta messa in latino. In pieno pontificato wojtyliano, per dare continuità ad una comunità che ha il suo quartier generale a Econe, in Svizzera, ma è presente in diverse parti del mondo, e in particolare in Francia e negli Stati Uniti, mons…
Tornati al centro dell’attenzione mediatica mondiale per uno scisma preannunciato in pompa magna per il prossimo primo luglio, i lefebvriani sono un gruppo molto conservatore di sacerdoti fondato in Francia da monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991).
Contro il Concilio
La Fraternità sacerdotale San Pio X – questo il nome ufficiale – è nata in polemica con le riforme del Concilio vaticano II (1962-1965) – al quale Lefebvre partecipò – ed ha coltivato nel corso dei decenni posizioni ultratradizionaliste, contestando le aperture della Chiesa sul dialogo interreligioso ed ecumenico, il riconoscimento del ruolo dei laici e della libertà di coscienza, il dialogo col mondo moderno e la scienza, e difendendo strenuamente la liturgia pre-conciliare, la cosiddetta messa in latino. In pieno pontificato wojtyliano, per dare continuità ad una comunità che ha il suo quartier generale a Econe, in Svizzera, ma è presente in diverse parti del mondo, e in particolare in Francia e negli Stati Uniti, monsignor Lefebvre ordinò quattro vescovi il 30 giugno 1988 incorrendo così nella scomunica latae sententiae.
I numeri
Di quei quattro vescovi oggi ne sopravvivono due, monsignor Bernard Fellay e monsignor Alfonso de Gallareta. Sono loro che il prossimo primo luglio, a Econe, consacreranno quattro nuovi vescovi, così incorrendo in una nuova scomunica: lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. I lefebvriani sono, oggi, due vescovi, 733 preti, 264 seminaristi, 145 fratelli e 250 suore, e le loro chiese sono frequentate da un numero di fedeli difficilmente calcolabile.
Il caso Priebke
Italiano, attualmente, è il superiore, don Davide Pagliarani, e la sede, in Italia, si trova ad Albano laziale. Assurse agli onori della cronaca quando, nel 2013, i lefrebvriani programmarono di celebrare i funerali – poi sospesi per i disordini che erano scoppiati – dell’ex gerarca nazista Erik Priebke.
Il tentativo di Ratzinger
Tanto Karol Wojtyla fu irremovibile con i lefebvriani, tanto Joseph Ratzinger, che già da cardinale aveva tentato di mediare, eletto Papa si dette da fare per far rientrare i lefebvriani in seno alla Chiesa. Dapprima liberalizzò l’uso del messale pre-conciliare (misura di cui beneficiarono sia i lefebvriani che i diversi altri gruppi tradizionalisti che esistono dentro e fuori la Chiesa), e poi tolse la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Incorrendo peraltro in aspre polemiche quando, di lì a poco, si scoprì che uno di loro, il britannico Richard Williamson, poi fuoriuscito anche dai lefebvriani, era un convinto negazionista della shoah. Sotto Benedetto XVI ad ogni modo ebbero avvio dei colloqui dottrinali tra Santa Sede e lefebvriani, il cui scopo doveva essere chiarire i punti controversi del Concilio che avrebbero potuto riportare il gruppo integralista in piena comunione con la Chiesa, ma non arrivarono mai a buon fine. Papa Francesco di fatto interruppe quei colloqui, e intervenne anche sulla “messa in latino”, revocando la liberalizzazione decisa dal suo predecessore, ma concesse ai preti lefebvriani la potestà di confessare durante il Giubileo della misericordia (2015-2016) e – possibilità da valutare però caso per caso – di celebrare matrimoni.
Il niet di Leone
Don Pagliarani ha sperato che il nuovo Papa, Leone XIV, lo ricevesse, ma quando – lo ha riferito egli stesso – non ha ottenuto risposte alla relativa richiesta, ha preannunciato le quattro consacrazioni episcopali. Una decisione non revocata neppure dopo essere stato convocato in Vaticano dal cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, e dopo i ripetuti inviti della Santa Sede a non andare incontro ad una nuova scomunica. Da ultimo, il Papa stesso ha indirizzato ai lefebvriani un estremo appello, oggi: “Tornate sui vostri passi”.