“Ci scomunicano? E per noi che cambia?”: il popolo di Écône alla prova di devozione lefebvriana
dalla nostra inviata Tiziana De GiorgioÉcône (Svizzera) – Il prato di fronte al tendone montato davanti al seminario è pieno fino all’ultima fila. Dai seggiolini pieghevoli posizionati sull’erba di prima mattina spuntano migliaia di cappellini bianchi con i due cuori della devozione lefebvriana e il logo della giornata. Si mescolano ai pizzi a coprire la testa delle donne, ai cappelli di paglia sopra gonne lunghe e abiti tradizionali, ai canti ripetuti in latino con i libri di preghiera in mano, mentre decine di ventagli ricamati provano ad allontanare il caldo. Viene spazzato via all’improvviso quando le nuvole sul quartier generale della Fraternità sacerdotale San Pio Xsi fanno nerissime: sulla folla si abbatte la pioggia come il cielo la manda. E qualcuno pensa subito a una maledizione.
La consacrazione
Son…
Écône (Svizzera) – Il prato di fronte al tendone montato davanti al seminario è pieno fino all’ultima fila. Dai seggiolini pieghevoli posizionati sull’erba di prima mattina spuntano migliaia di cappellini bianchi con i due cuori della devozione lefebvriana e il logo della giornata. Si mescolano ai pizzi a coprire la testa delle donne, ai cappelli di paglia sopra gonne lunghe e abiti tradizionali, ai canti ripetuti in latino con i libri di preghiera in mano, mentre decine di ventagli ricamati provano ad allontanare il caldo. Viene spazzato via all’improvviso quando le nuvole sul quartier generale della Fraternità sacerdotale San Pio Xsi fanno nerissime: sulla folla si abbatte la pioggia come il cielo la manda. E qualcuno pensa subito a una maledizione.
La consacrazione
Sono arrivati in 20 mila (stima degli organizzatori) a Écône per la consacrazione dei quattro nuovi vescovi lefebvriani senza il permesso del Papa, una sfida a Leone XIV. Una macchina organizzativa impressionante e ipertecnologica, quella che ruota attorno al rito della consacrazione episcopale che ha fatto scattare la scomunica “latae sententiae”. Con addetti alla sicurezza in ogni dove a controllare che nulla e soprattutto nessuno sia fuori posto fra i recinti di corda bianca sull’erba ormai secca. Centinaia di pettorine arancioni a puntellare le strade per incanalare le auto verso i parcheggi e un servizio di navette organizzati anche nei campi, da far sembrare per qualche ora quest’angolo fra le vigne e i frutteti del Canton Vallese - lo stesso che quarant’anni fa segnò la prima rottura col Vaticano - una specie di pista d’atterraggio.
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“Il ricordo di questo evento storico”
Senza registrazione e Qr code legato al polso fino all’uscita si rimane fermi alle transenne e non si entra. E mentre la solenne cerimonia che rifugge ogni modernità viene proiettata sui maxischermi, seguendo la tradizione alla lettera – con Monsignor Alfonso de Galarreta, vescovo consacrante, a celebrare in latino volgendo rigorosamente le spalle e Pascal Schreiber, Michel Poinsinet de Sivry, Marc Hanappier, Michael Goldade circondati da uno stuolo di chierici - c’è la diretta streaming su YouTube con tanto di Qr code che compare anche al momento delle offerte per chi vuole contribuire da remoto. Il primo messaggio sul canale Telegram ha vibrato sui telefoni alle sei del mattino con l’avviso di una medaglia commemorativa di Écône 2026 in vendita in edizione limitata. Era stato preceduto dai suggerimenti su alberghi, ristoranti. Fino alle bottiglie di vino prodotte per la grande festa dello scisma. Sempre per portare a casa “un ricordo di questo evento storico”.
L’estrema destra
Nella folla, che vede la presenza dell’estrema destra europea, c’è chi si fotografa. Fra loro, come annunciato alla vigilia, anche Mario Borghezio, ex leghista che oggi milita in Futuro nazionale, a Écône con altri due esponenti del partito di Roberto Vannacci. Posano con una bandiera bianca con il sacro cuore rosso. “Ci scomunicano? Per noi che cambia?”, il messaggio che ripetono in tanti fra la folla, prima di mettere una mano sulla bocca a indicare silenzio.