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Tutte le donne di Merano. “Comune, musei, terme, così ci siamo prese la città”

Da sinistra: Adelheid Stifter, Katharina Zeller, Daniela Zadra e Sandra Zambianco

 

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In principio fu Sissi, che la lanciò come raffinata meta di vacanza, oggi è un esempio di governo al femminile
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MERANO – Passeggiava da queste parti l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la bellissima Sissi che era amazzone, ginnasta e donna ultramoderna per i suoi tempi. Forse è stata quella sua presenza elegante, a ispirare la Merano di oggi, a guida femminile persino all’Ippodromo? O forse è perché queste amministratrici e manager sono di stirpe montanara, generazioni di donne abituate alla vita dura, con la gerla sulle spalle? Non sappiamo quale sia stato l’imprinting, ma è vero che qui son tutte donne, dalla sindaca in avanti, fino alla postina che ieri mattina consegnava in via dei Portici.

E la sindaca, questa Katharina Zeller, che si è appena tolta gli scarponi perché è andata sulla frana che ha travolto un pezzo del suo territorio. Avvocato di diritto amministrativo, e anche insegnante di ballo swing, 39 anni, eletta un anno fa (il suo partito è il Südtiroler Volkspartei) alla guida di quasi 42mila persone. Un evento naturale, che in questo Parterre de Reines arrivasse anche una prima c…

MERANO – Passeggiava da queste parti l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la bellissima Sissi che era amazzone, ginnasta e donna ultramoderna per i suoi tempi. Forse è stata quella sua presenza elegante, a ispirare la Merano di oggi, a guida femminile persino all’Ippodromo? O forse è perché queste amministratrici e manager sono di stirpe montanara, generazioni di donne abituate alla vita dura, con la gerla sulle spalle? Non sappiamo quale sia stato l’imprinting, ma è vero che qui son tutte donne, dalla sindaca in avanti, fino alla postina che ieri mattina consegnava in via dei Portici.

E la sindaca, questa Katharina Zeller, che si è appena tolta gli scarponi perché è andata sulla frana che ha travolto un pezzo del suo territorio. Avvocato di diritto amministrativo, e anche insegnante di ballo swing, 39 anni, eletta un anno fa (il suo partito è il Südtiroler Volkspartei) alla guida di quasi 42mila persone. Un evento naturale, che in questo Parterre de Reines arrivasse anche una prima cittadina. Una delle prime cose che ha deciso è stata questa: tenere aperte le mense delle scuole anche nei giorni in cui non c’è il tempo pieno. Non è poco, per una madre che lavora, sapere che quel giorno i figli possono pranzare serenamente a scuola (e lei, più serena di loro). «Era un intervento semplice», nessuno ci aveva mai pensato. «Purtroppo la società italiana è strutturata per l’uomo, bianco e eterosessuale. Un uomo standard, che ogni giorno fa lo stesso percorso di vita. Ma la vita è più complessa, e sono le donne a dover coprire le lacune. La gestione dei figli, della casa, degli anziani». Il problema casa, «sono appena stata a Vienna, a vedere il loro modello di abitare sociale, che voglio introdurre qui». Ma ogni volta che si presenta al Consorzio dei Comuni della Provincia di Bolzano, «noto che si tende a privilegiare la discussione sulle grandi opere, non sui temi che aiutano la gente. Più strade che asili...».

È capitato di peggio a Sandra Zambianco, direttrice di Meranarena, la società che gestisce i molti impianti sportivi della città: «Incontro di lavoro nel mio ufficio, assieme a un collaboratore. Entra l’ospite, che mi porge la giacca e mi dice “me l’appende lei?”. Perché era ovvio che io fossi la segretaria, ai suoi occhi». E gliel’ha appesa? «Certo. Però gli ho detto che io ero la direttrice, e l’altro il segretario». Succede ancora, c’è poco da ridere. «Resiste il pregiudizio, ma ormai lo sanno tutti, che a Merano guidano le donne» (lei intanto guida la Rock Arena, il palaghiaccio, l’area sport su sabbia, la piscina, il lido, e anche i campi da tennis).

E non abbiamo avuto il piacere di conoscere la segretaria generale del Comune, e l’assessora al Turismo Barbara Hölzl, e neanche la direttrice sanitaria del comprensorio di Merano, e nemmeno Gabriele Pircher, che è la responsabile dei Giardini di Castel Trauttmansdorff, — tutte troppo busy — ma ecco Julia Aufderklamm, che riceve nel Museo delle Donne che dirige, tra crinoline e bikini anni Settanta, «perché anche attraverso la moda si racconta la storia della donna, mentre la Storia è sempre raccontata al maschile».

Ma non ci sono solo abiti vezzosi e fotografie d’epoca (le prime vigilesse del fuoco, le prime tranviere, quando gli uomini erano al fronte e serviva una nuova forza lavoro…). Al pianterreno ecco la mostra “Mia nonna, mia madre ed io. Tracce di violenza sessualizzata in Alto Adige”. Nata dal progetto “Traces, Transgerational consequences of sexual violence”, realizzato dall’Università di Trento, «sul trauma subito da una donna, che influenza le generazioni successive “passando” alle sue figlie e alle nipoti», spiega Aufderklamm. Ma potrebbe, questo museo, avere un direttore maschio? «No. Avrebbe una visione maschile». E lei, si dice femminista? Qui la direttrice scoppia a ridere: «Tanti usano questa definizione in modo spregiativo, come una parolaccia. Purtroppo siamo ancora nell’ottica che l’uomo lavora e la donna si occupa di casa e figli», e mica solo in questo Sud Tirolo.

Poi si va alle Terme, dove siede sul trono Adelheid Stifter (una della Valle Aurina) con 15,3 milioni di fatturato netto. Ma allora, direttrice, questa città delle donne… E lei, schietta: «Non dovrebbe fare notizia. Ma purtroppo la maggior parte del potere è in mano agli uomini». Però, «come dico sempre ai miei 110 collaboratori, se non c’è passione nel lavoro, non si diventa bravi». Un’altra cosa che dice è che «arrivare all’obiettivo è sexy, non nel senso sessuale del termine. Io mi diverto, a raggiungere gli obiettivi». Intanto si occupa del compleanno di una bambina di 4 anni, figlia della caporeparto Bistrot, che cade giovedì e dunque ha già spostato un evento previsto, «perché la famiglia è importante, altroché». Sotto, un migliaio di turisti si gode le acque termali che piacevano all’imperatrice Sissi.

E poi c’è la potente Daniela Zadra, direttrice dell’Azienda di soggiorno (di cui Ingrid Hofer è presidentessa), che spiega come forse è nata, tutta questa storia: «Nel 2017 ci fu una riunione per definire un brand Merano. C’erano tutti gli stakeholder della città, tra istituzioni, cultura, associazioni, commercianti. E la prima domanda era: Merano è maschio o femmina?». Immaginate la risposta. E quella Merano femmina «era elegante, raffinata, sui 40/45 anni. Una che ama l’ambiente, e ama il proprio lavoro, ma non rinuncia alle proprie esigenze». Il ritratto di una città, talvolta con gli scarponi ai piedi, altre con i tacchi o con certi cappellini piumati, «li ho introdotti al Gran Premio Merano Alto Adige, e ci hanno criticate, “siete una brutta copia di Ascot!”. Ma ora, all’appuntamento di fine settembre vengono in 15mila, anche da Londra, e le donne portano i cappelli più eleganti». E il gran via vai che c’è all’Ippodromo diretto da Clara Martone, «ambiente molto maschile, quello delle corse dei cavalli, ora aperto anche ai non appassionati, donne, famiglie, bambini».

(Infine, resistono due uomini in posizioni apicali, il direttore della municipalizzata e quello di Merano 2000, il comprensorio sciistico. Resistono).

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