Una vita da mediano nel campo estremista. È uno strano destino quello di don Davide Pagliarani, protagonista un po’ a sorpresa dello scisma lefebvriano. Perché, anni fa, nessuno avrebbe scommesso su questo sacerdote 55enne originario di Santa Giustina — la frazione di Rimini da dove venivano le sorelle cicliste «quadrate e spavalde» di felliniana memoria — per replicare la clamorosa frattura compiuta quarant’anni fa dal mitico arcivescovo Marcel Lefebvre. E invece.
La sua elezione ai vertici dei lefebvriani, a luglio del 2018, ha colto più d’uno di sorpresa. Di lui si sapeva pochissimo e, in un movimento nato in Francia e diffuso negli Stati Uniti e in America latina, non era scontato che venisse scelto un italiano. Vaso di coccio tra i vasi di ferro. Costretto a muoversi tra l’ala che puntava alla scissione da Roma e quella che invece non rinunciava al dialogo — perché anche tra gli estremisti ci sono svariate gradazioni di estremismo.
Prima di sbarcare ad Albano Laziale, sede italia…
Una vita da mediano nel campo estremista. È uno strano destino quello di don Davide Pagliarani, protagonista un po’ a sorpresa dello scisma lefebvriano. Perché, anni fa, nessuno avrebbe scommesso su questo sacerdote 55enne originario di Santa Giustina — la frazione di Rimini da dove venivano le sorelle cicliste «quadrate e spavalde» di felliniana memoria — per replicare la clamorosa frattura compiuta quarant’anni fa dal mitico arcivescovo Marcel Lefebvre. E invece.
La sua elezione ai vertici dei lefebvriani, a luglio del 2018, ha colto più d’uno di sorpresa. Di lui si sapeva pochissimo e, in un movimento nato in Francia e diffuso negli Stati Uniti e in America latina, non era scontato che venisse scelto un italiano. Vaso di coccio tra i vasi di ferro. Costretto a muoversi tra l’ala che puntava alla scissione da Roma e quella che invece non rinunciava al dialogo — perché anche tra gli estremisti ci sono svariate gradazioni di estremismo.
Prima di sbarcare ad Albano Laziale, sede italiana dei lefebvriani — dove anni fa furono organizzati i funerali di Erik Priebke — Pagliarani ha girato il mondo. Spadarolo, vicino casa, Singapore, Argentina, dove ha guidato il seminario Nostra Signora Corredentrice a La Reja. Un luogo con una storia particolare: è stato diretto a lungo da uno dei quattro vescovi consacrati da Lefebvre, il britannico Richard Williamson, che, quando Benedetto XVI tolse loro la scomunica, andò in televisione a dire che le camere a gas dei lager nazisti non erano mai esistite. Scandalo globale, Ratzinger dovette chiedere scusa, l’Argentina lo espulse. Per parare il colpo i lefebvriani mandarono il vescovo spagnolo Alfonso de Gallareta, il più intransigente dei quattro vescovi lefebvriani. Che poi ha individuato nel giovane italiano una specie di figlio spirituale, favorendo la sua ascesa. Ieri Pagliarani gongolava sorridente, un francese perfetto ma venato dall’accento romagnolo, accanto a de Gallareta che consacrava i vescovi della discordia. L’italiano non celebrava, perché non è vescovo, né è stato scelto tra i nuovi vescovi. In prima linea ma mai protagonista. Ardito ma gregario. Vita da mediano.