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Giovagnoli sullo scisma: “Ultradestra e tradizionalisti, i motivi di un’attrazione fatale”

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“Non è un caso che questa rottura arrivi ora. La politica reazionaria ha bisogno di una religione che giustifichi la sua superiorità”
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Professor Agostino Giovagnoli, storico della Cattolica, autore di molti libri, è un caso che questo scisma arrivi oggi che l’estrema destra è forte ovunque?

«No, non è un caso. Ora può godere di un contesto favorevole a un suprematismo bianco occidentale che ispira gli slogan della remigrazione».

In Svizzera c’era anche Borghezio, a guidare una delegazione di vannacciani.

«Mi sembra significativo. Borghezio parla dei lefebvriani come dei soldati della tradizione, ovvero di un’identità culturale cristiana che s’identifica nel suprematismo bianco occidentale».

Si rischia una saldatura tra estrema destra e lefebvriani?

«Borghezio è stato un seguace di Aleksandr Dugin, l’ideologo di Putin».

Professor Agostino Giovagnoli, storico della Cattolica, autore di molti libri, è un caso che questo scisma arrivi oggi che l’estrema destra è forte ovunque?

«No, non è un caso. Ora può godere di un contesto favorevole a un suprematismo bianco occidentale che ispira gli slogan della remigrazione».

In Svizzera c’era anche Borghezio, a guidare una delegazione di vannacciani.

«Mi sembra significativo. Borghezio parla dei lefebvriani come dei soldati della tradizione, ovvero di un’identità culturale cristiana che s’identifica nel suprematismo bianco occidentale».

Si rischia una saldatura tra estrema destra e lefebvriani?

«Borghezio è stato un seguace di Aleksandr Dugin, l’ideologo di Putin».

Quindi c’è anche questo elemento: la Russia?

«Sì. Borghezio, come documentò un bel libro di Claudio Gatti, persegue da tempo un progetto di trasformazione della Lega in un partito di estrema destra. Non gli era riuscito con Bossi, che era antifascista, è riuscito già di più con Salvini. E ora trova finalmente la sua consacrazione nel partito di Vannacci».

Anche Roberto Fiore di Forza Nuova era lì.

«L’uso strumentale del cattolicesimo da parte dell’estrema destra è una costante. Era così già ai tempi del fascismo. L’esempio più noto è quello dell’Action francaise di Charles Maurras, che creò il cosiddetto cattolicesimo ateo. Pio XI, che non era certo un Papa progressista, lo scomunicò. Questo per sottolineare la pericolosità del fenomeno».

La pericolosità politica da cosa è data?

«Dall’avere al suo interno una sua consistenza storica, dal venire da lontano».

Loro speravano in un Papa più morbido?

«Sì, lo scisma rivela una delusione. Papa Leone non è quel conservatore che avevano immaginato. Hanno atteso un po’, ma ora è chiaro che su una questione cruciale, come quella delle migrazioni, il Pontefice è fermo nei principi della Chiesa. Per non parlare dell’indipendenza che ha mostrato nei confronti di Trump».

Perché l’estrema destra cerca una copertura religiosa?

«Perché la politica di destra ha bisogno di una sua religione o comunque dei simboli per offrire prospettiva metapolitica al suo progetto. Il razzismo ha bisogno di essere ammantato di miti».

Non è una sorta di protezione?

«Una specie di fede. Nella superiorità del noi rispetto agli altri. Un disegno ovviamente incompatibile con il cristianesimo, che è la religione della croce, quindi anche dei deboli».

I lefebvriani hanno sempre guardato ai dittatori.

«Lefebvre aveva una fascinazione per Franco, per i dittatori sudamericani. Il lefebvriano Williamson era un negazionista dell’Olocausto. C’è stato anche il fascino per l’hitlerismo».

Come si spiega?

«La loro visione è intrinsecamente autoritaria, dentro una logica di forza, e quindi c’è la ricerca di chi incarna questa forza».

Dobbiamo preoccuparci?

«Temo di sì. Il vannaccismo è un fenomeno inquietante, perché non sono chiari i suoi confini ideologici. Da parte del centrodestra non abbiamo sentito delle vere critiche ai contenuti. E non è un caso che il suo ideologo, Lorenzo Gasperini, sia un cattolico tradizionalista».

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