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Maggiolini: “I maranza si sentono gli ultimi. L’odio delle periferie non è più solo al Nord”

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L’analisi dello psicoterapeuta esperto di devianza giovanile: “È stato fatto poco sull’inclusione delle seconde generazioni”
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“I maranza a Roma? Perché stupirsi? Oggi parola “maranza” è diventata simbolo di tutti quei gruppi giovanili che si aggregano in modo antagonista su un vissuto di marginalità sociale, spesso coincidente con l’immigrazione di seconda generazione. Sì, è un termine nato nel Nord, a Milano, ma il fenomeno riguarda ormai la gran parte delle realtà metropolitane italiane”. Alfio Maggiolini, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano, collabora con i servizi della giustizia minorile in Lombardia e il mondo della devianza dei giovanissimi lo conosce bene.

Maggiolini, l’assalto alle forze dell’ordine da parte di un gruppo di giovanissimi di origine nordafricana avvenuto a Roma cosa ci racconta? Vuol dire che il fenomeno “maranza” è diventato globale?

«Sì, ma come dicevo è un fenomeno non legato a una città specifica ma a una condizione di aree metropolitane. Vorrei però sottolineare che si tratta di gruppi dove non è tanto forte il collante delle origini, quanto quello dell’esclusione so…

“I maranza a Roma? Perché stupirsi? Oggi parola “maranza” è diventata simbolo di tutti quei gruppi giovanili che si aggregano in modo antagonista su un vissuto di marginalità sociale, spesso coincidente con l’immigrazione di seconda generazione. Sì, è un termine nato nel Nord, a Milano, ma il fenomeno riguarda ormai la gran parte delle realtà metropolitane italiane”. Alfio Maggiolini, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano, collabora con i servizi della giustizia minorile in Lombardia e il mondo della devianza dei giovanissimi lo conosce bene.

Maggiolini, l’assalto alle forze dell’ordine da parte di un gruppo di giovanissimi di origine nordafricana avvenuto a Roma cosa ci racconta? Vuol dire che il fenomeno “maranza” è diventato globale?

«Sì, ma come dicevo è un fenomeno non legato a una città specifica ma a una condizione di aree metropolitane. Vorrei però sottolineare che si tratta di gruppi dove non è tanto forte il collante delle origini, quanto quello dell’esclusione sociale. Da qui nascono la rabbia e la cultura anti-istituzionale. E comunque dovremmo essere cauti nelle etichette».

Si rischiano fenomeni emulativi?

«Più definiamo con delle etichette gruppi giovanili che certamente delinquono ma hanno alle spalle di fatto una deprivazione sociale, più altri giovani nella stessa condizione vorranno farne parte».

Per avere un’identità anche se negativa in una società che non li riconosce?

«Esattamente»

Però siamo di fronte a un’escalation criminale. Coltelli, assalti, molestie alle donne. Come si può agire?

«I fronti sono due. La tempestività dell’intervento giudiziario che parte però dal presidio del territorio. Qui parliamo di giovanissimi. E gli adolescenti sono impulsivi, non calcolano proprio le conseguenze di un gesto criminale. Per questo possono essere fermati, se tutta questa rabbia viene intercettata prima».

E il secondo intervento?

«La parola è una soltanto: inclusione. Questi giovani sono antagonisti, attaccano le forze dell’ordine, fanno sfoggio di aggressività, ma dietro la rabbia e gli atti di violenza c’è una domanda di inserimento sociale. Non vogliono rovesciare lo Stato, vorrebbero farne parte. Avere una possibilità. Non è giustificare i loro gesti, ma capire da cosa nascono».

L’Italia nella quale i loro genitori sono immigrati cercando una vita migliore, li ha lasciati ai margini?

«Questo è ciò che loro sentono, anche a livello familiare. Una specie di umiliazione. È un dato di fatto: se vivi in un quartiere senza servizi, se non hai i soldi il corso di inglese come i tuoi compagni, se parli male l’italiano ma la scuola non ti supporta e quindi resti indietro anzi abbandoni, ecco che per alcuni l’unica identità diventa il gruppo che delinque».

Quindi dobbiamo ammettere che sul fronte dell’inclusione delle seconde generazioni, l’Italia ha fallito?

«No, ma è stato fatto troppo poco. E il fenomeno “maranza” che dilaga in tutto il paese ce lo dimostra».

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