La lettera inedita di Oscar Camps al Papa: “A Lampedusa più umanità di chi decide lontano dal mare”
di Giulia BoeroUna lettera arriva a Lampedusa prima ancora del Papa. La firma è quella di Oscar Camps, fondatore di Open Arms. Il destinatario èLeone, atteso sull’isola il prossimo 4 luglio.
Lampedusa, l’isola diventata simbolo
Scrive Oscar Camps al Pontefice: « Santissimo Padre,Le scrivo in occasione della Sua prossima visita a Lampedusa, un’isola che per Open Arms rappresenta molto più di un luogo di sbarco. È un simbolo di umanità in una frontiera dove l’Europa ha scelto di misurare la propria coscienza.Siamo arrivati nel Mediterraneo centrale nel 2016, dopo aver trascorso un anno nel Mar Egeo soccorrendo migliaia di persone in fuga dalla guerra in Siria. Allora quasi un milione di persone riuscì ad attraversare il confine tra la Turchia e la Grecia per chiedere protezione in Europa.Da allora molte cose sono cambiate. E, viste dal mare, è difficile dire che siano cambiate in meglio».
Una lettera arriva a Lampedusa prima ancora del Papa. La firma è quella di Oscar Camps, fondatore di Open Arms. Il destinatario èLeone, atteso sull’isola il prossimo 4 luglio.
Lampedusa, l’isola diventata simbolo
Scrive Oscar Camps al Pontefice: « Santissimo Padre,Le scrivo in occasione della Sua prossima visita a Lampedusa, un’isola che per Open Arms rappresenta molto più di un luogo di sbarco. È un simbolo di umanità in una frontiera dove l’Europa ha scelto di misurare la propria coscienza.Siamo arrivati nel Mediterraneo centrale nel 2016, dopo aver trascorso un anno nel Mar Egeo soccorrendo migliaia di persone in fuga dalla guerra in Siria. Allora quasi un milione di persone riuscì ad attraversare il confine tra la Turchia e la Grecia per chiedere protezione in Europa.Da allora molte cose sono cambiate. E, viste dal mare, è difficile dire che siano cambiate in meglio».
Il fondatore di Open Arms racconta al Papa la Lampedusa che lui ha conosciuto in tutti questi anni. «Lampedusa non ha mai accettato questa logica. Ha dimostrato, ancora una volta, molta più umanità di tanti che prendono decisioni a migliaia di chilometri dal mare.Si parla spesso del Mediterraneo come di un cimitero. Io preferisco ricordarlo come il luogo dove ho visto rinascere migliaia di vite. Non esiste gioia più autentica di quella di una persona che comprende che, dopo ore sospesa tra la vita e la morte, continuerà a vivere.Ma ho conosciuto anche il silenzio.Ho navigato per giorni con corpi senza vita sul ponte della nostra nave. Bambini, donne e uomini che non siamo riusciti a salvare. Li abbiamo protetti dal sole con sacchi bianchi e abbiamo cercato di offrire loro quella dignità che era stata negata quando erano ancora vivi».
Non un cimitero, ma un luogo di vite salvate
«A Lampedusa esiste un piccolo cimitero che racconta meglio di qualsiasi discorso il fallimento collettivo dell’Europa. Lì riposa Yusuf, un bambino nato in Guinea-Bissau e morto nel Mediterraneo a pochi mesi di vita, nella posizione 33°23.05’N – 12°24.14’E.La sua storia non è stata un’eccezione: è stata una conseguenza.Dopo tanti anni trascorsi in mare ho imparato una cosa molto semplice: il mare non decide chi vive e chi muore. Le decisioni vengono prese molto prima, in uffici lontani dalle onde.lIl mare ci mostra soltanto le conseguenze di quelle decisioni. Ed è proprio per questo che continuiamo a esserci.Perché finché ci sarà una sola persona abbandonata in mare, il nostro dovere non sarà domandarci da dove venga o perché sia arrivata fin lì.Il nostro dovere sarà salvarla. Tutto il resto può essere discusso a terra».
Il percorso della visita del Papa
Proprio quel cimitero, quello di Cala Pisana, sarà una delle tappe del percorso papale. Leone si fermerà in raccoglimento sulle tombe dei migranti, prima di passare dalla Porta d’Europa. Lungo il tragitto verso il campo sportivo dove celebrerà la messa, il Pontefice incrocerà anche il murale del “San Francesco degli abissi”, opera dell’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri raffigurata sul porticciolo: un santo che depone fiori sul fondo del mare in memoria di chi non ce l’ha fatta. Con ogni probabilità il Papa lo benedirà.
Un’isola pronta ad accogliere
Lampedusa si prepara da giorni: comitati per l’ordine pubblico, cantieri per il rifacimento dell’asfalto lungo il percorso del corteo, interventi di ripristino sulla banchina del porto e verifiche a molo Favaloro, il punto di sbarco dei migranti che diventerà uno dei luoghi simbolo della giornata. Le presenze attese sono 15 mila, un numero che l’isola non potrebbe reggere da sola: con hotel e b&b già saturi, sono stati organizzati collegamenti marittimi straordinari da Porto Empedocle per permettere ai fedeli di arrivare senza pesare sulla ricettività locale.
Intanto, prima ancora dell’arrivo dei primi delegati, la lettera di Camps si chiude con una frase che riassume dieci anni di soccorsi. «Dopo tanti anni trascorsi in mare ho imparato una cosa molto semplice: il mare non decide chi vive e chi muore. Le decisioni vengono prese molto prima, in uffici lontani dalle onde», chiosa. «Il mare ci mostra soltanto le conseguenze di quelle decisioni. Ed è proprio per questo che continuiamo a esserci».
L’ultimo passaggio, quello che Camps affida al Papa alla vigilia della visita, è anche il più diretto: «Perché finché ci sarà una sola persona abbandonata in mare, il nostro dovere non sarà domandarci da dove venga o perché sia arrivata fin lì. Il nostro dovere sarà salvarla. Tutto il resto può essere discusso a terra».