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Lefebvre, la scomunica vale anche per i laici: “Sacramenti non validi”

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L’ex Santo Uffizio ha pubblicato il decreto che certifica la scomunica scattata in Svizzera: “Porte aperte ai fedeli che vogliono rientrare nella Chiesa a condizione di un atto formale di piena adesione alla dottrina e obbedienza alla gerarchia cattolica”
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Detto, fatto. I lefebvriani sono ufficialmente fuori dalla Chiesa cattolica. Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, ha pubblicato ieri il decreto che certifica la scomunica in cui i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre sono incorsi consacrando quattro nuovi vescovi senza il mandato papale, mercoledì in Svizzera, e sancisce lo scisma. Una mannaia che cade anche su preti e fedeli, a meno che non si dissocino formalmente dalla deriva tradizionalista.

Leone XIV ha gestito tutto con il suo americano pragmatismo. Senza drammi né incertezze non ha mai voluto ricevere il superiore dei lefebvriani, don Davide Pagliarani, nonostante insistenze durate mesi, ha spiegato, nelle scorse settimane, che il Concilio vaticano II è irreversibile «e noi dobbiamo andare avanti», ha fatto un ultimo appello affinché gli ultratradizionalisti tornassero sui propri passi. E, ora, ha chiuso la partita in meno di 24 ore.

Un decreto senza fronzoli pubblicato alle 9 di mattina sul sit…

Detto, fatto. I lefebvriani sono ufficialmente fuori dalla Chiesa cattolica. Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, ha pubblicato ieri il decreto che certifica la scomunica in cui i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre sono incorsi consacrando quattro nuovi vescovi senza il mandato papale, mercoledì in Svizzera, e sancisce lo scisma. Una mannaia che cade anche su preti e fedeli, a meno che non si dissocino formalmente dalla deriva tradizionalista.

Leone XIV ha gestito tutto con il suo americano pragmatismo. Senza drammi né incertezze non ha mai voluto ricevere il superiore dei lefebvriani, don Davide Pagliarani, nonostante insistenze durate mesi, ha spiegato, nelle scorse settimane, che il Concilio vaticano II è irreversibile «e noi dobbiamo andare avanti», ha fatto un ultimo appello affinché gli ultratradizionalisti tornassero sui propri passi. E, ora, ha chiuso la partita in meno di 24 ore.

Un decreto senza fronzoli pubblicato alle 9 di mattina sul sito del Vaticano, ieri, ufficializza che sono «incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica» (scomunica scattata già all’atto delle consacrazioni episcopali) sia il vescovo che ha presieduto il rito, Alfonso de Galarreta, sia il vescovo «coconsacrante» Bernard Fellay – questi due sono gli ultimi sopravvissuti dei quattro vescovi che furono consacrati da Lefebvre incorrendo in una prima scomunica, nel 1988 – sia i quattro vescovi consacrati l’altroieri, Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. A De Galarreta e Fellay, in particolare, Benedetto XVI aveva cancellato la scomunica ma erano in una sorta di limbo, sospesi a divinis, e ora si sono richiusi alle spalle la porta della Chiesa.

Diverso il destino di preti e fedeli: «Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae», recita il decreto firmato dal cardinale Victor Manuel Fernandez e dai suoi due segretari del dicastero vaticano responsabile dell’ortodossia, monsignor John Kennedy e don Armando Matteo. L’ ex Santo Uffizio ha dettagliato la possibilità per entrambe le categorie di rientrare «nella comunione cattolica».

Per quanto riguarda i preti lefebvriani, essi devono essere considerati «scismatici», i sacramenti che amministrano sono «illeciti» e, in particolare, «il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi». Questo perché, ha spiegato all’agenzia stampa francese I.Media il canonista Pierre Chaffard Luçon, per il diritto della Chiesa «l’ordinazione di un sacerdote della Fraternità San Pio X è illegittima, ma rimane “valida”. Analogamente, validi sono i sacramenti da lui celebrati. Agli occhi della Chiesa, la “grazia di Dio” presente in tali sacramenti continua a essere elargita. Tuttavia, alcuni sacramenti – come il matrimonio o la confessione – risultano illeciti, poiché al sacerdote lefebvriano mancano le “facoltà” richieste dal diritto canonico per celebrarli». Per questo motivo – fatto spesso dimenticato – in un gesto di clemenza papa Francesco permise ai preti lefebvriani di confessare durante il Giubileo della misericordia e concesse ad alcuni di loro di celebrare matrimoni: eccezione che cade, ora, con il nuovo scisma. Se però un sacerdote lefebvriano non vuole seguire lo scisma, potrà chiedere – con tre documenti da inviare a Roma: una lettera al Papa, una «professione di fede», in cui rigetta le posizioni scismatiche, e una «formula di adesione» al cattolicesimo – di rientrare nella Chiesa. Il Vaticano ha pubblicato i relativi formulari – in latino – da datare e firmare.

Maglie più larghe per i fedeli: «La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione», scrive il Vaticano, che distingue tra fedeli inseriti stabilmente e convintamente tra i lefebvriani e chi ha frequentato occasionalmente le loro messe. La condizione comunque è «un atto formale di piena adesione alla dottrina e obbedienza alla gerarchia cattolica».

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