Io capisco che nella Chiesa ci siano sensibilità più tradizionali, ma questa è ideologia». Il cardinale François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio, in Corsica, non ha dubbi sull’esito dello scisma lefebvriano.
«La prima reazione è quella della tristezza. Quando in una famiglia ci sono tensioni e si arriva alle separazioni e alle divisioni vuol dire che c’è un problema, una sofferenza. Però la Chiesa ha teso la mano, ha insistito per evitare questo atto scismatico, loro hanno fatto la loro scelta e ora dovranno affrontarne le conseguenze. Non siamo bambini, siano tutti adulti responsabili. È triste ma è la loro libertà».
Forse hanno equivocato la figura di Leone: lo hanno visto con la mozzetta, hanno sentito che parlava di unità, e hanno pensato che la rottura non sarebbe arrivata?
«Il Papa è Papa, non è questione di sensibilità ma di responsabilità. La sua missione è l’unità della Chiesa, la celebrazione a Écône ha usato la forza: l’io di questa comunità non arriva alla maturità del…
Io capisco che nella Chiesa ci siano sensibilità più tradizionali, ma questa è ideologia». Il cardinale François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio, in Corsica, non ha dubbi sull’esito dello scisma lefebvriano.
«La prima reazione è quella della tristezza. Quando in una famiglia ci sono tensioni e si arriva alle separazioni e alle divisioni vuol dire che c’è un problema, una sofferenza. Però la Chiesa ha teso la mano, ha insistito per evitare questo atto scismatico, loro hanno fatto la loro scelta e ora dovranno affrontarne le conseguenze. Non siamo bambini, siano tutti adulti responsabili. È triste ma è la loro libertà».
Forse hanno equivocato la figura di Leone: lo hanno visto con la mozzetta, hanno sentito che parlava di unità, e hanno pensato che la rottura non sarebbe arrivata?
«Il Papa è Papa, non è questione di sensibilità ma di responsabilità. La sua missione è l’unità della Chiesa, la celebrazione a Écône ha usato la forza: l’io di questa comunità non arriva alla maturità del noi della Chiesa. È stato un gesto chiaro di dissociazione e divisione. È pericoloso per un gruppo ecclesiale dire: noi siamo la vera Chiesa, noi siamo i veri testimoni. Si rischia l’orgoglio, l’arroganza, il purismo».
Il paradosso è che proprio loro che contestano il Concilio perché avrebbe indebolito il primato papale, poi disobbediscono al Papa.
«Si confonde una forma di radicalità con la rigidità: che tu voglia essere radicale, avere una vita seria, lo capisco, ma questa radicalità diventa rigidità, e l’ideale bello della liturgia, della vita ecclesiale, diventa ideologia».
Secondo lei perché hanno deciso di rompere adesso?
«Non so i motivi veri: hanno detto di voler conservare la tradizione vera della Chiesa, ma noi non siamo un’altra tradizione. Anche i settori tradizionalisti presenti in Francia ma fedeli al Papa non erano d’accordo. Uno scisma non è una vittoria, è un fallimento».
E perché i più preoccupati dallo scisma sono sembrati i cardinali conservatori, ad esempio Müeller e Burke?
«Certamente Müeller e Burke non sono gauchistes! Se hanno insistito, loro che sono teologi, che conoscono bene la storia della Chiesa, è perché capiscono la gravità di certi atti».
I lefebvriani sono fuori dalla Chiesa per sempre?
«L’atto è grave. Come puoi dirti cattolico apostolico romano se non obbedisci al Papa? Poi c’è sempre posto per il perdono e la misericordia. Nella Chiesa cattolica ci sono sensibilità spirituali diverse, io capisco perfettamente che ci siano fedeli più tradizionali, cui piace il latino. Ma se ogni gruppo va per conto suo faremmo scoppiare la Chiesa».