Venti euro per una dose, bastano per morire. Certamente per creare una dipendenza immediata. E la paura che gli ospedali italiani possano diventare terra di conquista per le organizzazioni criminali che sul traffico di droghe sintetiche nel dark web stanno costruendo un nuovo colossale business.
È per questo che le potenziali 22.000 dosi di Fentanyl (una stima un po’ alta secondo alcuni esperti) ricavabili dalle 80 fiale sottratte all’ospedale israelitico di Roma destano grande allarme nel governo, tanto da indurre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a convocare una riunione di emergenza a Palazzo Chigi.
La Dcsa: «Il fentanyl non si spaccia in Italia»
Ufficialmente (e lo ha ribadito anche l’ultima relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga) la droga degli zombie, come è chiamato il potentissimo oppioide che fa oltre 100.000 morti all’anno in tutto il mondo, non gira sul mercato italiano dove invece nel 2025 si è registrata un’impenna…
Venti euro per una dose, bastano per morire. Certamente per creare una dipendenza immediata. E la paura che gli ospedali italiani possano diventare terra di conquista per le organizzazioni criminali che sul traffico di droghe sintetiche nel dark web stanno costruendo un nuovo colossale business.
È per questo che le potenziali 22.000 dosi di Fentanyl (una stima un po’ alta secondo alcuni esperti) ricavabili dalle 80 fiale sottratte all’ospedale israelitico di Roma destano grande allarme nel governo, tanto da indurre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a convocare una riunione di emergenza a Palazzo Chigi.
La Dcsa: «Il fentanyl non si spaccia in Italia»
Ufficialmente (e lo ha ribadito anche l’ultima relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga) la droga degli zombie, come è chiamato il potentissimo oppioide che fa oltre 100.000 morti all’anno in tutto il mondo, non gira sul mercato italiano dove invece nel 2025 si è registrata un’impennata di crack e di infinite sostanze sintetiche che sfuggono a qualsiasi nomenclatore. Solo una volta, l’anno scorso, tracce di Fentanyl sono state rilevate in una dose di eroina sequestrata a Perugia, ma chi si occupa di dipendenze racconta altro. Da qui la decisione del Dipartimento delle politiche antidroga di Palazzo Chigi di sollecitare una nuova stretta sui controlli al ministero della Salute.
Partono le ispezioni degli ospedali
Il capo di Gabinetto di Orazio Schillaci, Marco Mattei, ieri è rientrato a Lungotevere Ripa dall’incontro a Palazzo Chigi e ha subito convocato una riunione. I dirigenti hanno intanto deciso di far partire gli ispettori, che si muoveranno la prossima settimana e valuteranno le procedure utilizzate dall’ospedale Israelitico per custodire il Fentanyl, usato dalla struttura privata principalmente nelle sale operatorie per fare l’anestesia ai pazienti, e in generale tutti i farmaci pericolosi. Poi si è deciso di scrivere una nuova circolare dopo quelle già diffuse negli anni scorsi, un decalogo per rendere più stringenti le regole.
Il timore del saccheggio degli ospedali
Il timore che circola al ministero è che quanto accaduto a Roma nei giorni scorsi possa aprire la strada ad altri tentativi di furto nelle farmacie degli ospedali italiani, partendo dall’idea che siano facilmente violabili. Per questo si è cercato di dare subito un messaggio di segno opposto, cioè che i sistemi di sicurezza usati per custodire certi farmaci siano efficaci. Intanto i carabinieri del Nas intensificheranno le attività di controllo sia lungo la filiera di distribuzione, che nelle strutture dove i medicinali pericolosi vengono tenuti in magazzino.
La nuova circolare sui controlli
E dunque la nuova circolare: « Si ricorda che i farmaci contenenti sostanze attive stupefacenti e psicotrope di corrente impiego terapeutico ad uso umano o veterinario, devono essere custoditi in armadio chiuso a chiave separati da altre sostanze», è scritto nel testo. Il requisito di custodia «rappresenta una misura di sicurezza per prevenire il rischio di abuso e la diffusione illegale di tali sostanze». Inoltre, «la giacenza fisica del farmaco, ovvero l’effettiva quantità presente in una sede, deve corrispondere alla giacenza teorica, cioè alla giacenza riportata sul registro di entrata-uscita». Si ritiene opportuno «che il responsabile unico del controllo giacenze e stoccaggio fosse lo stesso che detiene le chiavi». Se il farmaco viene usato, e quindi cambiano le quantità delle scorte, ma anche se ci sono nuove forniture bisogna modificare il registro «tempestivamente o comunque entro le 48 ore dalla movimentazione». Si ricorda inoltre che in precedenti circolari erano state invitate le farmacie ospedaliere a controllare «eventuali livelli prescrittivi anomali», e a controllare per evitare l’uso della sostanza al di fuori dal sistema sanitario. Le strutture sanitarie devono «comunicare smarrimenti, danneggiamenti o furti alle autorità regionali competenti e alle forze dell’ordine».