Cronaca

Furto di fentanyl all’ospedale è allarme droga degli zombie “Migliaia di dosi sul mercato”

Furto di fentanyl all’ospedale è allarme droga degli zombie “Migliaia di dosi sul mercato”
Il furto scoperto dai vertici dell’Israelitico, a Roma

Si indaga sui dipendenti e sulla custodia di una

delle sostanze sintetiche più letali

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Un furto senza precedenti, certamente su commissione, che minaccia di materializzare anche in Italia l’incubo della droga degli zombie che negli ultimi dieci anni, soprattutto in Nord America, ha fatto un milione di morti.

Chi, ormai una decina di giorni fa, ha agevolmente portato via 80 fiale di Fentanest , a base di fentanyl, dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di via Fulda, alla Magliana, a Roma, aveva le chiavi della cassaforte, sapeva quando e come agire indisturbato, sapeva cosa prendere. Niente telecamere nell’area interessata, chiave accessibile ad una decina di persone tra operatori sanitari della farmacia e addetti alla sicurezza e facilmente replicabile, custodita in un normale cassetto, nessun registro con i nomi e gli orari di chi la prendeva in custodia, nessun controllo quotidiano della presenza effettiva delle sostanze. Tanto che sono stati gli stessi responsabili dell’ospedale, che hanno denunciato il furto il 24 giugno, ad ammettere di non essere in grado di dire quando le fiale siano state effettivamente sottratte, se in una sola volta o più probabilmente in due volte nell’arco delle 72 ore precedenti.

Palazzo Chigi: «Comportamento irresponsabile»

Insomma un sistema pieno di falle che ha fatto saltare in aria il Dipartimento delle politiche antidroga di Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario Alfredo Mantovano che da tempo ha attivato un piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio del fentanyl. E dunque forte irritazione del governo per «il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantire la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse».

Dalle 80 fiale sottratte all’Israelitico, secondo l’allarme partito da Palazzo Chigi, si potrebbero ricavare ben 20.000 dosi, anche se alcuni esperti ridimensionano notevolmente la cifra. Resta il fatto che chi ha portato via la quasi totalità del potentissimo oppiaceo lo ha certamente già consegnato nelle mani delle organizzazioni criminali pronte a diffonderlo soprattutto sul dark web.

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L’inchiesta della Procura: “C’è una pista”

La Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per furto ai fini di spaccio dopo aver ricevuto una prima informativa dai carabinieri, segue già una pista ben precisa che punta a complicità interne all’ospedale. Nessun segno di effrazione sull’armadio blindato, che conteneva altri farmaci che non sono stati toccati, e chiavi accessibili a troppe persone.

Ad accorgersi dell’assenza delle fiale il 24 giugno è stata la responsabile della farmacia: « Non mi so spiegare come sia potuta succedere una cosa simile. Abbiamo sempre svolto tutti i controlli necessari», le sue parole ai carabinieri della stazione Trullo dove è andata a sporgere la denuncia. E si scopre che erano una decina i dipendenti che avevano accesso alla chiave della cassaforte, ma anche chi si occupa della guardiania notturna. Tutti interrogati dagli inquirenti che ora stanno cercando di risalire anche ad eventuali dipendenti di ditte esterne che hanno accesso a quei locali.

L’ospedale: “Noi siamo parte lesa”

Ai carabinieri del Nas di Roma, invece, sull’onda della nuova circolare emessa nel pomeriggio dal ministero della Salute, il compito di puntuali ispezioni, all’Israelitico ma non solo, a verificare il rispetto delle regole già esistenti sul corretto utilizzo e sulla custodia del farmaco.

L’ospedale, dal canto suo, si professa vittima del furto e, per bocca del commissario Antonio Maria Leozappa, respinge le accuse . «Abbiamo tempestivamente attivato tutte le procedure previste dalla normativa vigente. Non appena accertata l’assenza del materiale farmaceutico, l’ospedale ha provveduto a presentare denuncia querela contro ignoti alle competenti autorità, avviando contestualmente gli accertamenti interni necessari per ricostruire l’accaduto e collaborando fin da subito con gli organi investigativi. Ci consideriamo parte lesa nella vicenda e confermiamo la piena disponibilità a fornire ogni elemento utile per individuare i responsabili».

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