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Ritrovati vivi dopo sei giorni i due escursionisti dispersi tra Friuli e Veneto

I coniugi, bloccati tra le rocce, si dissetavano a un torrente. Individuati dall’elicottero nei pressi dei ruderi di Casera Col Cadorin
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Sono vivi. Provati, disidratati, ma vivi. Davide Cesaroni, 42 anni, allenatore di rugby, e Chiara Pesaresi, 38 anni, ingegnera. Marito e moglie originari di Osimo sono stati ritrovati questa mattina all’alba dopo cinque giorni di ricerche tra le montagne al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, tra Pordenone e Belluno.

A individuarli è stato l’elicottero dell’Air service center durante una ricognizione dall’alto. I due erano bloccati vicino ai ruderi di Casera Col Cadorin, lungo il sentiero Marini, un tracciato dismesso e impervio che collega Forcella Spe al rifugio Pordenone passando per il Bivacco Gervasutti.

Da lunedì non riuscivano più a muoversi. Erano stati costretti a fermarsi dalle condizioni improponibili del percorso, franato e con ripidi ghiaioni di pietra dura, senza riuscire a tornare sui propri passi.Si sono accampati vicino a un torrentello, l’unica fonte d’acqua per giorni. Ieri avevano sentito il rumore degli elicotteri sorvolare la zona. Ma non erano riusciti a…

Sono vivi. Provati, disidratati, ma vivi. Davide Cesaroni, 42 anni, allenatore di rugby, e Chiara Pesaresi, 38 anni, ingegnera. Marito e moglie originari di Osimo sono stati ritrovati questa mattina all’alba dopo cinque giorni di ricerche tra le montagne al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, tra Pordenone e Belluno.

A individuarli è stato l’elicottero dell’Air service center durante una ricognizione dall’alto. I due erano bloccati vicino ai ruderi di Casera Col Cadorin, lungo il sentiero Marini, un tracciato dismesso e impervio che collega Forcella Spe al rifugio Pordenone passando per il Bivacco Gervasutti.

Da lunedì non riuscivano più a muoversi. Erano stati costretti a fermarsi dalle condizioni improponibili del percorso, franato e con ripidi ghiaioni di pietra dura, senza riuscire a tornare sui propri passi.Si sono accampati vicino a un torrentello, l’unica fonte d’acqua per giorni. Ieri avevano sentito il rumore degli elicotteri sorvolare la zona. Ma non erano riusciti a farsi vedere né a segnalare nei giorni precedenti la loro posizione, probabilmente per la difficile ricezione telefonica della zona.

La scomparsa

Erano partiti la scorsa settimana per un’escursione impegnativa nelle Dolomiti Friulane. Secondo quanto riferito prima della partenza ai parenti, i due coniugi avevano programmato un’escursione impegnativa lungo i sentieri Cai 352 e 353: dal rifugio Pordenone al rifugio Padova, attraverso la Val d’Arade, nelle Dolomiti Friulane. Il loro ultimo contatto telefonico con i familiari risale alla sera di giovedì, intorno alle 22.30. Non si sono mai presentati alla cena prenotata per giovedì all’Osteria di Mezzo di Cimolais. E l’auto della coppia è rimasta parcheggiata sotto il rifugio Pordenone.

L’allarme è scattato dopo che i genitori di Cesaroni non sono riusciti più a contattarli e hanno sporto denuncia di scomparsa. Da lì sono partite le ricerche, coordinate da un campo base allestito all’aviosuperficie di Pian Pinedo di Claut: squadre del Soccorso alpino e speleologico di Friuli e Veneto, vigili del fuoco di Pordenone e Belluno, carabinieri, Guardia di finanza. In cielo, l’elicottero della Protezione civile e il Drago dei vigili del fuoco. L’ultima cella, agganciata dai telefoni della coppia, in località Pian Grande, nel comune di Domegge di Cadore.

Ieri sera le ricerche erano state sospese per l’oscurità. Ripartite stamattina alle 5.30, due squadre del Soccorso alpino del Centro Cadore e di Pieve di Cadore si sono radunate al campo sportivo di Vallesella per battere il versante cadorino, ritenuto meno probabile ma non escluso. Una squadra è stata calata a Forcella Spe per percorrere a piedi il sentiero dismesso, un’altra ha proseguito in volo. È stata proprio quest’ultima a individuare i due escursionisti.

Il salvataggio

Cesaroni e Pesaresi sono stati imbarcati sull’elicottero e trasportati al rifugio Pordenone, dove sono stati affidati al Soccorso alpino della Valcellina. Sono provati dai giorni all’addiaccio, ma illesi.

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